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XVI°  Concorso  2017:
TESTI   PREMIATI

Tutti gli autori dialettali

 

Prima Classificata

PER URBIN
di Oliviero Luslini

Seconda Classificata

PALON E MERENDA
di Massimo Volponi

 

Segnalate

EN ME CNOSC NISCIUN
di Anna Rita Ambrogiani

I RICORD !!!
di Stefano Mancini Zanchi

SEGRETI
di Maria Teresa Spaccazocchi

 

Prima Classificata per la Prosa

CUM ERNE LE FEST DI RICCH
di Arturo Bernini

 

 

 

Prima Classificata

PER URBIN

di Oliviero Luslini - Urbino

Primo Premio al XVI Concorso 2017

 

Quand camin

per i viculin

do', da pcin,

giocav sa i tapp e le palin,

me chiappa l'aviliment:

en c'è piò nient.

En c'è manca piò i burdei

quant eren bei!

E roba da matt ,

en c'è manca piò i gatt.

 

 

Motivazione della premiazione:

Con pochi brevi versi, un dialetto dolce, Luslini, che si dice in cammino, riesce a costruire un'immagine minima, eppure inconfondibile dell'Urbino della sua infanzia, con appena le parole: "viculin", "tapp" e "palin" usate come veloci tratteggi; un'immagine che si fa in un attimo desolata quando si scontra con la constatazione dell'attuale scomparsa di quell'atmosfera, per cui si arriva al finale paradossale in cui "en c'è manca piò i gatt".

Quasi un'invettiva, ma giocata con un'ironia tutta urbinate per cui il contraltare dell'immagine di Urbino "da pcin" arriva ad esserne un'altra, desolata, e probabilmente specchio del poeta ormai in altra età. (Davide Mascioli)

 

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Seconda Classificata

PALON E MERENDA

di Massimo Volponi - Urbino

Secondo Premio al XVI Concorso 2017

 

Mille mulicche, d'oli un filarin,

un po' de sal, 'na mucchia d'sol: ecch un panin;

po' via a de du calc ma'l palon,

gol! el panin tla man, che campion!

 

La nonna rid, faciata ma'l giardin,

mentre scardassa, e guarda chi fiulin,

che urlen, corren, magnen, viven la vita

che ma lia j par che è bell'e fnita.

 

W  l'Italia! No, la Juve! No, l'Urbin!

Un calc al vol e un mors ma chel  panin.

Le more tle galornie, tutti sudati,

alla fin dla partitta, rossi e scapciati,

van dalla nonna, j fan un risolin

e j dicchen: "Ce fè nantre panin?"

 

 

Motivazione della segalazione:

Palon e Merenda è il racconto spontaneo di un quadretto pomeridiano di alcuni nipoti e la nonna, gli uni all'inizio della vita, l'altra abbastanza avanti negli anni; l'attività domestica pomeridiana della donna, dedita alla casa,  è quella di scardassare la lana, pratica un tempo usuale durante la bella stagione, mentre l'occupazione dei bambini è quella di divertirsi  giocando a pallone con gli amichetti sotto casa. Il pomeriggio è il momento della merenda - la cui preparazione distoglie la nonna dallo scardassare - la tradizionale e sana merenda di un tempo: pane, olio e sale;  la gioia dei bambini in quel significativo gesto di semplicità è evidente: il panino in mano e, correndo, un calcio al pallone tra le grida spensierate dei bambini del quartiere. Una scena semplice, quotidiana, che fa riflettere l'anziana donna sullo scorrere del tempo: la giovinezza bella, breve, caduca e veloce è da lei ricordata in uno sguardo d'affetto verso la squadra di quartiere. Il ritorno in casa dei nipoti  interrompe il pensiero e riconduce tutto alla gioia e alla felicità che devono continuare e perpetrarsi nel tempo producendo il loro positivo effetto e, come per rendere eterno questo sentimento, i nipoti domandano il secondo panino! Tutto è veloce, rapido, svolto in pochi minuti: un panino veloce, una corsa sulle scale, una corsa sulla strada con l'incontro tra i bambini, un pallone e un breve pensiero di meditazione sulla bellezza di quella scena per la quale la nonna, per preparare il panino e per mirare dall'alto, interrompe le sue faccende. Immediatezza che ritroviamo anche nei versi che subito comunicano gioia e voglia di vivere sereni. La poesia e il dialetto, sono inoltre in grado di delineare un perfetto "quadro di quartiere" che, fino a non troppi anni fa, era possibile ammirare tra i vicoli e le piazzette di Urbino quando ancora le famiglie abitavano e coloravano di quotidiano gli angoli della città.(Francesco Duranti)

 

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Segnalate per la poesia

 

EN ME CNOSC NISCIUN

di Anna Rita Ambrogiani - Urbino, 19 Aprile 2015

Segnalata al XVI Concorso 2017

 

So' maché, so' ier e dman,

so' vicin e so' lontan,

t'el ciel liber dla ment.

