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PRESIDENZA AUGUSTO CALZINI

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ASSEMBLEA  CITTADINA 

si veda anche "Piano colore"

Il Direttivo dell' Associazione Pro Urbino riunito il 5 di settembre 2002 decide di organizzare una asseblea cittadina sul cosiddetto "piano del colore" (*) con le seguenti motivazioni:

1- Il Consiglio Comunale di Urbino non ha ancora deliberato l'applicazione del "piano del colore" di cui esistono una relazione e le tavole a cura dell'Arch. Massimo Casolari dello Studio Agorà di Reggio Emilia incaricato dal Comune medesimo;

2- La Commissione edilizia di fatto lo sta applicando con risultati discutibili suscettibili di opportune riflessioni;

3- Esistono numerosi pareri discordi sulla entità degli interventi già effettuati e preoccupazioni fondate sul mantenimento della visione armonica della città;

4- Esiste un Comitato internazionale che si è pronunciato al riguardo ed una raccolta di firme anche presso i cittadini;

5- E' importante che emerga in tutta la sua portata il cittadino-pensiero senza il quale non è consentito operare modifiche che stravolgono l'immagine della città. L'Assemblea cittadina potrebbe svolgersi:

   lunedì 16 settembre alle ore 21,

previa verifica della disponibilità di una Sala capiente per la discussione.

 I cittadini verranno preavvisati con manifesto pubblico.

6- Le modalità: una breve introduzione del presidente della Pro Urbino e il libero dibattito al termine del quale verrà stilato un documento.

(*) Con il piano colore si progetta in Urbino di intonacare con vivaci colori del tipo città lagunari molte facciate di palazzi e case, anche in prossimità dei monumenti rinascimentali.

Augusto Calzini    (presidente Pro Urbino)

Il Calzini, ottenuto ampio assenso e sostegno da questa assemblea, provvede celermente a formare un "Comitato promotore dell'appello" per opporsi al piano di "riqualificazione" della città che vuole applicare il piano colore e dopo pochi mesi espone motivi e ragioni della protesta nel libretto:

 

Associazione Pro Urbino

"une mostrueuse sottise"

(ovvero "una mostruosa sciocchezza"

A cura di:  Augusto Calzini e Alessandra Caselli

 

 

INTRODUZIONE

di A. Calzini

Se vedi Urbino che fa mostra di sé in modo incantato puoi pensare che sia frutto della tua fantasia, ma il fenomeno si ripete praticamente da sempre e tutti quanti i visitatori vivono la tua fantasia: un luogo indimenticabile che ti rimane dentro che vorresti abitare, eternamente indisturbato, a costruire un futuro sereno, in cui il tempo si ferma per le tue riflessioni, ma registra puntualmente i movimenti della storia riproducendoli in un piccolo teatro. La cultura permea le persone senza mai disturbarle e scava un mondo profondo di conoscenze inesauribili che si riconduce sempre a forza vitale reattiva e critica. La città è così perché è stata amata da tutti e continua a chiedere attenzioni che puntualmente arrivano dai tanti che ne conoscono l'essenza. Una città in equilibrio dinamico in cui statisticamente i fenomeni trovano la strada della composizione che ne riconferma sempre l'atmosfera particolare. Un gioco che si ripete da sempre dove il tempo disegna anche le cose nuove senza eccedere, mai dimenticando l'esistente. Una evoluzione lenta, ma cosciente e riflessiva, senza le rotture che avvengono altrove e senza traumi. Il tempo ha disegnato questa fantasia che leggi nei volti della gente che a parole vorrebbe cambiare, ma che dentro di sé vuol conservare perché non vuol perdere il senso della misteriosa comunicazione che è convinta di conoscere, che avverte come un sapore che gli è stato detto di coltivare.

Chi si avvicina a questa città con il desiderio di cambiarla, ne ha capito ben poco e lo fa con una punta di spiacevole arroganza e di superficialità che Urbino rigetta come corpo estraneo perché non rispettoso di quella spiritualità e di quella complicità costruttiva ed immaginifica.

Chi invece dimostra sensibilità perché ne ha vissuto la realtà vera ne rimane imprigionato e la difende come un bene estremo dove è opportuno che il tempo continua disegnare.

