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INTRODUZIONE
di A. Calzini
Se vedi Urbino che fa mostra di
sé in modo incantato puoi pensare che sia frutto della tua
fantasia, ma il fenomeno si ripete praticamente da sempre e
tutti quanti i visitatori vivono la tua fantasia: un luogo
indimenticabile che ti rimane dentro che vorresti abitare,
eternamente indisturbato, a costruire un futuro sereno, in cui
il tempo si ferma per le tue riflessioni, ma registra
puntualmente i movimenti della storia riproducendoli in un
piccolo teatro. La cultura permea le persone senza mai
disturbarle e scava un mondo profondo di conoscenze
inesauribili che si riconduce sempre a forza vitale reattiva e
critica. La città è così perché è stata amata da tutti e
continua a chiedere attenzioni che puntualmente arrivano dai
tanti che ne conoscono l'essenza. Una città in equilibrio
dinamico in cui statisticamente i fenomeni trovano la strada
della composizione che ne riconferma sempre l'atmosfera
particolare. Un gioco che si ripete da sempre dove il tempo
disegna anche le cose nuove senza eccedere, mai dimenticando
l'esistente. Una evoluzione lenta, ma cosciente e riflessiva,
senza le rotture che avvengono altrove e senza traumi. Il tempo
ha disegnato questa fantasia che leggi nei volti della gente che
a parole vorrebbe cambiare, ma che dentro di sé vuol conservare
perché non vuol perdere il senso della misteriosa comunicazione
che è convinta di conoscere, che avverte come un sapore che gli
è stato detto di coltivare.
Chi si avvicina a questa città
con il desiderio di cambiarla, ne ha capito ben poco e lo fa con
una punta di spiacevole arroganza e di superficialità che Urbino
rigetta come corpo estraneo perché non rispettoso di quella
spiritualità e di quella complicità costruttiva ed immaginifica.
Chi invece dimostra sensibilità
perché ne ha vissuto la realtà vera ne rimane imprigionato e la
difende come un bene estremo dove è opportuno che il tempo
continua disegnare.
Dunque il piano del colore, così
come proposto all'inizio e come ancora si propone trascura il
bello di questa città e vuol cancellare quelle orme che il tempo
ha sapientemente tracciato .... ecc. ecc.
Ma com'è bella Urbino, così incolore...
Giù le mani dai mattoni
di
Rossella Sleiter da Il Venerdì di Repubblica del 10
maggio 2002
Dipingere le facciate in
azzurrino, intonacare i muri in bianco o giallo. Lo prevede un
progetto che ha scatenato l'ira di intellettuali, architetti,
storici dell'arte. Il Comune si difende, loro attaccano. E la
battaglia infuria.
Avete presente Urbino, la mitica
città ducale arrivata fino a noi con le sue belle architetture
in mattoni al vivo, legati insieme coma malta, uno sull'altro,
fino a costruire il Palazzo ducale, le case di corso Raffaello,
e via via, salendo e scendendo, girando e curvando tutta la
città? Allarme: se passasse il «Piano del Colore», un progetto
che prevede di intonacare tutto, o quasi, con bianchi,
azzurrini, grigiolini,giallini e terre di varia sfumatura, di
Urbino com'è rimarrebbero le cartoline.
Lo sostiene una denuncia‑appello
firmata da decine di intellettuali: «Sarà una Disneyland nel
Paese dei Balocchi» dice, ad esempio, Vittorio Emiliani. Lo
storico Jacques Le Goff, che firma insieme agli urbanisti
Leonardo Benevolo e Vezio De Lucia, agli storici dell'arte e
dell'architettura Nichel Laclotte, Cesare De Seta, Chiara
Frugoni, all'archeologo Salvatore Settis agli scrittori
Jacqueline Risset, Antonio Tabucchi, Claudio Magris,
Andrea Zanzotto (ma ne citiamo solo alcuni su 50- ha aggiunto di
suo pugno un commento accorato: «Spero che possa essere evitata
questa mostruosa scemenza («cette monstrueuse sottise» in
originale-. Il 90 per cento delle costruzioni del centro di
Urbino è in cotto tra il bruno chiaro, il crema e il rosa e il
«piano» prevede di intonacarne il 75 per cento e di riservare
all'11 per cento circa interventi leggeri detti «scialbature»,
«velature» e «intonachini», interventi di coloritura leggera.
La «scemenza ha già ottenuto più
di 500 mila euro di anticipo per studiare nel dettaglio il
piano.
