El seller e el presémol
ovvero: Dove ci porta il dialetto
Prima di avventurarci nel groviglio del sottobosco linguistico precisiamo alcune cose. Le lingue, come l'ambiente arboreo, e la similitudine è pertinente, si alimentano del loro humus (risorse e forme autoctone) o crescono e proliferano con l'apporto di nuove specie portate dal vento, dall'acqua o dalla mano dell'uomo (prestiti, calchi, ecc.). Il dialetto è generalmente una componente base di questo humus ma, indipendentemente da come noi lo consideriamo e dalla posizione che esso occupa in una data lingua e cultura, ha un indiscutibile valore documentario, sia linguistico che etnografico, antropologico, economico, politico, sociale, culturale e può costituire per lo studioso di una comunità linguistica un prezioso serbatoio di reperti altamente rivelatori. Una parola nasce in un luogo e in un ambito linguistico e culturale, ma può diffondersi in altri ambiti della stessa lingua o infiltrarsi in altre lingue; può assumere forme e significati diversi e generare altre parole o intere famiglie di parole. E' questo il caso dei termini dialettali che ci proponiamo di illustrare.
Il termine seller viene da molto lontano ed è andato molto lontano. La sua base etimologica è il greco antico sélinon. Indica una pianta già nota nel V secolo a.C., scientificamente chiamata Apium graveolens della famiglia delle Ombrellifere, usata dai greci e dai romani per insaporire le vivande e dai cinesi come erba medica, ma che è stata coltivata come ortaggio soltanto a partire dal Medioevo. L'antica forma greca è stata adattata nei vari dialetti italiani, ad eccezione del bresciano seleno, nella forma sellaro, mentre la forma italianizzata sedano, arbitraria e decisamente più tarda, è emersa quando la forma dialettale italiana si era già propagata a varie altre lingue col diffondersi in ambito europeo di consuetudini alimentari tipicamente italiane. In francese abbiamo céleri, in inglese celery (il primo riferimento all'uso del sellery è del 1664), in tedesco Sellerie, in russo sel'derej, mentre in spagnolo, ove apio riprende il termine colto latino Apium, non c'è traccia della forma dialettale italiana. Il termine seller ha avuto una certa fortuna anche in ambito onomastico e toponomastico con i cognomi Sellero, Selleroni, Selleroli e i nomi di luogo Sellero e Monte Sellero (Valcamonica) che probabilmente hanno come base la forma lombarda sèler, mentre i cognomi Sedano e Sedani derivano dalla forma italiana.
Un discorso a parte va fatto per seller selvattich e sellerón, pianta fortemente urticante che la credenza popolare riassocia al seller, ma che in realtà, pur essendo della famiglia delle Ombrellifere, è la malfamata Pastinaca urens che può provocare al semplice contatto allergie anche molto fastidiose.
Se seller è di antica formazione dialettale, il termine presémol è arrivato invece piuttosto tardi nel nostro dialetto, rimanendo in concorrenza con il più umile erbetta senza tuttavia riuscire a scalzarlo via dall'uso domestico. Nell'uso “regionale” erbetta è un termine generico per le tante erbe aromatiche, mentre nell'urbinate indica in maniera specifica il prezzemolo. Per tornare a presémol c'è da rilevare con sorpresa che, nonostante le apparenze, è linguisticamente un parente stretto di seller, perché, attraverso il tardo latino “petrosilium”, dal latino classico “petroselinum”, deriva dal greco “petrosélinon”, cioè il sedano che cresce tra le pietre, e quindi ha in comune con seller l'antenato greco “sélinon”. Il prezzemolo, scientificamente Petroselinum sativum, è una pianta aromatica originaria del Mediterraneo orientale che dall'epoca romana viene coltivata intensamente in tutta Europa. Oltre ai pregi aromatici ha importanti pregi nutritivi in quanto contiene la quantità quotidiana necessaria di vitamina A e C. Questa popolarità della pianta spiega ovviamente l'ampia diffusione del nome greco nelle lingue europee: inglese parsley, francese persil, spagnolo perejil, tedesco Petersilie, russo petrushka, ma spiega anche il notevole successo nell'immaginario collettivo che ne ha sfruttato soprattutto le idee di “cosa o persona di poco conto”, perché molto comune, e “cosa o persona molto invasiva”, perché infestante. Se ne ha un considerevole riflesso in certi detti dell'uso italiano: “la scusa del petrosello” per indicare una motivazione di scarsa credibilità, “l'occasione del petrosello” per un pretesto insignificante, ma opportunistico, “come il prezzemolo” per essere sempre dappertutto. A tal proposito nell'uso dialettale, e non solo urbinate, si preferisce dire “essa dapertutt com el pundòr”, perché la solanacea importata dall'America nel XVI secolo ha evidentemente preceduto l'introduzione nel dialetto del termine prezzemolo. Ma non c'è spazio qui per seguire tutte le connotazioni alle quali può portare la carica immaginifica di prezzemolo. Vale la pena tuttavia ricordare che petrushka, il termine russo per prezzemolo, è anche il nome della variante russa di Pulcinella che Stravinski nel 1911 ha celebrato elevando il burattino al rango di “eterno e infelice eroe di tutte le fiere e di tutti i paesi” (Abbiati). E qui il prezzemolo è stato nobilitato alquanto !
Non manca ora che spiegare l'enorme successo di presémol nell'onomastica italiana ove, utilizzando beffardamente gli attributi di “insignificante”, “noioso”, “invadente” e “impiccione” si è giunti agli esiti cognominali (in realtà soprannomi divenuti cognomi): Petrosillo, Petrosemolo, Petrosino (il poliziotto americano, celebrato da un monumento nella nativa Tropea, famoso per la lotta condotta a Chicago contro la “Mano nera”), Petruzzelli (il teatro di Bari dolosamente incendiato di recente), Persolini, Prezzolini (il critico e scrittore dei primi del Novecento fondatore della Voce) e c'è anche chi ha tentato di tirarci dentro Elvis Prestley ipotizzando, con poco fondamento, una derivazione metatetica dall'inglese parsley (che invece più probabilmente è da priest + ley = il boschetto del prete). E in fine non si può tacere il nome del famoso detersivo Persil (dal francese antico peresil, francese moderno persil per prezzemolo) nel cui marchio di fabbrica lanciato nel 1968 Monsieur Ronchetti, che per primo ebbe l'idea nel 1907 di aggiungere un po' di varechina al sapone, pensò bene di inserire un rametto di prezzemolo. Non c'è che dire: presémol è dappertutto come il prezzemolo !