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Francesco Saverio Gianotti

Urbinate residente a perugia

 

 

(Autopresentazione)

 

La fameja

 

... Chiuda i occhj e fè finta de dormì

 

Spirell ... dal ... vigulin

 

'Na gluppa

 

 

 

 

 

 

AUTOPRESENTASION

 

Ho superat 83 ann e so' grat ma i mi' genitor per avem fatt nascia in Urbin, incomparabil selettiva riservata città splendidament rinascimental, etnicament popolar e non plebea; dov la bellessa dla natura s'arricchisc de particolar luminosità cultural non riservata a poch ma diffusa a tutti; dov l'innata discresion pó a volt mutass in orgoj ducal mai in ostentasion, mai in protervia; dov el progres evolv condisionat da etica ed argusia; dov el nov sostituisc el vecchj sensa cicatric; dov 'i antich valor resten pilastre d'una rasional serenità.

Mi' moj é del Montefeltre, i du' fiol en nati a Urbin; de pió en so riuscit a fè.

Dal 1955 al 1997 ho lavrat all'Istitut d' Idrobiologia e Pescicoltura "G. B. Grassi" dla facoltà de Sciens MM.FF.NN. dl' Università degli Studi de Perugia: assistent incaricat, assistent ordinari, liber docent, titolar de cattedra e direttor.  Dal 1960, ann dla fondasion, cur l'edision dla RIVISTA DI IDROBIOLOGIA dl'Ateneo Perugin, unica in Italia, ben nota alla comunità scientifica internasional e anche de questa so' stat  direttor responsabil dal 1997 al 2004.  T'el 1976 dvent socc fondator dla Società Italiana di Ecologia (S.IT.E.) e t'el 2005 vengh nominat socc benemerit.

La cinofilia fa part del mi' patrimoni genetich; la curiosità e l'abitudin a cerchè e ricerchè m'hann fatt dventè studios di can sensa pel nè tla testa nè tla lingua, com dighne i mi' amich e confermen i cnoscent.

Lesion, conferens, tavol rotond, seminari per facoltà, scol medie superior, enti pubblich, associasion; articol, dibattit, recension in rivist scientifich, in important periodich t'el settor "cinologico/venatorio".  Libre diversissim tra d' lor, prò tutti sa 1'intent de fè acquisì conoscensa critica ai lettor e non addormentai prima d'arrivè alla fin.

 

1974 - Cane e cacciatore - Definizione del cacciatore. Origine ed evoluzione delle razze canine. Una antica amicizia: uomo e cane.  Addestramento del cane da ferma. Ecologia della caccia.  Editoriale Olimpia. Firenze. "... un libro notevole tanto per contenuto che per stile..."  "... fraseggio duro, compatto, che non cerca di persuadere, ma, caso mai, come un atto di accusa, mira ad ottenere dall'interlocutore un esame di coscienza, in definitiva uno stile unico nella letteratura venatoria ... " (Alberto Maria Simonetta)

 

1980 - Lo spinone. Un cane per me, per voi, non per tutti. Editoriale Olimpia. Firenze.

"Te lo vedi dinanzi, allora, gli occhi penetranti che scandagliano e rifiutano la menzogna in sé e negli altri, la vena di lucido humor che si alterna ad esplosioni di sacrosanto rigore, il desiderio di "imparare", socraticamente sempre imparare insegnando e, soprattutto, la lealtà, quella lealtà che rende ogni discorso culturale o del quotidiano, scientifico o letterario, pedagogico o personale, una esperienza di civiltà" (Fanny Monti).  "... quel che credo di dover ripetere é che il suo libro é destinato a rimanere un documento fondamentale in quanto quel che sugli Spinoni non c'è in questo libro non vale la pena di essere saputo"  (Alberto Maria Simonetta).

 

1987 - I1 triangolo della coda di cane -  Momento d'estate tra cani e strane persone. Edizioni A.R.C.I.  Roma

"Non ho mai avuto un cane, nè da caccia nè da altro (...).  Adesso ne vorrei uno, dopo aver letto Il triangolo della coda di cane.  Quel professor Gianotti ha qualcosa di diabolico, ma io col diavolo ci vado d'accordo " (Mario Albertarelli).

"... 170 pagine sorprendenti, originalissime, intense che l'autore ha battezzato "momento d'estate tra cani e strane persone", in realtà nulla e nessuno é strano:  anzi tutto somiglia a ciò che doveva essere il mondo fin dal principio, quando era ancora possibile l'armonia" (Mirella Delfini).

"Alla grande precisione della tecnica linguistica, raffinata, fa riscontro una ricchezza poetica sincera e cristallina che in alcune pagine, in particolare, assurge a lirismo puro (...).  Il cane si trasforma in simbolo oggettivante d'umanità pura e fiera, priva di inibizioni e pronta ad accogliere la libertà non turbata dall'ipocrisia e per niente disposta a cedere i suoi palpiti al compromesso"  (Giuseppe Maradei)

 

1988 - Lo spinone -  Benemerita razza da ferma per cacciatori meritevoli - Editoriale Olimpia - Firenze

 

1989 - Il rapporto uomo-cane - Antologia per un sentimento - Quaderni Regione dell'Umbria - Serie istruzione e cultura - Perugia.