 

So' un  pensier, un'ombra, un gnent,

'na caressa de vent,

sol t'el mond e tra la gent.

 

 

Motivazione della segnalazione:

Tre coppie di versi a rima baciata, incastonati in due terzine. Il testo, composto da parole tratte dal lessico quotidiano, costruisce l'immagine stessa dell'anima dell'autrice che, proprio nel momento in cui sente perdersi, scomparire, ritrova ancora una certa corporalità, benché rappresentata appena da " 'na caressa de vent".(Davide Mascioli)

 

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I RICORD !!!

di Stefano Mancini Zanchi

Segnalata al XVI Concorso 2017

 

Man man che passa el temp

Enn sempre d'piò

E per  non perdi

Vria trovè un mod d'arcoi so !

 

Pensa ch'ar pens' infìn

per evitamm sta pena

tra tanti pensierìn

m'è 'nutt 'n idea bona…

 

Voi conservai tutti, un per un

con fossa 'n gran tesor.

Nient abbia a separam

da tutti lor.

 

E quand' ariva l'ora d'gì de là

'I portarò sa me t' l'eternità

Sia chi più bei  com pur chi piò balord

alla fin tutti  enn presiosi:

È i mi ricord….

 

 

Motivazione della segnalazione:

Il componimento tratta il tema tradizionale del ricordo, del segno che lascia nell'interiorità di ognuno un episodio, un incontro, una storia; i ricordi, in quanto tali, aumentano col passare dei giorni e l'esperienza insegna che tutti hanno necessità di essere conservati e custoditi nello scrigno dei preziosi e da questo emerge nell'autore l'esigenza "d'acoi so" per non perderli, per non sfumarli, per poterli rivivere, forse per tramandarli. L'arduo compito diventa una "pena" e  quindi ecco emergere la buona idea di conservarli tutti,"sia chi più bei com pur chi piò balord", senza mai separarsene in questa vita per poi portarli con se la dove il tempo cesserà di esistere. I versi sono carichi di freschezza, di spontaneità e la loro naturalezza permette a chi legge di immedesimarsi nell'autore collocando le scene dei propri ricordi come perle preziose nel filo della propria storia e diventano in grado di gustare ogni attimo del proprio passato che riacquista valore nel presente. Il non certo nuovo tema del tempo, coi suoi ricordi, è qui espresso ed elaborato in maniera lineare, fuori da ogni patetismo, e il dialetto, con la sua spontaneità e immediatezza, conferisce un carattere leggero e piacevole all'intero componimento. .(Francesco Duranti)

 

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SEGRETI

di Maria Teresa Spaccazocchi Peglio

Segnalata al XVI Concorso 2017

 

Sa i occhi chiusi,

tra un soffie de vent, leger e pesant

ascolt la tu voc,

è com un mer in burasca,

le tu parol, i tu segreti,

navvighne tla mi ment com un velier

leggeri e pesanti, chiedn aiut ma'l vent,

 

ma el vent se calma,

 

pièn pièn èpre i occhi,

cerch da non fè uscì i segreti,

ecch, se' malè, davanti a me,

ferma, imponent,

quercia secolèr,

me guardi, te guard,

ma l'emosion me frega

 

e sguilne giò dai mi occhi legrim lèdre de segreti,

 

ch' en riesch a tratienna,

ch'en riesch a fermè,

 

me sent sola, me sent svotèta,

en so piò sa fè,

 

archiud i occhi pregand ma' l vent

c'arcminciassa a sofiè.

 

 

Motivazione della segnalazione:

Il testo della poesia presenta un andamento apparentemente irregolare. L'assenza della rima in fondo ai versi non nega però un certo ritmo giocato su assonanze e rime con parole interne agli stessi versi: "ment"/"vent", "non fè"/"malè". Il verso libero del componimento è inquadrato in due strofe di sette versi con un ottavo verso finale e in una serie di tre coppie di versi che hanno il secondo verso di ogni coppia a rimare invece fra loro: "fermè/sa fè/ sofiè.

