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Parte prima: gravidanza
Quella che il bruco chiama la fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla. (Lao Tze – La via della virtù)
Sarò una buona madre?
“Tu sì che sarai una buona madre, così sensibile, così intelligente…”. Si concludevano quasi sempre con questa frase i miei appuntamenti con Alina, la piccola e gentile estetista cui ho affidato, da quando avevo 16 anni, peli superflui e punti neri. Ma come si fa a sapere se si è potenzialmente una buona madre? Bastano veramente sensibilità ed intelligenza? E quali sarebbero le giuste dosi di queste caratteristiche? Di donne sensibili ed intelligenti ne circolano molte, nonostante le apparenze e i luoghi comuni, ma non credo che tutte siano veramente delle buone madri; al contrario, non è detto che donne superficiali ed un po’ stupide non possano rivelarsi, alla prova dei fatti, madri eccellenti. Forse non è chiaro il concetto di fondo: cosa significhi essere una buona madre, quali siano i parametri di riferimento. L’amore? Ma quale madre ammetterebbe razionalmente di non amare abbastanza il proprio figlio. Forse la certezza di compiere sempre la cosa giusta? Ma quale madre sentiremo affermare di sapere sempre quello che deve fare; al massimo potrà dire che le sue azioni sono state ispirate dall’assoluta buona fede, credendo di fare il meglio. Allora la disponibilità al sacrificio ed alla rinuncia? Ma è realmente corretto e salutare per il figlio avere una madre completamente annullata in lui e per lui? Di certo è necessario riprogrammare le priorità, rendersi conto che una volta nato il pargoletto, ma anche durante la gravidanza, il primo a cui pensare è proprio lui, quindi via sigarette, eccessi alcolici, cibi pesanti e piccanti, affaticamenti vari e poi, soprattutto nei primi mesi/anni, aboliti al 90 per cento cinema, cene, gite con lo scooter, week end romantici, viaggi esotici, in poche parole, il proprio tempo libero. Ma anche in questo caso non si ottiene una piena garanzia di successo. Molte madri si sacrificano e si annullano per i propri figli, salvo poi rinfacciarglielo alla prima occasione, non appena saranno in grado di comprendere il significato delle parole “dopo tutto quello che ho fatto per te…”. Molteplici, dunque, sono le domande e i dubbi che mi saltellano nella mente senza trovare la loro casella. Non so se sarò una buona madre, ma ho in ogni modo una certezza: il figlio che ho deciso di far nascere non ha avuto alcuna colpa di esistere, non ha avuto libertà di scelta. Quindi ha tutti i diritti di ricevere il meglio ed il massimo che mi sarà possibile. Avendo scelto io per lui, non potrò mai permettermi di pretendere riconoscenza e gratitudine per quello che avrò sacrificato e perduto; non potrò mai permettermi di accusarlo di avermi assorbito e rubato la mia vita, il mio tempo, il mio sonno, la mia serenità. Questi sono gli unici elementi di certezza che mi accompagneranno nei periodi di maggiore sconforto e disperazione (che sicuramente vivrò, non ne dubito) e forse, mantenendoli sempre vivi nella mia mente, proverò ad essere una buona madre.
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