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Valerio, il cugino
Se ti dovesse sorgere l’inspiegabile curiosità di sapere chi ha vinto la finale dei campionati mondiali di basket del 1985, o quante reti ha segnato nella sua carriera il tal giocatore di una qualunque squadra di calcio degli anni ’80, o, ancora, quale è stato il record olimpionico nel tiro con l’arco alle Olimpiadi di Roma, o qualsiasi altra improbabile quanto dettagliatissima informazione in materia sportiva, non troverai nessun altro all’infuori di lui in grado di fornirti sempre una risposta precisa e pertinente. E non stiamo parlando di un giornalista sportivo con memoria storica ed esperienza sul campo ultra trentennale, ma di un giovane studente universitario alle prese con materie economiche e finanziarie, che nella sua infanzia ha giocato a basket in una delle tante squadre di quartiere. Allo sport praticato è seguito quello “osservato”, in televisione, allo stadio, ed oggi, l’unico strumento di lettura che compare fra le sue mani, a parte i testi universitari, è La Gazzetta dello Sport. Tale sua inclinazione è risultata subito inconsueta ed anomala, dato il contesto familiare in cui è nato e cresciuto, assolutamente avulso da qualsiasi passione conclamata per la fatica e il sudore del corpo. Tutti noi abbiamo praticato un po’ di esercizio fisico nella nostra infanzia, perché utile ad un corretto sviluppo di ossa e muscolatura; quindi nella nostra adolescenza, perché occasione di svago e alternativa a pomeriggi altrimenti condannati in casa; poi nella nostra giovinezza e maturità, perché ossessionati dal mantenere una forma fisica appena sufficiente a non sentirsi balene in secca. Ma nessuno di noi si è mai lasciato travolgere e tanto meno incuriosire dalle vicende calcistiche nazionali e non, o da qualsiasi altra forma di agonismo sportivo, al punto da non perdere nemmeno un minuto di una qualsiasi manifestazione del genere. Ebbene, con Valerio assistiamo ad un classico esempio di come tutte le teorie relative alla forte influenza esercitata dal contesto in cui si cresce, siano infondate. In una casa con una densità di libri e riviste superiore alla media, lui non ha mai dedicato più di una glaciale indifferenza ai numerosi volumi che gli capitavano davanti agli occhi, a parte quelli che doveva aprire per dovere scolastico. Dopo essere stato trascinato dai suoi genitori, durante l’infanzia e la prima adolescenza, in giro per l’Europa e per il mondo, attualmente trascorre le sue vacanze tra Roma, San Felice Circeo, Napoli e Agropoli. Prima di incontrare Dalila, la sua attuale fidanzata napoletana, le sue uniche trasferte all’estero senza genitori sono state quelle per andare a studiare l’inglese. Con l’incontro della ragazza a Malta, circa tre/quattro anni fa, sono finite anche quelle, vuoi perché l’obiettivo primario di trovare una fidanzata era stato raggiunto, vuoi perché il perfezionamento della lingua può essere ottenuto, più comodamente, anche frequentando una delle tante scuole di inglese disseminate per Roma.
Valerio non si lascia travolgere da facili e chiassose passioni; riservato e solitario, amante delle sue incrollabili abitudini, ha affinato doti diplomatiche invidiabili per la sua giovane età, che lo pongono al riparo da fastidiosi e imbarazzanti conflitti. Ama mimetizzarsi dietro una acuta ironia con la quale colpisce un po’ tutti, anche se il bersaglio preferito resta suo padre. Ironizzando e sghignazzando, comunque, riesce sempre ad evitare un discorso diretto, un cedimento alle proprie più intime emozioni e sensazioni.
Però, quando sei nato, non ha esitato ad attraversare tutta la città a bordo del suo motorino per venire a conoscerti, rimanendo incantato davanti al vetro del nido dell’ospedale, dietro il quale tu stavi trascorrendo le tue prime ore di vita. Non ha osato prenderti in braccio per diversi mesi, intimorito dalla tua apparente fragilità; ora invece, superato l’imbarazzo iniziale, si dedica volentieri al tuo intrattenimento, illustrandoti i rudimenti dell’uso della palla. In questo, peraltro, non sembri bisognoso di particolari stimoli, data la tua irrefrenabile attrazione per qualunque cosa abbia una forma circolare. Valerio potrebbe essere tuo padre, data l’enorme differenza d’età che vi separa; probabilmente avrebbe voluto avere un cugino quasi coetaneo con cui alleviare un poco la sua ineluttabile realtà di figlio unico. Probabilmente anche tu, un giorno, mi rinfaccerai di averti lasciato da solo, senza fratelli, sorelle o cugini con cui passare il tempo. Ma questo è uno degli accadimenti dell’esistenza che si preferisce commentare con laconica pacatezza “ormai è andata così, che vuoi farci?”.
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