"Cinquanta firme? Ma avrebbero
potuto raccoglierne 50 milioni sotto una simile «scemenza»,
la mia per prima" dice Massimo Casolari, 49 anni, architetto a
Reggio Emilia che da due anni lavora al progetto messo sotto
accusa. «Intanto non si chiama Piano del colore, bensì
"di riqualificazione e recupero del centro storico". A Urbino,
nei secoli, si sono escogitate undici tecniche diverse per
proteggere le facciate di mattone dall'usura e dalla pioggia.
Undici varianti da recuperare una a una, magari con il
contributo dell'Europa, per salvaguardare un patrimonio che è di
tutti».
La polemica però, nonostante le
rassicurazioni, infuria. Gli interventi sulle facciate di
Urbino, tra l'altra, sarebbero tutt'altro che economici. Per
fare una cosa ben fatta, bisognerebbe aggiungere una «superficie
di sacrificio», come si chiamava in antico l'intonaco, sulle
facciate ripristinando una serie di decorazioni, cornici e
marcapiani e in certi casi ricorrendo all'intonaco a graffiti,
di cui parlava nel Cinquecento il Vasari nell' Introduzione
alle tre arti del disegno. Oppure alla sagramatura, come si
faceva a partire dal Settecento fino a tutto l'Ottocento: un
procedimento lento che avanza di 3-4 metri quadrati al giorno,
quindi molto costoso, ma anche molto remunerativo per le imprese
chiamate a eseguirlo. Per Giorgio Cerboni Bajardi, preside della
Facoltà di Lettere che ha costituito il comitato in difesa del
centro storico di Urbino, «non si tratta di restaurare, ma di
falsificare. Ormai sono secoli che gli intonaci originali sono
perduti, e forse, per certi palazzi non furono mai completati.
Andare a ricostruirli significa in realtà inventarli, "alla
maniera di", creare qualcosa che non c'era, non c'è più, non c'è
mai stata. Perché?».
Franco Mazzini, autore di
Urbino, i mattoni e le pietre, del 1999, ha scritto una
lettera all'artista urbinate Carlo Ceci per spiegargli,
documenti alla mano, che di intonaci da restaurare non ce ne
sono. «Bisognerebbe chiedersi quando e perchè è stata promossa
l'impresa ciclopica dei costosissima di scrostare tutti gli
intonaci colorati. Hanno scoperto residui di intonaco in un
sottogronda. E allora? Quei residui si dovrebbero trovare su
tutta la facciata di quell'edificio, no?».
Un tempo le cose le facevano
bene: arriccio, intonaco di malta, tinteggiatura a più strati.
Non è rimasto nulla, perché cercare ciò che non
c'era? Nel Settecento Urbino, dopo la pausa del Seicento in cui
nulla o quasi si aggiunse di nuovo, riprese a crescere. Molti
palazzi e case furono ristrutturati secondo la moda del momento,
rivestendo finestre e aggiungendo portali rocaille ma non
dipinti. L'esempio? Il Palazzo dei Nobili, Palazzo Corboli e San
Girolamo. E nell'Ottocento i vari Teatro, Orto Botanico e
Palazzo Nuovo, aggiunti da Vincenzo Ghinelli, non avevano
traccia d'intonaco. Non per caso, ma per adeguarsi al resto.
«Non abbiamo nessuna intenzione di fare di Urbino una
Disneyland», tranquillizza il vicesindaco Massimo Guidi, 44
anni, insegnante, dal '95 in politica, eletto per il Partito
popolare. «Abbiamo presentato un piano di riqualificazione del
centro storico, non un piano del colore. Lo abbiamo fatto a
dicembre, per sottolineare che le facciate di case private, non
vincolate e non monumentali, hanno bisogno di essere mantenute e
restaurate secondo tecniche antiche. Tecniche che la mano
d'opera delle imprese di costruzione non conosce o non applica
perché troppo costose. Su questo chiediamo di discutere». E per
assicurare che sottoscrive l'appello e si impegna a non mettere
le mani sui mattoni di Urbino, l'amministrazione ha invitato il
ministero dei Beni culturali a venire in città e vedere i piani.
Il sottosegretario Bono ci andrà per primo.
Lettera
aperta al Sindaco di Urbino
Parigi 9 maggio
2002 di Luciana Miotto
Signor
Sindaco,
più volte negli scorsi anni, Lei
ha onorato della sua stima le modeste iniziative da me prese per
far conoscere la Sua città, qui in Francia e in altri luoghi
d'Europa.
Chiunque lasci il proprio paese si
porta dietro e dentro la sua cultura e, con la distanza e il
passar del tempo, sempre più le è affezionato e ne va fiero.
