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VINIA TANCHIS: SAPORE DI SARDEGNA |
Litografie di Vinia Tanchis e Fernando Tiboni
PREFAZIONE di SILVIA CUPPINI Dal continente l’isola appare lontana, ogni approdo è reso difficile dalla nebbia dei ricordi. Ma Vinia Tanchis è ritornata con un mezzo, la parola, la cui leggerezza ha vinto ogni resistenza. Una terra, quella sarda, ritrovata attraverso le storie dei suoi abitanti, attraverso la lingua che appartiene loro. Se si ha la pazienza di seguire i dialoghi nell’idioma originale si avverte quanto perdano di efficacia nella traduzione. Ogni racconto contiene un piccolo o grande dramma esistenziale al quale Vinia non risparmia il suo giudizio lucido e pietoso. Una fede che si trasforma spesso in pietà scaturisce fra le righe: l’uomo può cadere in inganni, può uscire frustrato da eventi che lo sovrastano, ma, sempre, c’è una piccola luce che si accende affinché il dramma non si chiuda senza speranza. Di tutte le notazioni di paesaggio che avvolgono come uno scenario gli eventi umani, quelle più pregnanti sono riservate al mare, il grande anello confine dell’isola e per questo non solo la chiusura ma anche (cum-finis) l’apertura verso il mondo. Un mare infinitamente cangiante, pronto ad accogliere ogni solitudine, ogni abbandono. Silvia Cuppini Critico-Storico dell’Arte, ex Docente Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino
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