 

 

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Prima classificata per la prosa

 

CUM ERNE LE FEST DI RICCH SGNOR PIO' DE STANT'ANN FA

di Arturo Bernini

1° Premio per la prosa al XVI Concorso 2017

 

Prologo

Com l'altr'ann anca st'ann v'arcont la storia d'mi madre che durant le fest niva chiamata per aiutè a fè da magnè tle cas di ricch e purtava ma me dietra sa lia. Sa la fam ch'avev guardav sa 'i occh grandi com quei del lup de Cappuccetto Rosso com per rubè sa 'i occh tutta cla mucchia d'robba bona da magnè. Me sgulinav, me se slanguidiva tutt el stommich, pro sa 'na gran curiosità stav atent ma cle facend ch'succdevne dentra cla cucinona. Tocca dì ch' cera un gran da fè che coinvolgeva anca ma me: o per metta sò 'na brega t'la stuffa o per sventulè i furnei o purtè i fiasch del vin bianch, cargè le sport sa le verdur. Pro duvet fe cas che per falla corta i pranzs en arcuntati cum se svulgesser in t'un giorne sol.

Adess el rest dla storia v' l'arcont com sentiv a parlè ma cle donn e v'la voj scriva alla mej, cum n'antica bgiolliga. Me dispiac per voiatre ch' duvet sorbìv ste tormenton, sta spec de "Pasqualon"; mo sicom è lungh per en fav fè n'indigestion o per en fav nì sonn, v'l'arcont un pestin alla volta.

 

 

PRIMA PARTE

 

'Na volta le fest di sgnor en erne sol quelle ch'givne dalla vigiglia d' Natal alla Pasquetta e dal carneval a la Pasqua, ma erne 'na mucchia piò numeros d' quelle ch' festegiavne de sollit a la mej e pegg i purett.

Per i sgnor c'erne quelle Santificat, d' Precett e Cmandate, mo potemce agiungiec e inseric anca quelle ch' en erne arCmandat; com le Fest de Spusalisi, de Batesim, de Cumunion, de compleann, di aniversari; mo pó c'èrne anca dl' amicissia, dle rimpatriat e d'ritruvament sa i parent e quelle d'cumpiaciensa, per cumbinè 'i afari e atre intralass tra d'lor. A falla corta, ogni giorne sensa esclusion d'nisciun, puteva nì fora un pretest o n'ocasion bona da prenda al vol per fè bisboccia.

Tle cas di Sgnor ricchi i preparativ, per le fest ch'givne da Natal a la Befana, incminciavne almen du stman prima. Ma sti ricon, anca se c'era la guerra, en 'i mancava gnent, perchè c'avevne i puder e i cuntadin per tutt l'ann 'i purtavne sa i brocc le caterv d'robba da magnè. Ma non sol: ma i lor Sgnor Padron ti giorne dle fest nivne aiutè a cucinè le donn da la campagna.  Ma i Lor Padron i purtavne verament l'acqua sa gl'urecchia per potè armana a lavrè la terra.

Invec i purett anca per cumprè el pan oltra che pagal duvevne avè la tessera anonaria sinò en 'i davne manca quel; la robba da magnè t'le butegh c' n'era poca, en se truvava.

'Na sera d'inverne prima dle fest de Natal, mentre se c'nava babo dic ma mama che chel pomerigg era nutta a chiamalla Alfio, el maritt dla Sora Elisa ch'era la dumestica d'una fameia ricca d'Urbin, dicend, sicom aveva fatt la nev e calcuna dle donn dla campagna ha duvut argì a casa e manch sarien pututt arnì, se fossa disposta per la matina dop a gì a dai 'n aiut per le fest. Mama 'i ha rispost ch'giva ben e ch'era pronta e ce puteva gì.  Era 'na matina prest del mes de dicembre, un para d'giorne prima de Natal; el ciel era big, guasi nott, io e mama sèm scapati fora de casa ch'c'era la nev già altina; la sera prima e durant la la nutata aveva ardatt n'antra spulvrata sopra quella ch'aveva già fatt ti giorne prima. 'I ommin spassanev in cità avevne pulit e apert le strad principal e se puteva girè, mo faceva un fred can ch'plava e manch en c'erne i pagn per putè cuprit ben; el capot el putevi sugnal, era 'na robba troppa de luss, tle cas di purett propri en esisteva.  Tant per dì el mi' fratell più grand d'me c'aveva 'na mantella armediata arcunciand quella del nonn che dop 'na malatia el Padreterne aveva arcolt.  Io invec c'avev un vestitin d'lana un po' grostina sa i calsuncin corti sa 'n giachtin, armediat listess guastand calch giacon d'na persona granda e fat sa i fer in casa. Sicom era dl'ann prima me stava anca 'na mulicca sfugitt.  Mama invec un caputin culor blu scur, arvultat e artint. Anca se'n pò cunsumat c' l'aveva, ch'l 'i aveva regalat la mi' sia ch'stava a Roma ch' lavrava da 'na fameia ebrea: marit e moj benestant armasti soli e ansiani.