Dunque il piano del colore, così come proposto all'inizio e come ancora si propone trascura il bello di questa città e vuol cancellare quelle orme che il tempo ha sapientemente tracciato .... ecc. ecc.

 

 

Ma com'è bella Urbino, così incolore...

Giù le mani dai mattoni

di Rossella Sleiter da Il Venerdì di Repubblica del 10 maggio 2002

Dipingere le facciate in azzurrino, intonacare i muri in bianco o giallo. Lo prevede un progetto che ha scatenato l'ira di intellettuali, architetti, storici dell'arte. Il Comune si difende, loro attaccano. E la battaglia infuria.

 

Avete presente Urbino, la mitica città ducale arrivata fino a noi con le sue belle architetture in mattoni al vivo, legati insieme coma malta, uno sull'altro, fino a costruire il Palazzo ducale, le case di corso Raffaello, e via via, salendo e scendendo, girando e curvando tutta la città? Allarme: se passasse il «Piano del Colore», un progetto che prevede di intonacare tutto, o quasi, con bianchi, azzurrini, grigiolini,giallini e terre di varia sfumatura, di Urbino com'è rimarrebbero le cartoline.

Lo sostiene una denuncia‑appello firmata da decine di intellettuali: «Sarà una Disneyland nel Paese dei Balocchi» dice, ad esempio, Vittorio Emiliani. Lo storico Jacques Le Goff, che firma insieme agli urbanisti Leonardo Benevolo e Vezio De Lucia, agli storici dell'arte e dell'architettura Nichel Laclotte, Cesare De Seta, Chiara Frugoni, all'archeologo Salvatore Settis agli scrittori Jacqueline Risset, Antonio Tabucchi, Claudio Magris, Andrea Zanzotto (ma ne citiamo solo alcuni su 50- ha aggiunto di suo pugno un commento accorato: «Spero che possa essere evitata questa mostruosa scemenza («cette monstrueuse sottise» in originale-. Il 90 per cento delle costruzioni del centro di Urbino è in cotto tra il bruno chiaro, il crema e il rosa e il «piano» prevede di intonacarne il 75 per cento e di riservare all'11 per cento circa interventi leggeri detti «scialbature», «velature» e «intonachini», interventi di coloritura leggera.

La «scemenza ha già ottenuto più di 500 mila euro di anticipo per studiare nel dettaglio il piano.

"Cinquanta firme? Ma avrebbero potuto raccoglierne 50 milioni sotto una simile «scemenza», la mia per prima" dice Massimo Casolari, 49 anni, architetto a Reggio Emilia che da due anni lavora al progetto messo sotto accusa. «Intanto non si chiama Piano del colore, bensì "di riqualificazione e recupero del centro storico". A Urbino, nei secoli, si sono escogitate undici tecniche diverse per proteggere le facciate di mattone dall'usura e dalla pioggia. Undici varianti da recuperare una a una, magari con il contributo dell'Europa, per salvaguardare un patrimonio che è di tutti».

La polemica però, nonostante le rassicurazioni, infuria. Gli interventi sulle facciate di Urbino, tra l'altra, sarebbero tutt'altro che economici. Per fare una cosa ben fatta, bisognerebbe aggiungere una «superficie di sacrificio», come si chiamava in antico l'intonaco, sulle facciate ripristinando una serie di decorazioni, cornici e marcapiani e in certi casi ricorrendo all'intonaco a graffiti, di cui parlava nel Cinquecento il Vasari nell' Introduzione alle tre arti del disegno. Oppure alla sagramatura, come si faceva a partire dal Settecento fino a tutto l'Ottocento: un procedimento lento che avanza di 3-4 metri quadrati al giorno, quindi molto costoso, ma anche molto remunerativo per le imprese chiamate a eseguirlo. Per Giorgio Cerboni Bajardi, preside della Facoltà di Lettere che ha costituito il comitato in difesa del centro storico di Urbino, «non si tratta di restaurare, ma di falsificare. Ormai sono secoli che gli intonaci originali sono perduti, e forse, per certi palazzi non furono mai completati. Andare a ricostruirli significa in realtà inventarli, "alla maniera di", creare qualcosa che non c'era, non c'è più, non c'è mai stata. Perché?».

