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Carlo Ceci

CARLO  CECI  (1917-2013) Ricordato a 10 anni dalla morte
Oratorio di San Giovanni di Urbino: ELOGIO DI CLEMENTE FAVA

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Il segno condiviso
Lettera di
Paolo Volponi
Lettera di
Vittorio Emiliani
Notizie di
Vieni a Urbino

A Carlo Ceci,

          Artista sensibilissimo e docente impareggiabile nella città ideale Urbino, luogo dove ha seminato generosamente.

          Il suo fertile giardino ha offerto a generazioni di studenti, provenienti da tutt’Italia e dall’estero, meravigliosi frutti.

                                                                                            Clemente Fava  (*)

 

A Carlo Ceci, amarcord

 

Nel 1964, proveniente da Comiso, o come ebbe a dire Carlo Ceci, dalla magna Grecia, in occasione della festa scolastica del 1965, mi sono iscritto alla famosa Scuola del libro – Istituto di Belle Arti di Urbino dove negli anni ’40 avevano studiato: Fiume, Gulino, Brancato miei compaesani. Entrare per la prima volta all’interno del Palazzo Ducale dove aveva sede la Scuola mi procurò un’emozione intensa che si aggiungeva a quella provata qualche giorno prima osservando il paesaggio Urbinate, il Montefeltro che aveva incantato e ispirato nei secoli precedenti, grandi artisti alcuni chiamati dal Duca Federico.

Attraversai varie sale per raggiungere il laboratorio di litografia e incontrare il mio professore di litografia Carlo Ceci. Le lezioni erano iniziate qualche settimana prima del mio arrivo a Urbino, mi accolse con molta umanità Carlo Ceci, un uomo signorile dallo sguardo penetrante, ammantato da un austero camice nero, il suo tavolo-cattedra era adornato da una tavolozza di colori, un vaso con fiori.

Le sue lezioni, i suoi consigli mi fecero scoprire l’eccezionalità del docente. Le sue capacità organizzative e il suo dinamismo generavano rapporti armonici all’interno del laboratorio. Ceci, rispettoso della libertà espressiva degli studenti, osservava i nostri disegni-progetti da realizzare su pietra e ci dava precise indicazioni, successivamente affrontavamo con entusiasmo la superficie chiara, liscia o granita della pietra litografica che diventava lo specchio del nostro mondo interiore.

Il momento della stampa era molto emozionante e formativo perché era preceduto dal dialogo di Ceci con o studente e i bravi stampatori: Mario Corsini e Guglielmo Spigarelli, per la migliore riuscita della stampa. Il parto del foglio stampato e la conseguente analisi erano spesso momento di gioia e discussione.

Ceci, uomo di vasta cultura, oltre alla litografia, insegnava una materia di grande fascino: Storia dell’abbigliamento e del costume “stilistica”.

Lezioni straordinarie di lettura-analisi delle opere d’arte antica e moderna che implicavano riferimenti a elementi di storia, storia dell’arte figurativa, della musica, della letteratura del teatro e delle religioni.

Lezioni memorabili, altamente formative che ci mandavano in estasi, ore trascorse tra luce e quasi buio.

Le lezioni prevedevano anche  la proiezione d’immagini, il quasi buio favoriva la concentrazione e il silenzio.

Ceci, nella maestosa sala, non aveva bisogno di microfoni o amplificatori, la sua voce nitida, carica di grande capacità comunicativa, raggiungeva  ogni punto e ogni cuore. Conservo il suo prezioso testo di “Stilistica”, uno scrigno contenente gli argomenti delle sue lezioni e persino alcune poesie egizie e brani del poema Ghilghamesh. Per stimolarci alla ricerca e vedere i frutti delle sue lezioni di Stilistica esponeva periodicamente su un cavalletto la riproduzione di un’opera di artisti meno noti, a chi di noi avrebbe indicato per primo l’autore, il periodo storico, ecc., regalava a sue spese un volumetto d’arte. Ne conservo gelosamente uno che mi sono guadagnato in una di queste occasioni, l’opera era di Angelo Inganni, pittore lombardo dell’Ottocento.