Po' la sia un giorne ha scritt ma mama che i tedesch dop 'na spiata 'i hann arestati e purtati via sa 'n camion in Germania. Cle belv di suldat tedesch, ch' avevne occupat l'Italia, faceven 'na mucchia de razie a scapit dla pora gent, facend prigiunier anca ma 'na mucchia de suldat italiani e amasand 'na mucchia de ragass partigian.  La sia, puretta, c'aveva armess el lavor che a chi temp era anca dificil da truè, i sold fnivne prest, mo anca la robba da magnè era dificil da truè e calcosa tucava comprall de sguaraguai dai prufitator a mercat ner.

Infreduliti finalment sèm arivati drenta el purton de un de chi Palass grand e bei d'Urbin, la casa d'una fameia de Sgnor ricchi d'Urbin e la Sor' Elisa, la dumestica, era nutta ha aprìc.  Com sèm entrati c'ha investit 'na vampata d'aria calda: drenta la casa de chi Sgnor c'erne i temusifon a carbon cok ch'mandavne un bel caldin che c'arcorava.  La Sor'Elisa ce faceva strada vers un corridoi stret e dop calch metre e fat 'na ramptina de scalin sèm arivavati t' un stansòn tutt mesz infumichit, illuminat da 'n largh lucernari tla sufitta; mo sicom era cupert da' la neve en faceva tanta luc, quella niva da 'n finestron de fianch el lavandin e da 'n lampadari a spindulon dal sufitt tel mezs del cucinon, sa cinq bracc d'legn. Tacati tla paret in alt c'eren do' bracett sa le lampadin ch'illuminaven du stuf ecunommich, una granda e una piò pcina du' ardevne dle belle bregh.  De fianch al lavandin un cepp de legn gross du ce se tajava e bateva la carne sa 'n pistacarne de fer. El cepp de fianch c'aveva un ganc du c'era la manaia.

T'un clatra paret la mattra e 'na vetrina granda sa i ripian pieni de robb a sparpaion ch'serviven per la cucina: tovagliol, tvai, tigam de cocc, piatt, bichier, cuccum per el cafè, bucalett, caraff, calca ramina, el macinin del pep, le grattacasc pcinine e piò grandine, le scolabrod, pasarol de vinch per le verdur, el fer tutt bugat per fè i pasatin, candel e scattol de furminant, di vas de vetre sa la pasta compra, mesz furmai secch e i filett del pan invrichiati ti mantil e nantre pò d' robba da magnè e per cundì.  De fianch tacati in alt, 'na statuina dla Madunina de ceramica, un Crucfiss e du stacc per la farina una granda e una piò pcinina.  Da 'na part t'un cantòn, tl'angol de du paret, un caminon un po' ingumbrant, che chiapava un bel pess de post del cucinòn, sa 'na cappa larga ch'spurgeva d'un bel po' sopra d'na grossa iola alta guasi com me, m'arivava un palme sotta el barbus.  Tla mensulona de pietra grigia del caminon du c'erne du centilen, du lum a petroli e du bugie a oli, un candlabre sa le candel; un gross pistasal sa 'l masucch, 'na staccia, un macinin d'latta verniciata per macinè el cafè, chel bon da bar, e un macinon d' legn per l'orz; sotta pugiat t'un'angol un cassetin d'latta sa drenta un cilindre sa 'na manuella tutt bugat ch'serviva per brustulì l'orz; sotta l'aiola un ripustigli per tience i ciocch, mentre da 'n cant un casson sa le bregh da metta tle stuf e 'na mezsa balla d'carbunella.  Tel mezs dla cucina un tavlinon lungh e largh sa du casett pieni de curtell, de tutt le sort, i ramaiol, ramaiol bugati, cuchiar, pasìn, furcin, furcinon, cuchiaron de legn sa i mannich lungh per el caldar.