Franco Mazzini, autore di Urbino, i mattoni e le pietre, del 1999, ha scritto una lettera all'artista urbinate Carlo Ceci per spiegargli, documenti alla mano, che di intonaci da restaurare non ce ne sono. «Bisognerebbe chiedersi quando e perchè è stata promossa l'impresa ciclopica dei costosissima di scrostare tutti gli intonaci colorati. Hanno scoperto residui di intonaco in un sottogronda. E allora? Quei residui si dovrebbero trovare su tutta la facciata di quell'edificio, no?».

Un tempo le cose le facevano bene: arriccio, intonaco di malta, tinteggiatura a più strati. Non è rimasto nulla, perché cercare ciò che non c'era? Nel Settecento Urbino, dopo la pausa del Seicento in cui nulla o quasi si aggiunse di nuovo, riprese a crescere. Molti palazzi e case furono ristrutturati secondo la moda del momento, rivestendo finestre e aggiungendo portali rocaille ma non dipinti. L'esempio? Il Palazzo dei Nobili, Palazzo Corboli e San Girolamo. E nell'Ottocento i vari Teatro, Orto Botanico e Palazzo Nuovo, aggiunti da Vincenzo Ghinelli, non avevano traccia d'intonaco. Non per caso, ma per adeguarsi al resto. «Non abbiamo nessuna intenzione di fare di Urbino una Disneyland», tranquillizza il vicesindaco Massimo Guidi, 44 anni, insegnante, dal '95 in politica, eletto per il Partito popolare. «Abbiamo presentato un piano di riqualificazione del centro storico, non un piano del colore. Lo abbiamo fatto a dicembre, per sottolineare che le facciate di case private, non vincolate e non monumentali, hanno bisogno di essere mantenute e restaurate secondo tecniche antiche. Tecniche che la mano d'opera delle imprese di costruzione non conosce o non applica perché troppo costose. Su questo chiediamo di discutere». E per assicurare che sottoscrive l'appello e si impegna a non mettere le mani sui mattoni di Urbino, l'amministrazione ha invitato il ministero dei Beni culturali a venire in città e vedere i piani. Il sottosegretario Bono ci andrà per primo.

 

 

Lettera aperta al Sindaco di Urbino

Parigi 9 maggio 2002 di Luciana Miotto

Signor Sindaco,

più volte negli scorsi anni, Lei ha onorato della sua stima le modeste iniziative da me prese per far conoscere la Sua città, qui in Francia e in altri luoghi d'Europa.

Chiunque lasci il proprio paese si porta dietro e dentro la sua cultura e, con la distanza e il passar del tempo, sempre più le è affezionato e ne va fiero. Questo è stato, ed è, anche il mio atteggiamento: ma, benchè originaria del Friuli - e non delle Marche -, ho precisamente scelto URBINO sia come campo delle mie ricerche sia come bandiera delle mie azioni culturali, proprio perché questa città rappresentava per me il compendio e l'esempio più alto della cultura italiana. Certamente questa scelta dipendeva anche dal fatto che la conoscenza della città era stato l'avvenimento più importante della mia formazione: avevo infatti avuto il privilegio di conoscerla casa per casa, cantonata per cantonata, avendo partecipato, con altri dieci studenti della facoltà di architettura di Venezia, alle indagini per il Piano del '64.

Fin dal mio arrivo in Francia, mi ero quindi riproposta di farla meglio conoscere (o conoscere- ai nostri vicini d'oltralpe, non solo per quelle particolari ragioni, ma ‑ come avrebbe detto Carlo Bo ‑ perché Urbino rappresentava "la vera Italia".

Per anni i miei studenti dell'Università di "Paris VIII" si sono appassionati sulla specificità di Urbino. Ho insegnato loro la sua arte, la sua urbanistica e architettura, mettendo in risalto il miracolo della sua continuità urbana, del suo coerente evolversi dal Quattrocento ad oggi, nonostante i vari pericoli inerenti a certi periodi di decadenza, o ad alcuni avvenimenti storici, o anche a "certi mirabolanti progetti, dovuti all'ambizione di qualche personaggio senza scrupoli e senza cultura".

