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Depressione post-partum
Consideravo un luogo comune la storia della depressione che colpisce le donne subito dopo il parto. Leggevo con una certa diffidenza le notizie di madri infanticide, che avevano affogato, scaraventato dalla finestra, abbandonato nei cassonetti, i loro piccoli figli appena nati, perché assalite da raptus incontrollabili, scatenati da devastanti depressioni. Ho dovuto ricredermi umilmente. Non che abbia mai provato alcun desiderio di sopprimerti, ma da circa un mese sono assalita da improvvisi conati di disperazione e sconforto che immancabilmente si sciolgono in fiumi di lacrime inconsolabili. Impulso irrefrenabile che non riesco a controllare e che mi fa scoppiare in singhiozzi mentre sto parlando, o mi sto facendo una doccia, o sto tentando di leggere un libro. L’ondata di piena arriva soprattutto se tu, pulce inconsapevole, hai appena cessato di piangere, apparentemente senza motivo o semplicemente senza che io sia riuscita a capire il perché, lasciandomi senza respiro e lacerando il flebile equilibrio interiore. Oppure se tuo padre si è appena espresso in una delle sue tipiche scenate isteriche provocate dal caldo asfissiante di questi giorni, dalla sua testardaggine ottusa e sorda, dal suo orgoglio esasperato. La crisi sopraggiunge anche se mi soffermo a riflettere che non sono uscita di casa da giorni, che non sono riuscita ad ascoltare un telegiornale o a guardare un film, che non ho parlato con nessuno al di fuori della cerchia di parenti, che non ho fatto altro che stare dietro alle tue esigenze, ai tuoi biberon e pannolini, ai tuoi pianti ancora inspiegabili. La crisi deflagra quando mi guardo allo specchio e scopro un volto pallido e scavato dalle ore di sonno perdute, un corpo gonfio e flaccido, con una pancia che nonostante l’asfissiante pancera non accenna a rientrare. “Guarda che meraviglia hai di fronte - mi rimbrotta mia madre – dovresti esserne orgogliosa e fiera, invece di piangere!”. In effetti, sei proprio bello, hai una testolina tonda, sembri un bambolotto, paffuto e morbido. Lo dicono tutti quelli che ti incontrano, perfetti sconosciuti che non hanno alcun motivo di parlarmi se non quello di esprimere una sincera ammirazione, al di fuori di quei vincoli di buona educazione che in alcuni casi è sinonimo di pura ipocrisia.
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