Instancabile il suo impegno nei confronti degli studenti, anche fuori dalla scuola. Organizzò una visita lampo a Bologna invitando quattro studenti di litografia, tra questi il sottoscritto, fu lui a sostenere gran parte delle spese. Visitammo una mostra di incisioni e disegni sul tema della guerra e della resistenza al Museo Civico Archeologico e il vicino santuario di Santa Maria della Vita per vedere il compianto del Cristo morto di Niccolò Dell’Arca, opera scultorea che ci impressionò per la grande forza espressiva. La visione di piazza Maggiore e dell’incompiuta facciata di San Petronio con le opere di Jacopo della Quercia concluse il percorso. Ceci nell’occasione non si risparmiò, ci fece una magistrale lezione in trasferta nella dotta Bologna. Oggi che conosco bene la città e la sua storia, penso che Ceci fu pari ai lettori del famoso Studio bolognese, dove accorrevano studenti da tutta Europa.

A Urbino negli anni ’60 Ceci abitava in via Pellipario, io nella vicina via dell’Annunziata presso la famiglia Rossi, amica del professore che in alcune occasioni lo invitava a pranzo, così ci ritrovavamo in compagnia del mitico professore, era un momento gioioso creato dalle sue battute acute e divertenti (ricordo che apprezzava la personalità di Luciano Salce). In quegli anni ho avuto il privilegio di visitare a Chiaravalle casa Ceci dove abitavano il padre Gino e la mamma Lina e conoscere alcuni suoi familiari.

La mia riconoscenza nei confronti di Ceci è viva e duratura, come quella di tantissimi suoi studenti provenienti da tutta l’Italia e dall’estero, consigliati e seguiti nello svolgersi delle nostre esperienze umane e professionali. Sempre con grande emozione l’ho incontrato negli anni varie volte, incontri che mi offrivano anche l’occasione per fotografarlo. Dopo avere ricevuto delle foto che gli avevo scattato, definì ... “molto bella quella in bianco e nero da tenere (assieme a quelle a colori) fra i ricordi indimenticabili e significativi”.

Negli anni ’70 per respirare aria Urbinate e continuare a dialogare con i maestri della Scuola del Libro, ho frequentato i corsi estivi internazionali di incisione tenuti da Bruscaglia, Ceci, Sanchini. In queste occasioni Ceci esprimeva tanta vitalità, abbandonava la dolce e delicata tristezza della stagione invernale e agli allievi offriva maestria, carisma, solarità.

Talvolta apriva la sua casa-studiolo alle persone che frequentavano il suo corso: tanta cordialità, un brindisi e un sottofondo musicale che testimoniava il suo amore per la musica, caratterizzavano l’incontro serale.

Ceci ha sempre partecipato attivamente alla vita Urbinate promuovendo insieme ad altri intellettuali manifestazioni culturali e artistiche di livello nazionale e internazionale, tra queste le Edizioni del teatro rinascimentale di corte a cui contribuì con le sue conoscenze di storia del costume e storia del teatro.

Nell’ambito della festa scolastica del 1965, ricca di iniziative, organizzò all’interno del Palazzo Ducale una mostra, caratterizzata da una fantastica, bonaria ironia, di opere da lui realizzate con la collaborazione di alcuni allievi che si ispiravano all’opera di artisti Americani, Europei e Urbinati. Ricordo l’opera che dedicò al suo amico e collega Renato Bruscaglia, dall’esito suggestivo: incollò spaghetti di varia lunghezza su un cartone bianco componendo un paesaggio orizzontale tutto luce e segno. Accompagnava la mostra un testo-manifesto il cui contenuto era il seguente:

«Mentre visitate questa mostra, essa già ci supera ... Entra nel tempo! ... Più che l’opera d’arte fine a se stessa, interessata un indirizzo autentico di vita, libero da ogni critica, estetica o moda!

Con questa mostra vogliano rivendicare l’oggetto che è attorno a noi, perciò abbasso l’uomo e .... Viva l’oggetto .... e qualcosa della donna!

È vitale ciò che è eventico e metamorfologico e che si esprime contro ogni schema storico evocativo-critico tradizionale ... »

Carlo Ceci, Urbino 1964-65

Alla fine della mostra mi consentì di appropriarmi del manifesto da lui manoscritto che ancora conservo.

 

Ha goduto della stima e amicizia di tanti uomini di cultura, tra questi Andrea Emiliani, Sovrintendente a Bologna e Direttore della Pinacoteca Nazionale della città, nonché mio presidente all’Accademia di Belle Arti che ho avuto la fortuna di incontrare spesso in via Belle Arti tra Accademia e Pinacoteca. Durante i nostri dialoghi Urbino veniva sempre ricordata, come Carlo Ceci che aveva conosciuto durante gli anni Urbinati e di cui mi chiedeva notizie.

