Si scioglie in una metrica piana e lineare un linguaggio che non teme di sconfinare nel dicorsivo e nella prosa, come in una ispirata conversazione con un vecchio conoscente accanto a un caminetto; l’uso prepotente di termini regionali, più ancora che dialettali, completa un gioco espressivo che conferisce una chiara identità, e identità culturale, all’ordito poetico della Duca Ruggeri: parole come “strigola”, “soché”, “arola”, e infine l’ultima , per noi classica, filastrocca
... staccia stacciola, buttala
giù de fora, staccia minaccia,
buttala giù la piazza ...
[distanzainstanza pag. 54]
ci confermano che è di questa terra, e non altre, che si sta parlando, che è qui, e non altrove, che ci stiamo specchiando.
Luciano Marasca