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Giuseppe Diamantini
Bibl.: Bartsch, 21. |
Questo foglio del Diamantini. come del resto tutta la sua produzione grafica, è
un esempio dello stile personale e quindi ben riconoscibile di questo artista
che nell'incisione non ha sicuiamente raggiunto i vertici dei suoi due
conterranei Barocci e Cantarmi, ma che comunque ci mostra un gradevole modo di
usare l'incisione indiretta (acquaforte) con punte di risultati non
trascurabili. L'influenza di vari artisti a lui quasi coevi, come il suo Maestro
G. A. Sirani o di Giovanni Benedetto Castiglione, degli incisori bolognesi e di
S. Rosa, è evidente anche se la personalità del forsempronese esce fuori con
guizzi di genialità. Il suo modo di incidere è aereo e pervaso da una
rarefazione di immagini dai rimandi veneti. questo spiegabile dal periodo di
vita vissuto a Venezia.
Il tema svolto è uno dei suoi preferiti: la mitologia. Le figure se pur non ben
definite sono gradevoli e morbide e dotate di buona capacità di sintesi.
Anche quest'opera come spesso accade nei suoi lavori è pervasa da una vena di
erotismo accennato con figure quasi nude ed in pose un pò ammiccanti. L'opera è
da considerarsi uno dei lavori meglio riusciti del Diamantini, e per
composizione e per armonia di segni che ben giocano tra mezzi toni e luce.
Giuseppe Diamantini fu pittore e incisore. Dapprima allievo di G. Andrea Sirani
a Bologna si trasferì poi a Venezia assorbendo ben presto nella sua pittura la
cultura veneta.
In campo grafico ha realizzato una settantina di acqueforti molte delle quali
tirate in pochi esemplari e quindi molto rare da reperire sul mercato.