Da 'na part un gross tritacarne, 'na batlarda s'an curtell a mezsa luna per tritè e fè el batutt fin fin de verdur, de lard e d'atre robb.  La catassa d'legna l'aveva già purtata da la sera prima Alfio el marit dl' Elisa la dumestica. Anca lo, un om robust,  ogni tant s'faceva veda per fè le facend pesant, per purtè le bregh e metta i ciocch grossi, per custodì la bragia tel camin.

De fianc, ma le paret vicin a la cappa del camin, a spindulon t'un du baston pugiati e tacati tra do barbacan, 'na sfilsa fitta d'sancicc; fissati t'un, chiatre barbacan, a spindulon, legati sa dle cordlin calch salamin, la coppa, sa vicina i lumbett, stretti drenta di stechett de canna legati tond tond. Tutta cla robba era statta messa ma lè d'intorne al cald del camin per falla maturè prima e per en fai chiapè l'umidità si no s' inrancidivne. Tacati tle mensol de legn e larghe e lunghe guasi com el mur c'erne dle padelle e di tigam d'ram d'achsè pulitti ch' dentra arlucicavne com fosser di specch.

Tla cucina c'erne già du donn, ch'erne dle cuntadin ch'niven da la campagna: la Tersina, Emma la su nora e la Rosetta la fiola dl'Emma e nipota d'la Tersina, 'na burdella d'undic ann, mo era brava a fè le facend cum cle donn grand. Chle donn erne già nutte ultimament calca mezsa giurnata durant la s'tmana per fè l'impast e per fè le sfoje d'pasta ch' avrien servit per facc i caplett e 'i angnlott; e anca per incmincè a preparè la robba da magnè per tutt i giorne ch'duravne le Fest da la vigiglia de Natal, ch'c'era el cenon, a la Pifania.

Durant la stmana anca se c'era la nev ma cle donn 'i ha tucat a purtè la robba da magnè sa i canestre e furtuna ch'avem i marit e i fiol rubusti ch' hann auitat, mo era statta listess, 'na faticaccia, 'n tribulè per el fred; tucava anca stè tenti se c'erne le rond di suldat fascista o di tedesch ch' se te scuprivne c'avevi la robba da magnè tla putavne via. Mo no eravam tranquilli perché el nostre padron ma i cumandant 'i mandava i poj, calch capret e la carne del baghin per en fai fè i cuntroll e lor magnavne ben.

Sicom t'un chi tre quattre giorne vicina le Fest aveva fat la nev e faceva 'na mucchia de fred, a casa di Padron el dafè c'nera un bel po' e sucdeva che cle donn dle volt facevne tardi, alora en putevne azardè d'argi a casa sa la nev, e sa 'l fred ch'faceva.  Tachè el brocc manch a pensacc, era periculos, le bestie posne scivulè e rompse le gamb e dop tocca masalle.  Anca i mezs e i pustal de linea s'en c'èren le strad ben pulitte en giravne e alora tel bsogn dle volt le donn se fermavne a durmì a casa d'la Sor Elisa.

Sicom t'la nutata prima dla previgiglia aveva cminciat a pulischè, durant la nott arfat guasi n'antre palme d' nev e questa aveva archius le strad fora d'Urbin, la Tersina, l'Emma e la Rusetta, sicom avevne fatt tardi e se stava facend nott,  a gì via sa le strad cuperte d'nev era periculos, saria stat propri un bel po' da matt.  Per giunta s'arcuntava ch'era sucess che ma la Sciana dle person ch' hann vlutt per forsa argì a casa sa le strad chiuse, s'en sperse e pò en morte sglate dal fredd. Alora era mej che restasser a durmì a casa da l'Elisa tel Palass di Padron ch'c'avevne 'i apartament grandi sa 'na mucchia de stans e 'n apartament l'avevne lasciat ma la Sor Elisa, la lor Guvernant piò che fidata per paura ch'en gissa via dop ch s'era spusata.

Cl' apartament era grand e anca da lia el post per durmì  c' n'era a stuf; la fiola e el fiol dla Sor Elisa erne grandi e spusati, mo erne gitti a stè fora, cusè la lor stansa era tnutta aposta per el bsogn, alora cle donn per cla volta per sicuressa han preferit armana a durmì in Urbin.