Passione e un certo orgoglio mi hanno spinto a portare Urbino fuori dall'Ateneo parigino, per spiegare ai francesi che Urbino non era "solo Raffaello", non era una città mitica e introvabile, ma ben reale e straordinaria.

A Parigi, nella città del Nord e del Sud della Francia, in Inghilterra e in Scozia, in Danimarca e in Ungheria, in Dalmazia e a Venezia: l'ho fatta conoscere a molti la sua città, caro Signor Sindaco! Ho contribuito a farla amare non solo per il miracolo del suo Palazzo e del suo paesaggio, ma soprattutto per l'equilibrio magico del suo "corpo a mattoni", di quel suo corpo di muri che si dispone "continuo nel colore intenso del cotto", come magistralmente e poeticamente la descrive Volponi.

Perché vuole cambiarla intonacandola? Perché vuole "truccarla"? Perché rompere, così, quel "miracolo" raggiunto non solo dall'insieme del patrimonio medioevale e quattrocentesco, ma soprattutto grazie al susseguirsi nel tempo di interventi "giusti", che l'hanno rispettata e le hanno conferito, e via via rinnovato, proprio quel carattere di continuità?

E' questo risultato la sua più alta qualità estetica, che a sua volta è lo specchio del suo livello di civiltà. I1 contrario, come direbbe Alberti, cioè la spia del suo livello di inciviltà, sarebbe proprio una sua non‑qualità estetica.

Alberti ci insegna ‑ come lo ha insegnato a Urbino ‑ che la qualità di una architettura (o di una città- risiede nella sua organicità, nell'armonia tra le diverse parti: la concinnitas. La cui verifica è basata sul principio secondo il quale "non vi si può aggiungere o togliere o cambiare nulla se non in peggio".

Signor Sindaco, questa concinnitas Urbino l'ha raggiunta e l'ha fatta durare. Perché vuole distruggerla con un povero, omologante e accademico "piano del colore", che si propone di approvare?

Per l'amore che tutti abbiamo per la Sua città: non la tocchi ! Mediti piuttosto sui sempre illuminanti suggerimenti albertiani.

 

 

SOMMARIO

 

3 Introduzione di Augusto Calzini Presidente dell' Associazione Pro Urbino

20 Quell'intonaco non sa da fare intervento della Pro Urbino a cura di Giancarlo Di Ludovico

21 La Polemica. La Pro Urbino lancia l'allarme. E ancora è da approvare "Il piano del colore fa ... danni Il resto del Carlino 7 agosto 2001

22 Uno studio sull'architettura della città di Mario Pellegrini su Corriere Adriatico 3/12/2001

23 Mattoni a vista di Massimo Casolari e Stefania Zani su Il Ducato 9/02/2002

26 Centro Storico. Parla l'architetto Casolari: identità e manutenzione a cura di G. Di Ludovico su Resto del Carlino

27 Sergio Feligiotti "No ad Urbino cartolina" Il Resto del Carlino 24/02/2002

28 Lo studioso cittadino spara a zero sul Piano del Colore e torna a Federico. Fontana "spruzza" i colori dell'ira di G. Di Ludovico - Il Resto del Carlino 3/03/2002

29 Il caso. Calzini chiede riflessione sul Piano del Colore dell' arch. Casolari. Urbino in technicolor non va lettera dell'Architetto al Resto del Carlino del 5/03/2002

30 Piano del colore. Altre critiche e l'assessore chiarisce: "se non va si cambia". La rivolta mette il freno a Guidi di G. Di Ludovico - Il Resto del Carlino 6/03/2002

31 Piano del Colore. Marcucci Pinoli "Gli uomini di cultura dicano no" Il Resto del Carlino 6/03/2002

32 Intervento del Direttore dei LL.PP. Michele Felici Il resto del Carlino 6/03/2002

33 Il caso duro. Intervento di Cerboni Baiardi che cita Franco Mazzini: "Urbino è un paese dei balocchi". Nasce un comitato contro il Piano del Colore Il Resto del Carlino 12/03/2002

34 Comunicato stampa dell' Accademia Raffaello di Urbino. "Piano di riqualificazione del centro storico di Urbino" Urbino 15/03/2002