Ceci ha avuto rapporti culturali e di amicizia con Carlo Bo, Francesco Carnevali, Giorgio Carboni Boiardi, Arnaldo Giarrocchi, Gualtiero De Santi, Tonino Guerra, Franco Mazzini, Gastone Mosci, Marisa Zoni, i professori-artisti dell’Istituto d’Arte e l’Accademia Raffaello di cui faceva parte.

Nella primavera del 1990, la bellissima mostra di Carlo Ceci nelle Sale del Castellare del Palazzo Ducale di Urbino, le tempere e le litografie (1936-1989), promossa dalle Istituzioni cittadine, è stata un evento culturale generato dalla qualità delle opere esposte che ha emozionato l’Artista e le numerose persone presenti all’inaugurazione, a dimostrazione della grande stima che Ceci si era meritato negli anni.

Nell’occasione gli ex allievi abbiamo proposto al maestro una foto di gruppo davanti alla facciata di ingresso della Scuola per sottolineare il Suo e nostro passaggio da quella porta diventata per un momento il Suo arco di trionfo. Carlo Ceci al centro sorgente di luce incoronato dagli ex allievi di varie generazioni, beneficiari della Sua didattica innovativa, cultura poliedrica, umanità.

Alle pareti del mio studio bolognese tante tessere di un mosaico d’affetti e di maestri mi fanno compagnia, tra queste una foto e una litografia di Carlo Ceci.

Conservo tante sue cartoline e lettere che hanno scandito decenni di amicizia, vivo è il ricordo di brevi e significative telefonate. Durante una di queste mi disse che finiti gli studi aveva pensato al suo futuro d’insegnante in qualche paese marchigiano; pronto gli risposi: per Ceci si sono aperte le porte del Palazzo Ducale di Urbino e alla mia battuta precisò la data di inizio del suo incarico d’insegnamento di litografia il 7 gennaio 1945. Spesso scherzavamo e ricordo che sorrise divertito quando durante una conversazione gli dissi che Ceci e Fava appartengono alla famiglia delle leguminose.

In occasione del Giubileo del 2000, in tono scherzoso e ironico mi ha mandato l’immagine votiva di “San Carlo delle pietre” fatto santo per i tanti miracoli operati sulla pietra litografica, durante i lunghi anni del suo insegnamento”. In piedi con una luminosa aureola a raggiera, vestito con la sua seconda pelle: un camice nero, con alle spalle non un coro di Angeli ma tante pietre litografiche.

Intatta è proseguita negli anni l’amicizia con Ceci come solo le vere e radicate amicizie sanno essere.

L’ultimo incontro è avvenuto nell’aprile 2011 a Chiaravalle dove ha trascorso gli ultimi anni di vita.

Siamo andati a pregare nell’Abbazia dove l’ho fotografato di profilo mentre era inginocchiato con le mani giunte, in quel momento commovente mi è sembrato di vedere in Lui uno dei Santi o uomini illustri dipinti nei secoli in tante pale d’altare.

Un mattino di alcuni anni dopo gli ho reso omaggio nel piccolo cimitero di San Cipriano a poca distanza da Urbino dove riposa vicino al suo caro amico Paolo Volponi che lo aveva preceduto da tempo. Il mio dialogo con Ceci continua, in alcune occasioni l’ho ricordato insieme alla nipote Adriana. La mia testimonianza si ferma qui, del suo lavoro d’artista sono altri a parlare. Resta in me l’affettuoso ricordo della Sua straordinaria personalità e per tutti l’importante presenza della sua opera grafica e pittorica espressa da un raffinato artista, innamorato di Urbino e del paesaggio marchigiano, una terra, come ha scritto Carlo Bo, ricca di storia, toccata dalla luce e dalla grazia dell’arte, stessa luce e grazia che Carlo Bo e tanti altri abbiamo ammirato nelle opere di Carlo Ceci.

Caro amato maestro dall’immenso cielo ci sorridi

Clemente Fava

 (*) Nota. Clemente Fava: pittore, incisore e docente di tecniche dell'incisione, in seguito alla maturità artistica e agli studi presso l'istituto di Belle Arti di Urbino - sezione litografia - si dedica all'arte dell'incisione dal 1965 operando principalmente attraverso le tecniche dell'acquaforte, acquatinta e punzone. Ora in pensione è stato docente di Tecniche dell'Incisione presso l'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria e in ultimo, per molti anni, presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna.

 

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