Questo è stato, ed è, anche il mio atteggiamento: ma, benchè
originaria del Friuli - e non delle Marche -, ho precisamente
scelto URBINO sia come campo delle mie ricerche sia come
bandiera delle mie azioni culturali, proprio perché questa città
rappresentava per me il compendio e l'esempio più alto della
cultura italiana. Certamente questa scelta dipendeva anche dal
fatto che la conoscenza della città era stato l'avvenimento più
importante della mia formazione: avevo infatti avuto il
privilegio di conoscerla casa per casa, cantonata per cantonata,
avendo partecipato, con altri dieci studenti della facoltà di
architettura di Venezia, alle indagini per il Piano del '64.
Fin dal mio arrivo in Francia, mi
ero quindi riproposta di farla meglio conoscere (o conoscere- ai
nostri vicini d'oltralpe, non solo per quelle particolari
ragioni, ma ‑ come avrebbe detto Carlo Bo ‑ perché Urbino
rappresentava "la vera Italia".
Per anni i miei studenti
dell'Università di "Paris VIII" si sono appassionati sulla
specificità di Urbino. Ho insegnato loro la sua arte, la sua
urbanistica e architettura, mettendo in risalto il miracolo
della sua continuità urbana, del suo coerente evolversi dal
Quattrocento ad oggi, nonostante i vari pericoli inerenti a
certi periodi di decadenza, o ad alcuni avvenimenti storici, o
anche a "certi mirabolanti progetti, dovuti all'ambizione di
qualche personaggio senza scrupoli e senza cultura".
Passione e un certo orgoglio mi
hanno spinto a portare Urbino fuori dall'Ateneo parigino, per
spiegare ai francesi che Urbino non era "solo Raffaello", non
era una città mitica e introvabile, ma ben reale e
straordinaria.
A Parigi, nella città del Nord e
del Sud della Francia, in Inghilterra e in Scozia, in Danimarca
e in Ungheria, in Dalmazia e a Venezia: l'ho fatta conoscere a
molti la sua città, caro Signor Sindaco! Ho contribuito a farla
amare non solo per il miracolo del suo Palazzo e del suo
paesaggio, ma soprattutto per l'equilibrio magico del suo "corpo
a mattoni", di quel suo corpo di muri che si dispone "continuo
nel colore intenso del cotto", come magistralmente e
poeticamente la descrive Volponi.
Perché vuole cambiarla
intonacandola? Perché vuole "truccarla"? Perché rompere, così,
quel "miracolo" raggiunto non solo dall'insieme del patrimonio
medioevale e quattrocentesco, ma soprattutto grazie al
susseguirsi nel tempo di interventi "giusti", che l'hanno
rispettata e le hanno conferito, e via via rinnovato, proprio
quel carattere di continuità?
E' questo risultato la sua più
alta qualità estetica, che a sua volta è lo specchio del suo
livello di civiltà. I1 contrario, come direbbe Alberti, cioè la
spia del suo livello di inciviltà, sarebbe proprio una sua
non‑qualità estetica.
Alberti ci insegna ‑ come lo ha
insegnato a Urbino ‑ che la qualità di una architettura (o di
una città- risiede nella sua organicità, nell'armonia tra le
diverse parti: la concinnitas. La cui verifica è basata
sul principio secondo il quale "non vi si può aggiungere o
togliere o cambiare nulla se non in peggio".
Signor Sindaco, questa
concinnitas Urbino l'ha raggiunta e l'ha fatta durare.
Perché vuole distruggerla con un povero, omologante e accademico
"piano del colore", che si propone di approvare?
Per l'amore che tutti abbiamo
per la Sua città: non la tocchi !
Mediti piuttosto sui sempre illuminanti suggerimenti albertiani.
SOMMARIO
3 Introduzione di Augusto Calzini Presidente dell'
Associazione Pro Urbino
20 Quell'intonaco non sa da fare intervento della Pro
Urbino a cura di Giancarlo Di Ludovico
21 La Polemica. La Pro Urbino lancia l'allarme. E ancora è da
approvare "Il piano del colore fa ... danni Il resto del
Carlino 7 agosto 2001
22 Uno studio sull'architettura della città di Mario
Pellegrini su Corriere Adriatico 3/12/2001
23 Mattoni a vista di Massimo Casolari e Stefania Zani su
Il Ducato 9/02/2002
26 Centro Storico. Parla l'architetto Casolari: identità e
manutenzione a cura di G. Di Ludovico su Resto del Carlino
27 Sergio Feligiotti "No ad Urbino cartolina" Il Resto
del Carlino 24/02/2002
28 Lo studioso cittadino spara a zero sul Piano del Colore e
torna a Federico. Fontana "spruzza" i colori dell'ira di G.
