Il tempo (tempestas che rivela inquietudine e/o temperantia come virtù che miscela gli eccessi?) si fa iterato totem salvifico che rassicura l’azione della vita e pone l’umanità (e prima ancora Urbino città-madre) al riparo dai destini avversi, accogliendola nei segreti dei suoi congegni. E la poesia di Germana Duca riesce così a costruire sulle nodature e sugli anfratti di quotidiani accadimenti, come sui basamenti di classiche sententiae, una macchina perfettamente funzionante a somiglianza di quegli ‘horologi’ messi a punto dai geniali costruttori della Urbino rinascimentale. Ecco, è forse qui che si concreta appieno lo sconfinato amore dell’autrice verso una terra che sembra custodire in sé i segni di una rinascita e che viene chiamata (lo faceva mirabilmente Volponi) a riscoprire la propria anima.
Giorgio Nonni