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Il nuovo anno
Il sole e il cielo terso hanno accolto questo 2003. In lontananza ancora qualche fuoco d’artificio tardivo per salutare il nuovo anno, ma prevale il silenzio, dopo la consueta notte di esplosioni e fragori. Non capitava da diverso tempo di risvegliarmi tra le mura domestiche il 1° gennaio; di non trovarmi alle prese con valige e taxi, aerei, partenze ed arrivi, luoghi sconosciuti, un nuovo altrove da scoprire. Eppure non provo la mia abituale irrequieta insoddisfazione per non essere in movimento, per non avere utilizzato il tempo a disposizione in qualcosa di concreto, per non essere riuscita a sconfiggere, anche se solo per un istante, quella terribile sensazione di occasione perduta. Un pensiero costante mi assilla da sempre: il tempo che fugge è un’inevitabile certezza, ma quello che può essere evitato è assistere immobili alla sua fuga. Eppure sono tranquilla, pacata; ho anestetizzato le mie aspettative; ho accolto con serenità questi mesi senza scosse, senza particolari programmi, senza stravolgimenti. Da quando ci sei tu che cresci nella mia pancia ho scoperto un’inaspettata pazienza; mi sono ritrovata ad aspettarti e a concentrarmi su questo imminente futuro, rallentando il ritmo della mia incessante attività cerebrale, annacquando le mie spietate analisi della realtà, riducendo la dose quotidiana di rabbia che riverso su questo mondo ingiusto e mediocre. Mi sono scoperta a trarre bilanci, forse per la prima volta benevoli ed incoraggianti della mia vita vissuta fino ad oggi. Sono diventata adulta, lasciando alle spalle le ansie e le incertezze della prima giovinezza, conquistando spazi mentali e fisici dove rifugiarmi; ho conosciuto i morsi della solitudine e le scosse della passione, ho provato delusione e rabbia, ho pianto lacrime di sconforto e di commozione, ho patito il gelo dell’abbandono e sono stata accecata dalla luce dell’amore, ho provato la gioia dell’incontro e la crudeltà dell’indifferenza, ho provato l’ebbrezza della fuga e l’angoscia del ritorno, ho elaborato le mie insoddisfazioni, ho archiviato le mie velleità, ho addomesticato la mia incontentabile sete di cambiamento e di diversità, ho provato a contrastare il mio assurdo terrore della banalità. Sono caduta nella trappola delle illusioni, sono scivolata sulle pareti levigate dell’orgoglio, mi sono graffiata con le spine dell’umiliazione e dei fallimenti, mi sono piegata sotto il peso del dolore, sono stata trasportata da folate profumate di felicità. In una parola, ho provato a vivere ed ora, con il bagaglio accumulato, mi sento pronta per ripartire verso un nuovo confine, mai esplorato fino ad ora, di cui non riesco a scorgere nemmeno la linea indefinita all’orizzonte. Un viaggio impegnativo e insidioso che durerà per il resto della mia vita. Non esistono mappe e guide da portare con me, soltanto il buon senso, la pazienza, tanto amore ed una buona dose di fortuna. E’ un inizio d’anno unico ed originale, dunque, perché ci sei tu nella mia pancia, che di giorno in giorno si ingrossa e si gonfia; perché ci sono io, sempre più immersa in questa nuova condizione di attesa durante la quale sto provando ad immaginare come sarai, come sarà, come sarò dopo. Poi mi assale il terrore di un futuro immaginato ma non realizzato e ritorno precipitosamente a questo presente dorato, dove sono diventata oggetto di mille attenzioni e privilegi inaspettati, dove ho conquistato il mio tempo, strappandolo alle forzature della quotidianità. E’ un inizio d’anno irripetibile.
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