Di Ludovico - Il Resto del Carlino 3/03/2002
29 Il caso. Calzini chiede riflessione sul Piano del Colore
dell' arch. Casolari. Urbino in technicolor non va lettera
dell'Architetto al Resto del Carlino del 5/03/2002
30 Piano del colore. Altre critiche e l'assessore chiarisce:
"se non va si cambia". La rivolta mette il freno a Guidi di
G. Di Ludovico - Il Resto del Carlino 6/03/2002
31 Piano del Colore. Marcucci Pinoli "Gli uomini di cultura
dicano no" Il Resto del Carlino 6/03/2002
32 Intervento del Direttore dei LL.PP. Michele Felici Il
resto del Carlino 6/03/2002
33 Il caso duro. Intervento di Cerboni Baiardi che cita
Franco Mazzini: "Urbino è un paese dei balocchi". Nasce un
comitato contro il Piano del Colore Il Resto del Carlino
12/03/2002
34 Comunicato stampa dell' Accademia Raffaello di Urbino.
"Piano di riqualificazione del centro storico di Urbino"
Urbino 15/03/2002
34 La polemica. Per il Comune: non è prescrittivo e non ci
sono pericoli. Chi bara ? "Il Piano del Colore c'è ma non vale"
di G. Di Ludovico - Il Resto del Carlino 17/03/2002
35 Il presidente della commissione cultura del Comune dopo la
presa di posizione di numerosi urbinati: "ma Urbino è una città
pilota". Colocci difende il progetto di riqualificazione urbana:
"un esempio seguito anche all'estero Il Messaggero
17/03/2002
36 Urbino cerca turisti in India di Mauro Bernardini Il
Messaggero 20/03/2002
37 Ma sulle facciate nnon c'è una prescrizione definitiva
G. Di Ludovico Il Resto del Carlino 21/03/2002
38 Ironie di Ciampi (Polo- G. Di Ludovico Il Resto del
Carlino 22/03/2002
39 Studio su basi scientifiche: col Piano del Colore una
Urbino dell'ottocento del Prof. Leonardo Buffi
40 In difesa di Urbino: qualcuno vuole intonacare il celebre
centro storico La Repubblica 25/03/2002
41 Contro il colore: 230 firme da tutto il mondo G.Di
Ludovico Il resto del Carlino 30/03/2002
42 Il Maquillage? A urbino no di Andrea Emiliani
43 Non sono l'ispiratore ma il piano del colore mi piace
di Francesco Colocci Il Resto del Carlino 29/03/2002
44 Non colorate Urbino come Disneyland di Vittorio
Emiliani Corriere Adriatico 14/04/2002
46 Vogliono colorare Urbino di Bruno Zanardi Sole 24 Ore
14/04/2002
47 Il vicwsindaco: "Ascolteremo le critiche del pianp
Casolari" Mario Pellegrini Corriere Adriatico 17/04/2002
49 Identità storica da Salvaguardare A. Calzini per la
Pro Urbino Corriere Adriatico 17/04/2002
50 Anche Jacques Le Goff boccia il Piano del Colore di
Marco Bernardini Corriere Adriatico 19/04/2002
51 Appello al Sindaco e ai membri della Maggioranza da il
Comitato per la tutele del Centro Storico
52 Firme contro il piano del colore di Valentina Rivolta
Corriere Adriatico 19/04/2002
53 E' sbagliata la filosofia dell'intervento di
Elisabetta Foschi Il Resto del Carlino 23/04/2002
54 Piano del colore: sterile gabbia di Mauro Bernardini
Il Messaggero 24/04/2002
55 Piano del colore: non approvato ma applicato di G. Di
Ludovico Il Resto del Carlino 26/04/2002
56 Rifondazione dice no di Mauro Bernardini Il Messaggero
30/04/2002
57 Di tutti i colori: ovvero non si può distruggere Urbino
ridipingendola di Paolo ceccarelli Archingeo maggio 2002
60 Note sul Piano di riqualificazione del Centro Storico
Comitato per la tutela del Centro Storico
64 Ma come è bella Urbino, così incolore di Rossella
Sleiter Il Venerdì de La Repubblica 10/05/2002
68 Incubo technicolor L'Espresso 16/05/2002
69 Quando l'estremismo è a colori di Mario Fazio La
Stampa 08/05/2002
70 Lettera aperta al Sindaco di Urbino di Luciana Miotto
71 Documento del Consiglio dell'Ordine degli Architetti di
Pesaro e Urbino
74 Lettera all'Ordine degli Architetti di Pesaro e Urbino
dell' Arch. Sergio Feligiotti
76 Piano di riqualificazione del Centro storico dell'
Arch. Renzo Mancini 16/07/2002
83 Appello per la tutele del Centro Storico di Urbino in
tre lingue a cura Comitato per la tutela 20/03/2002
86 Lista dei firmatari dell'appello
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