"Gianotti, invece, credo proprio che abbia fatto un'operazione diversa e più stimolante:  ha scelto sì fior da fiore, ma questi li ha ordinati per ottenere un reale racconto, un vero libro (...) al fine di comprendere quel magico rapporto, collaborativo, affettivo, che unisce il cane all'uomo.  Il che vuol dire, in prima istanza, la comprensione dell'uno e dell'altro, e solo poi delle affinità elettive, dei preadattamenti che hanno portato all'eccezionale fenomeno sociale, all'unica vera, miracolosa, simbiotica amicizia tra due specie diverse" (Danilo Mainardi).

 

1998 - I Meritevoli - Ovvero tutti i cani e le persone con attiva coscienza -  Cerboni Editore - Città Di Castello (Perugia).

"E' un libro selvaggio, duro, boschivo, crudo (...).  Quest'opera sapida di selvatico é nello stesso tempo un trattatello morale (...).  I1 pregio più raro di questo libro é l'opulenza di vocabolario, risuonante soprattutto di parole antiche, di nomi di alberi, di fiori, di uccelli, volati via dal lessico moderno, scomparsi dai nostri paesaggi chiassosi (...) e questo provvido libro é un apprezzabile esempio di ripopolamento di biodiversità"  (Giuseppe Sermonti).

 

En el so s'el temp che consum a mo se chiama "terza età" o "quarta" o "quinta"; so che st'ultim pestin che resta dla mi' part è invrucchiat de dolor: in pochi més ho pers el mi' fratell Lindo e du' amicch Aldo Annibali e Otello Lucchetti.

"Stè fort a la battuta": Farsi coraggio nel momento della disgrazia : m'aiuta 'ste proverbi nostran segnalat da Dino Tiberi (1993): "...poco conosciuto, sebbene straordinario ed efficace nei suoi significati. Di certo uno dei più belli(...).  Metaforicamente allude alla forza d'animo, cioè alla capacità di non arrendersi ai colpi della malasorte".

De Aldo, artista e profesor, l'incision ben alocàt ti mur de casa mia, tle pagin de qualch mi' libre, arlucènt, rabonischen, tojen 'i amanch, dànn l'assica de capì anca quel che mai

s'è vist.  Sa ló condividerò el sepolcre sepùr in mod divers dal sua.

Otello, dotor dle bestie, per tutta la vita è gitt via dritt com un fus seguend el giurament  d'Ippocrate anche se i su' malat eren animal diversi daj òmin. Fra le tant virtù aveva la "curiosità intelligent": nel periodic ufficiai dia Medicina Veterinaria Italiana è pubblicat un su' articol che cmincia dacsé:

."Rileggendo nel 1° libro dell'Iliade l'episodio della peste che infierisce nel campo acheo, mi sono chiesto, un po' per curiosità e un po' per abitudine professionale, di quale morbo potesse trattarsi".

El mi' fratell ha lasciat scritt (Genova, 1990) che ma ló, burdlin inventor de bravat "per imparare a vincere la paura, la su' nonna, ch'era anca la mia, 'i ha dett: "Non devi mai cercare il pericolo, bimbo.  Per essere coraggioso devi soltanto aspettarlo e stringere i denti quando arriva" (...).

.

"La giovinezza me l'hanno rubata : a vent'anni ho fatto la guerra.

Tra i miei soldati ero io il più giovane.

(...) A vent'anni ho avuto paura di morire, di giorno, di notte, all'alba e al tramonto.  A vent'anni ho imparato a chiedere a Dio di darti una mano quando non sai più cosa fare.
La giovinezza a me l'hanno rubata.

(... ) fìnito il tempo degli aquiloni, finito il tempo delle speranze ansiose, fmito il tempo della fatica
quotidiana; ricuciti gli squarci, messi in un fagotto i pochi rimpianti ed in un sacco enorme i bei
ricordi, circondato d'affetto, vivo, ormai, l'ultima età.
Di tanto in tanto, ad occhi chiusi, vedo la mia traiettoria che si avvicina sempre di più all'inevitabile

Impatto e ... non ho paura".

 "Ho sempre diviso tutto con i miei soldati, anche la paura". (Sauze d'Oulx, 2001).

"Vorrei che la morte non mi ghermisse.

Vorrei poterla riconoscere e guardarla avvicinarsi senza troppa paura" (Sauze d'Oulx,2001).

E' per me consolasion e forsa 'sta sintesi acuta chiara affettuosa com la su' cosciensa, com i su' impuls, com la su' rasionalità:

"A mio fratello sono sempre stato legato da un indistruttibile amore contro il quale si sono, ripetutamente, infrante diversità di ideali e divergenze di opinioni.

Siamo nati insieme ma la vita ci ha separati molto presto, ancora ragazzi: il 16 marzo 1942.

Abbiamo percorso strade diverse con pochi giorni e poche cose in comune.

Ma siamo rimasti sempre "gemelli" perché il dolore o la felicità dell'uno erano sempre tormento o

gioia per l'altro. Resteremo uniti anche nel regno di Dio". (Sauze d'Oulx,2001).

Anca Lindo gìramond, "irragionevole zingaro" com i diceva la prima innamorata, "generale

dell'Esercito", aveva nel su' angol segret la nostra città natal:

"Dolci colline

degradanti al mare,\

alberi e rovi

arruffati dal vento,

cinta di mura

adorna di torrioni,

voli stridenti

di rondini e rondoni

tra le due torri

proiettate in cielo:

il mio paese dorme

in una culla antica.

Della tua aristocratica bellezza,

del tuo fascino arcano,

della tua gente gentile,

Urbino mia,

della tua malinconica quiete

immobile, di pietra,

io, nato randagio,

non ho saputo

restare prigioniero".

 

(Iscia Baidoa, 1955).