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Carlo Ceci

CARLO  CECI  (1917-2013) Ricordato a 10 anni dalla morte
Oratorio di San Giovanni di Urbino: Lettera di Vittorio Emiliani

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Comunicato F.B.:
Il segno condiviso
Lettera di
Paolo Volponi
Elogio di
Clemente Fava
Notizie di
Vieni a Urbino

 

A Carlo

 

Originario di Chiaravalle sopra Ancona, si forma ad Urbino e con Bruscaglia acquafortista e Pietro Sanchini xilografo rappresenta il nucleo forte della Scuola Statale per la Decorazione e la Illustrazione del Libro diretta dal grande Francesco Carnevali, sensibilissimo illustratore, in seguito arricchita dall’istituzione del Corso di Disegno Animato, i cui allievi andarono a formare i quadri per le aziende milanesi del settore pubblicitario, come Nino Pagot e altri. Insomma il gusto raffinatissimo di Carlo Ceci illuminò i suoi corsi urbinati per anni e anni diffondendo e istillando uno stile elegante, peraltro attentamente sorvegliato anche nella pubblicità. Un contributo di gusto moderno che con Carlo Ceci l’esperienza milanese travasava in quella urbinate schiudendole nuovi orizzonti. Renato Bruscaglia del resto avrebbe insegnato per alcuni anni all’Accademia di Belle Arti di  Firenze divenendo così elemento di scambio e tramite fra diverse esperienze. L'Urbino di allora rimase tutt'altro che chiusa in se stessa. Fece scuola e si aprì ad altre scuole. Seguendo la lezione, anch’essa di ascendenza milanese, che le veniva non tanto da Carlo Bo quanto dai suoi concittadini come Paolo Volponi, divenuto responsabile dei servizi sociali di Olivetti, all'epoca all'avanguardia in quel settore. Insomma Urbino con Ceci, Volponi e Bruscaglia sembrava uscire dall'antico guscio provinciale e valorizzare a fondo l’esperienza moderna, di fatto avanzatissima per alcuni suoi figli usciti per sempre da quel guscio. Purtroppo non fu così e Urbino subì una sorta di regressione che la chiuse al nuovo grazie al prevalere elettorale del vasto contado agricolo subalterno e rassegnato. La “cerqua” ebbe la meglio, purtroppo, sul PC in tutti i sensi e il vecchio nobilissimo artigianato venne sconfitto e marginalizzato, così come la tradizionale Scuola del Libro, autentica fucina di artisti-artigiani.

                                                                                                                                                                      Vittorio Emiliani