Lì 14 marzo 2006  il Prof. Gastone Mosci scrive a Tiboni :

Caro Vincenzo,
il Catalogo è fatto bene.
La mostra sarà bella.
L'artista ha lavorato.
L'Emilia ti aspetta.
Ho scritto una nota per "Il nuovo amico".
Però questo lavoro merita di ritornarci sopra.  Un saluto.

Gastone Mosci

 

 

 

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Tiboni espone la sua Via crucis

 

Urbino – Due icone, la croce e le spine, rappresentano l’emblema della mostra dedicata alla “Via Crucis” da parte di Vincenzo Tiboni a Castellarano di Reggio Emilia dal 18 marzo al 18 aprile. Da registrare anche alcuni aspetti nuovi del lavoro artistico dell’urbinate. Prima di tutto, Tiboni espone 14 formelle polimateriche in bassorilievo e monocromo bianco (cm. 68x68x10), un lavoro inedito, un anno d’impegno, il 2005, una scelta tecnica di campo: il bassorilievo, una linea artistica originale ed un conseguente segnale culturale sorprendente fra linguaggio astratto e figurativo simbolico. Tiboni è guidato criticamente in modo suggestivo: il critico d’arte Carlo Fabrizio Carli, che cura la mostra, predispone una comprensione di grande respiro: la terrestrità che dialoga con la fede, espressa dalle due icone; lo scrittore Giovanni Bogliolo porta questo contributo: il bassorilievo di Tiboni è una scultura senza terza dimensione ma un’incisione con una seconda matrice di luce. La mostra comprende anche altre opere molto importanti nello sviluppo dell’attività artistica di Tiboni: due opere lignee, resurrezione e mistero della croce (2003); tre bronzi della serie del “soldato del cielo” (2000), angeli e arcangeli vigili difensori del pensiero di Dio e dell’uomo; infine, due tele, due crocifissioni (1965 e 1997) d’intenso cromatismo.

Quella di Tiboni è una Via crucis con croce e spine. La croce è il primo simbolo antico, Cristo uomo muore sulla croce, la croce interpreta il momento storico dell’epoca romana, la croce diventa l’immagine dei seguaci di Cristo specie nella lotta delle Crociate, Cristo è accusato, il Messia viene messo a morte, l’agonia di Cristo rappresenta un’immagine di persecuzione e di riscatto, d’inquietudine e di liberazione, la croce richiama il Getsemani e il Santo Sepolcro, non tralascia il Pascal di Gesù in agonia fino alla fine del mondo. La seconda scelta di Tiboni: l’icona dei chiodi pervade quasi tutte le stazioni, comprese le due opere in legno fuori serie, rappresenta la sofferenza nella dimensione umana lancinante e nell’invocazione d’un ordine nuovo; i chiodi indicano una pluralità di visioni e di domande, che portano un segno d’annuncio, l’eco della predicazione dell’amore, l’amor di Dio e l’amore dell’uomo. Dunque via crucis come dramma di morte e dramma d’amore e di speranza, con gli esiti del sepolcro e della resurrezione: in ogni caso desiderio caldo d’amore, di comprensione, di miracolo visibile. Un Tiboni, che sembra allineato alla lettera enciclica “Deus est caritas”, come itinerario sotterraneo che cerca un linguaggio d’arte e le forme delle ragioni spirituali d’oggi.

Gastone Mosci