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Stefano Della Bella
Rifilata oltre la linea di inquadramento dell'immagine.
Bibl.: De Vesme-Massar, 717 |
Acquaforte facente parte di una serie di sei fogli intitolata "Paesaggi con soggetti di animali". Essa è ben rappresentativa del gusto di Della Bella per i soggetti bucolici, dove animali e genere umano convivono con grazia e armonia. La scelta dello spazio circolare su cui cimentarsi nell'esecuzione dell'opera venne adottata sovente dall'artista, possiamo infatti contare almeno una trentina di lastre con soggetti inseriti nel cerchio, tra questi è da menzionare una delle serie più belle e personali del fiorentino: "Cavalieri negri, polacchi e ungheresi". Come in quella serie, così anche in questo foglio, lo stile di Stefano Della Bella è così personale e riconoscibile da non lasciare posto al ricordo delle sue prime incisioni a volte fortemente callotiane. Qui il segno e la luce hanno ormai la firma del toscano.
Stefano Della Bella fu incisore e pittore, ma la sua grande fama è sicuramente
da accostarsi al lavoro di intaglio che egli mai abbandonò nell'arco della sua
vita. Allievo di Remigio Cantagallina. all'inizio fu fortemente influenzato
dall'opera di Jaques Callot anche se ben presto raggiunse una visione
personalissima nelle sue lastre che ammontano a più di mille.
Nel 1633 ebbe inizio un suo soggiorno a Roma su invito di Lorenzo De Medici; qui
conobbe due stampatori Israél Henriet e Frangois Langlois, poi fece un viaggio a
Parigi con commissioni da parte di Richelieu e Mazarino. Degli anni di Roma
(1633-36) restano due volumi di disegni ed un numero di incisioni pubblicate sia
a Roma che a Firenze, queste ultime piene di luce e sintesi, con figure inserite
in paesaggi chiari dal ricordo ancora callotiano. Durante il soggiorno parigino
Della Bella raggiunge già risultati di grande fascino. Egli continua ancora a
viaggiare arrivando in Egitto e poi ad Amsterdam dove probabilmente conobbe
Rembrandt e sicuramente vide delle sue opere all'acquaforte. Un documento ci
testimonia che nel 1642 Stefano acquistò quattro piccole incisioni del Maestro,
una di queste era un piccolo ritratto (White Boon n.8) che il fiorentino usò
come modello in una incisione del 'Livre pour apprendre a dessiner" (De Vesme,
293). Nel 164? viene pubblicata la serie delle "Vedute di Roma" incise in tondo,
che assieme alle ''Sei grandi vedute della cam¬pagna romana (1656), sono da
annoverarsi tra i migliori lavori ese¬guita dall'artista. La maturità artistica
ormai preaniiuiicia le vedute di Canaletto o il segno leggero G. B. Tiepolo.