Ritorno a casa

 

Sono passati sei giorni, siamo arrivati a casa, lontani dai medici che ci hanno accudito e preparato all’ingresso nella nuova vita.

Ci ha accolto un caldo esagerato appena fuori dell’ospedale, tu hai cominciato a piangere, io non riuscivo a camminare per i forti dolori postoperatori. In macchina ti sei addormentato e hai continuato a dormire anche dentro casa, mentre noi “neogenitori”, accaldati, spaventati ed ammutoliti, ci siamo accasciati sul divano, cercando di raccogliere le idee.

Siamo consapevoli che qualcosa di irreversibile è accaduto, ora ci sei tu, nella stanza accanto, ora stai dormendo ma da un momento all’altro ti risveglierai e comincerai a chiedere attenzioni e noi, inesperti, proveremo a capire di che cosa avrai bisogno. In fondo si tratta soltanto di darti da mangiare, cambiarti il pannolino, farti addormentare, ma ogni piccola variazione ci getta nel panico.

Ti è venuto il singhiozzo e noi siamo rimasti a scrutarti come due ebeti per diversi minuti, poi sono andata a sfogliare l’enciclopedia di puericultura e ho scoperto con grande sorpresa che “in caso di singhiozzo è sufficiente somministrare dell’acqua”. Benissimo, ci vuole soltanto dell’acqua, ma come facciamo a farti bere, non sei capace, ci vuole un cucchiaino, ma forse bisogna sterilizzarlo, forse è sufficiente sciacquarlo, e ancora, bastano poche gocce o molte di più, e non ti farà male bere dell’acqua così piccolo? Insomma, un vero disastro. Alla fine, dopo vari tentativi, hai sorbito le prime gocce d’acqua della tua vita e.. miracolo.. il singhiozzo è passato.