L’estate sta finendo

 

Scampoli d’estate, giornate calde e assolate, il mare di settembre restituito alla sua quiete e alla sua calma affascinante, colori brillanti e trasparenti, cielo limpido e terso che lascia libero l’orizzonte e cattura lo sguardo, alla ricerca dell’infinito. Soltanto l’inarrestabile ciclo delle stagioni che sta assorbendo minuto dopo minuto la luce delle giornate, ci ricorda che l’estate sta finendo per lasciare il passo alla nuova fase della nostra vita.

Siamo rientrati a Roma, nella nostra piccola casa; sono riprese faticosamente le nostre attività lavorative; sono imminenti importanti cambiamenti che ci costringeranno a reimpostare i nostri precari equilibri. Fra pochi giorni ti affaccerai al mondo dell’asilo; fra alcuni mesi ci trasferiremo in una nuova casa, più grande e confortevole, anche se ancora la ricerca non ci ha portato ad alcuna concreta novità.

Tu sei tornato a Roma sulle tue gambe, si fa per dire, ma finalmente ti sei distaccato da quel dito rassicurante senza il quale non osavi avventurarti. Cammini sulle punte e assapori, giorno dopo giorno, l’ebbrezza della libertà, dell’autonomia di movimento, inoltrandoti nell’esplorazione di ogni angolo della casa, divenuta improvvisamente una concentrazione di pericoli e cose vietate.

Cassetti, sportelli, fessure, comodini, sono i tuoi principali centri di interesse, soltanto la palla riesce ancora a distoglierti dal tenace tentativo di infilare un dito nella presa elettrica o di afferrare una bottiglia di liquore che hai scoperto nel mobile del salotto, lasciata ingenuamente alla tua portata. Questa storia della palla è diventata una vera ossessione: tutto ciò che è circolare, tondo, simile ad una palla fa scattare la tua tiritera “puaa, ppaa, ” che cessa soltanto dopo essere entrato in possesso di quell’oggetto che tu hai deciso essere una palla. Mi riferisco a mestoli, scolapasta, pesche, prugne, pere, disegni di cose circolari stampati su quadri o riviste.

Ovviamente, quando ti ritrovi in mezzo ad altri bimbi, tutte le tue palle di scorta perdono immediatamente di valore e se non entri in possesso di quella con cui, magari, ragazzini di dieci anni stanno misurandosi nell’immancabile partita di calcio, sei colto da attacchi collerici di insospettata violenza, con tanto di urla e testate selvagge su qualsiasi ostacolo ti si metta davanti, ma con una particolare predilezione per i miei zigomi.

Il pediatra, al quale ogni volta non risparmi il meglio della tua rappresentazione, pianto disperato ed urla laceranti, sostiene che il tuo dare testate ovunque nei momenti di massima incomprensione da parte degli adulti, è solo la conseguenza della tua ancora scarsissima dimestichezza con la parola.

Ma allora cosa dovremo aspettarci non appena imparerai ad esprimerti compiutamente?