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Le nozze d’oro dei nonni
Pietro e Angela si sono sposati il 19 dicembre 1953, erano giovanissimi ed oggi si ritrovano con 50 anni di vita alle spalle, non più giovani e freschi, non più spensierati e inconsapevoli del loro futuro. Nei loro occhi, alla trepidante attesa del domani, si è sostituita la gratitudine di essere ancora qui, dopo tanti anni, affaticati dal lungo cammino, appesantiti dai loro bagagli un po’ logori e ingrossati dal tempo. Un velo di tristezza si è posato silenzioso sui loro volti, perché il tempo a disposizione sta scadendo, ma non è riuscito a cancellare la trasparenza di una vita trascorsa insieme, nonostante tutto; le intemperie dell’esistenza non sono riuscite a spegnere i loro sorrisi, sempre pronti a dischiudersi di fronte alle gioie che ancora riescono a provare, come quella che tu, ogni giorno da quando sei nato, riesci a suscitare. L’occasione era di quelle irripetibili, e l’emozione e la sorpresa sono state all’altezza della situazione. Abbiamo pensato a tutto, noi figlie, dal regalo importante al catering per il pranzo, dal dolce prelibato ai vini selezionati, con contorno di fotografie e confetti, baci e abbracci in abbondanza. Quando si vive quotidianamente accanto ad una persona, la si sente tutti i giorni, le si parla a volte non sapendo nemmeno cosa dire, non trovando nulla di particolare e di profondo da raccontare, si stenta a ricordare e a valutare l’importanza di quella presenza, di quella vita che ti scorre vicino, a volte silenziosa, a volte provocando un rumore assordante, altre ancora rivelandosi ingombrante. Ci si dimentica delle scelte iniziali, dell’entusiasmo e dell’amore strabordante che le aveva accompagnate, si lascia spazio alla noia, al rimpianto, al rimbrotto, ma poi quando ci si accorge che sono trascorsi 50 anni da quel primo sì, sussurrato quasi con timore di infrangere il sogno che si stava vivendo, si viene colti da un moto di commozione, intensa, che ti afferra il cuore, che ti strappa una lacrima silenziosa e invisibile, che ti toglie il respiro e t’impedisce di pronunciare alcunché, stampandoti in faccia un’espressione un po’ attonita, quasi insulsa, un accenno di sorriso che nasconde una gioia più profonda, talmente profonda che quasi non riesce ad emergere in superficie, per inondare anche coloro che stanno intorno. Forse hanno provato tutto questo o forse no, comunque la giornata è trascorsa in un’allegra confusione dove tu hai fatto da padrone, nonostante l’occasione dedicata a loro. Tu, beato inconsapevole, con i tuoi sette mesi di esistenza che proprio oggi, 19 dicembre 2003, hai compiuto, non hai capito nulla, se non di essere circondato da tanti volti sorridenti e ammirati, più o meno noti, più o meno familiari, in una casa che non è la tua ma quella degli zii, piena di quadri e oggetti misteriosi come tavoli e soprammobili, tappeti e divani bianchi, una grande parete a specchio dove hai scoperto un altro bimbo, senza capire che eri tu stesso.
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