Due urbinati illustri studiati all’Università di
Cambridge
POLIDORO
VIRGILI e FEDERICO BAROCCI
La “Renaissance Society of America” fin dal 1954
organizza un ormai celebre convegno annuale di studi rinascimentali ospite
di una Università di grande prestigio storico e internazionale. Quest’anno
l’”annual meeting” si terrà a Cambridge (UK- nei giorni 7, 8 e 9 aprile
2005. I numerosi convegnisti attesi da tutto il mondo occidentale troveranno
accoglienza al Queens’
College, al Clare College e al Fitzwilliam College,
dove relatori di chiara fama provenienti dalle più prestigiose Università
americane ed europee terranno dei cicli di conferenze sul tema: “Cristianity
in Sixteenth-Century Europe”, ossia “La Cristianità europea nel XVI secolo”.
Nel ricchissimo programma del giorno 9 aprile 2005 si distinguono
soprattutto ben tre interessanti argomenti di carattere spiccatamente
urbinate. Due di essi riguardano il grande pittore Federico Barocci
(1535-1612- e uno l’umanista Polidoro Virgili (1470-1555-. Le due
lezioni sul Barocci saranno tenute rispettivamente dal Prof. Ian F.
Verstegen della University of Georgia e dal Prof. Jeffrey M. Fontana dell’Austin
College, i quali metteranno al corrente gli studiosi sugli esiti emersi
dagli ultimi approfondimenti sugli affreschi eseguiti nel Casino di Pio IV
in Vaticano e sull’Immacolata Concezione dipinta per la Chiesa di San
Francesco dei Minori Conventuali di Urbino, oggi alla Galleria Nazionale
delle Marche nel Palazzo Ducale di Urbino. Distaccatosi dalla coeva corrente
manieristica, Federico Barocci realizza delle opere che, pur essendo frutto
di “diligente studio”, sanno mantenere estremamente viva una realistica
naturalezza, ben lontana dagli atteggiamenti esasperati dei manieristi
coevi. Educato col fratello all’alta scuola dei matematici urbinati, egli
campisce sempre i suoi spazi pittorici secondo le regole logiche della
geometria nella perfetta osservanza del calcolo e della proporzione
matematica, non concedendo mai nulla all’illogicità e al complicato
“disordine” dei manieristi, a differenza dei quali egli non soltanto usa
colori primari, ripudiando i toni intermedi, ma crea anche forme prive di
linee di contorno cariche e cupe. Pittore profondamente religioso, in tutta
la sua opera si riscontra la perfetta interpretazione dei precetti
controriformistici, sempre assolutamente in linea con i dettami della
politica religiosa instaurata da Papa Pio V. Difatti, nelle sue opere
Federico Barocci non rappresenta mai in modo aulico i fasti delle Chiesa,
tuttavia riesce sempre a creare un singolare legame affettivo ed emozionale
fra lo spettatore e l’evento sacro rappresentato, cosicché la devozione
acquisisce un carattere di quotidianità personale, che tocca direttamente
l’animo dei fedeli, suscitando in loro un sentimento conturbato dall’intensa
commozione di vedersi spesso rappresentati astanti e testimoni del sacro
mistero raffigurato, come accade appunto ai fedeli dipinti ai piedi
dell’Immacolata Concezione. Comunque, si tratta sempre di una complessa
operazione culturale con la quale il Barocci cerca di comunicare un
messaggio preciso in adesione ai principî emanati dal Papa, che sarà presto
proclamato Santo: opporre all’esasperato individualismo delle correnti
protestanti l’intenso sentimento collettivo promanante dalla profonda unità
della Chiesa Cattolica. Non a caso, dunque, il titolo dell’intervento è:
“Barocci’s Immaculate Conception and Pius V’s Religious Politics”.
La terza conferenza di sapore urbinate programmata per
il 9 aprile prossimo sarà affidata alla Prof.ssa Catherine Atkinson dell’Universität
Hannover e non poteva non essere dedicata a Polidoro Virgili, che, inviato
nel 1502 in Inghilterra dalla Corte Romana come Sottocollettore Apostolico,
vi risiederà quasi ininterrottamente per un cinquantennio grandemente
onorato dapprima dal re Enrico VII, dal quale fu incaricato di scrivere l’”Anglica
historia”, la prima storia modernamente concepita del regno inglese, poi dal
re Enrico VIII Tudor, le cui vicende personali abbastanza riprovevoli,
avevano influenzato notevolmente una politica religiosa piuttosto
censurabile di quel sovrano, che pure non cessò mai di fregiarsi del titolo
pontificio di “Defensor fidei”, tramandato ai suoi successori fino ad oggi.
La conferenza di Cambridge prenderà in esame l’opera più originale di
Polidoro Virgili, il “De rerum inventoribus”, nella quale l’autore intende
rendere omaggio all’inventiva dell’”Homo faber”, che sa divenire
protagonista ed artefice del proprio destino. Si tratta di un’opera che
ancora oggi continua a rivelare e a testimoniare la grandezza della figura
del Virgili come quella di un umanista dal respiro europeo, all’altezza di
Erasmo da Rotterdam e dell’amico Tommaso Moro, il santo Cancelliere del
Regno Inglese e martire della Chiesa Cattolica d’Inghilterra.
Luciano Ceccarelli
ë
Ritorna indietro
|