34 La polemica. Per il Comune: non è prescrittivo e non ci sono pericoli. Chi bara ? "Il Piano del Colore c'è ma non vale" di G. Di Ludovico - Il Resto del Carlino 17/03/2002

35 Il presidente della commissione cultura del Comune dopo la presa di posizione di numerosi urbinati: "ma Urbino è una città pilota". Colocci difende il progetto di riqualificazione urbana: "un esempio seguito anche all'estero Il Messaggero 17/03/2002

36 Urbino cerca turisti in India di Mauro Bernardini Il Messaggero 20/03/2002

37 Ma sulle facciate nnon c'è una prescrizione definitiva G. Di Ludovico Il Resto del Carlino 21/03/2002

38 Ironie di Ciampi (Polo- G. Di Ludovico Il Resto del Carlino 22/03/2002

39 Studio su basi scientifiche: col Piano del Colore una Urbino dell'ottocento del Prof. Leonardo Buffi

40 In difesa di Urbino: qualcuno vuole intonacare il celebre centro storico La Repubblica 25/03/2002

41 Contro il colore: 230 firme da tutto il mondo G.Di Ludovico Il resto del Carlino 30/03/2002

42 Il Maquillage? A urbino no di Andrea Emiliani

43 Non sono l'ispiratore ma il piano del colore mi piace di Francesco Colocci Il Resto del Carlino 29/03/2002

44 Non colorate Urbino come Disneyland di Vittorio Emiliani Corriere Adriatico 14/04/2002

46 Vogliono colorare Urbino di Bruno Zanardi Sole 24 Ore 14/04/2002

47 Il vicwsindaco: "Ascolteremo le critiche del pianp Casolari" Mario Pellegrini Corriere Adriatico 17/04/2002

49 Identità storica da Salvaguardare A. Calzini per la Pro Urbino Corriere Adriatico 17/04/2002

50 Anche Jacques Le Goff boccia il Piano del Colore di Marco Bernardini Corriere Adriatico 19/04/2002

51 Appello al Sindaco e ai membri della Maggioranza da il Comitato per la tutele del Centro Storico

52 Firme contro il piano del colore di Valentina Rivolta Corriere Adriatico 19/04/2002

53 E' sbagliata la filosofia dell'intervento di Elisabetta Foschi Il Resto del Carlino 23/04/2002

54 Piano del colore: sterile gabbia di Mauro Bernardini Il Messaggero 24/04/2002

55 Piano del colore: non approvato ma applicato di G. Di Ludovico Il Resto del Carlino 26/04/2002

56 Rifondazione dice no di Mauro Bernardini Il Messaggero 30/04/2002

57 Di tutti i colori: ovvero non si può distruggere Urbino ridipingendola di Paolo ceccarelli Archingeo maggio 2002

60 Note sul Piano di riqualificazione del Centro Storico Comitato per la tutela del Centro Storico

64 Ma come è bella Urbino, così incolore di Rossella Sleiter Il Venerdì de La Repubblica 10/05/2002

68 Incubo technicolor L'Espresso 16/05/2002

69 Quando l'estremismo è a colori di Mario Fazio La Stampa 08/05/2002

70 Lettera aperta al Sindaco di Urbino di Luciana Miotto

71 Documento del Consiglio dell'Ordine degli Architetti di Pesaro e Urbino

74 Lettera all'Ordine degli Architetti di Pesaro e Urbino dell' Arch. Sergio Feligiotti

76 Piano di riqualificazione del Centro storico dell' Arch. Renzo Mancini 16/07/2002

83 Appello per la tutele del Centro Storico di Urbino in tre lingue a cura Comitato per la tutela 20/03/2002

86 Lista dei firmatari dell'appello

 

Acquisto:

Si può acquistare il volumetto, di 111 pagine al prezzo di 8 euro:

  • per telefono: Augusto Calzini tel. 0722-327039 - fax 0722-327039

  • Denis Forlani tel. 0722-329020

  • per e-mail: info@pro-urbino.it

Dietro richiesta verrà inviato per posta e l'importo, comprensivo di spese postali, potrà essere versato su:

  • CC 61729/55 Intestato a Associazione Pro Urbino presso la Banca Popolare di Ancona