Cla matina prest dla previgiglia era capitat a casa di Padron el Fatoron sa un po' de robba e da lo s'è imparat che da le gurdie del Cumun aveva saput che de nev en n'aveva fatta 'na gran mucchia e che la luppa aveva già incminciat a girè per fè la rotta ma i Pustal de linea; e lò era nut aposta per avisè ma cle donn, cusè tla matinata putevne argi a casa lor in campagna.

Sicom i caplett erne già statti fatti ti giorne prima dla previgiglia e tla cucina guasi tutt le robb del magnè erne statt purtat un bel pes avanti; la Lena ch'era 'na surella piò pcina dl'la Tersina, era già gitta via a casa sua el giorne prima aprufitand che per le strad c'era poca nev e se caminava ben. Per quest che mama ogg aveva pres el su' post.

Ch'el giorne el ciel s'era schiaritt un bel pó e anca se c'era la nev, avem saput ch'aprivne le strad, vers le nov s'era arcminciat argirè, cusè anca clatre donn prima de mezsgiorne anca se 'l temp en era arcmandabbil, ben imbutitte e sa 'n bel pò de curagg, de gran strafuga sarien gitte via listess; per argì a casa; l' Emma s'era messa dacord prima sa Tonio, el su maritt, e sa un di fiol piò grand ormai un omon, ch' sarien nutti a fai l'incontre ti punt dla strada piò dificil per pasè. Tocava sbrigass, perché a casa lor c'erne armast sol 'i ommin e le donn piò ansian sa i fiòi piò pcini e per lor c'era da preocupass.

Adess ve lasc e, se el Padr Eterne m' aiutta, c'arsentim  per segguit de sta bgiollica el prossim ann.

Arturo Bernini

 

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Motivazione della premiazione:

Il racconto narra la preparazione delle festività natalizie nelle case dei signori di un tempo. L'episodio, un'occasione di lavoro per la madre, è motivo per descrivere la cucina dei signori in cui si svolge la preparazione dei cibi natalizi e le differenze tra i signori e i non signori. Una sera d'inverno, la madre dell'autore comunica al padre che sarebbe andata a lavorare a casa di alcuni signori per la preparazione dei cibi di Natale in quanto le mogli dei contadini erano dovute tornare a casa per la neve. La signora porta con se il figlio, profondamente colpito da quella realtà che descrive minuziosamente, offrendo così a chi legge un perfetto quadro di una cucina aristocratica del secolo scorso; i due partono la mattina presto, era molto freddo, il cielo scuro... 'plava'! Finalmente madre e figlio arrivano al portone dove apre la governante; camminano fino alla cucina che colpisce tanto il piccolo Bernini: il lampadario, la mattra e la "vetrina granda" con tutto l'occorrente, dalle "tvai", ai  "tigam de cocc", le "bucalett", le"pasarol de vinch", i "filett de pan invrichiati ti mantil", tutti particolari che fanno notare la differenza di stile di vita tra i più e i meno benestanti. La cucina era già occupata da donne indaffarate accorse dalla campagna, venute per fare i cappelletti, pasta un tempo limitata alle case dei signori; aiutate dai mariti, portano "la robba da magné sa i canestre" perche c'era la neve e, finita la giornata, dormono nell'appartamento della governante perché la neve e il freddo non permettevano il ritorno; addirittura in Cesana qualcuno scomparve e morì tra la bufera. L'indomani, il fattore dei padroni avvisa le donne che la "luppa" già era in movimento per far la rotta ai postali di linea e le signore fann ritorno a casa. Subito si sottintende la realtà più povera, molto diversa da quella prima descritta, una casa spoglia, una cucina modesta e le preoccupazioni con cui si chiude il componimento. Il racconto è scritto di getto, con l'immediatezza data dallo stupore di un bambino che, vedendo la differenza tra la sua e quella realtà, coglie ogni minimo dettaglio e nel narrare la descrizione minuziosa dell'ambiente e delle donne al lavoro. I molti particolari che descrivono gli abiti, gli utensili e tutto il necessario in cucina, lasciano emergere un particolare sentimento, non solo di meraviglia, ma anche di interesse nell'individuare il dettaglio che faceva la differenza. Un quadro storico dell'Italia della prima metà del Novecento, della Urbino benestante dell'epoca e della gente al lavoro tra la quotidiana fatica e l'incertezza dal domani. (Francesco Duranti)

 

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