Vitaliano Angelini:  Presidente Urbino Arte

 

Le ragioni di quest'insieme che costituisce la proposta di Urbino-Arte, accolta da tutte le Istituzioni e Associazioni della città e della Provincia, a cui è stata rivolta, sicuramente possono apparire evidenti se siamo disponibili verso ciò che avviene e prende corpo intorno a noi, ossia se esiste una nostra disponibilità verso l'altro Esse sono articolate e profonde e vogliono indurre il visitatore a prestare attenzione ad un fare artistico che caratterizza la produzione dell'arte urbinate di quest'ultimo secolo, non solo però, sintetizza e qualifica anche un aspetto proprio della cultura artistica nella nostra regione. Nicola Ciarletta, che fu docente nell'ateneo di Urbino negli anni Sessanta, in un rarissimo volumetto delle Edizioni della Galleria L'Aquilone- Urbino, edito nel 1962, analizzando l'opera di Bartolini, Carnevali, Fazzini, Monachesi e Scipione, cinque maestri della nostra regione, a proposito del fare artistico nelle Marche scriveva: "Da ciò, da questa fiducia nell'essere, che la sapienza centrale ha sempre anteposto a un astratto e specioso conoscere, i marchigiani hanno tratto un insegnamento semplicissimo: che volgersi all'arte significa volgersi alle cose. L'arte è per essi un lavoro come un altro; e se abbiamo parlato di cultura, essa è certamente tale, ma nel senso etimologico di alimento, giammai di gusto. Perciò tra l'arte e le arti applicate non esiste divario....".Questo concetto fu ben chiaro in quell'attività urbinate che prese il via con il Regio Istituto di Belle Arti delle Marche e, ancora oggi, costituisce il credo per chi, qui, con convinzione e serietà, intraprende il lavoro artistico.  Con questa esposizione allestita nelle sale del Castellare del Palazzo Ducale, il cui titolo è: "L'incisione, il libro e il libro d'artista", si vuol fare riferimento a quel concetto evidenziato da N. Ciarletta, ben oltre quarantanni fa, e rimarcare una linea di continuità con quello pur nell'attuazione di un rinnovamento. A questa, nel salone del Collegio Raffaello, già Collegio dei Nobili, fanno seguito, tutt'altro che dissacratorie: " Gravure", mostra mercato dell'incisione e "Il libro nell'arte- falsi d'autore".

La proposta, quindi, non appaia come un nostalgico amarcord, un rimanere impigliati nel ricordo di un eldorado artistico e culturale che non esiste più. La nostra vivacità intellettuale e la capacità di analisi, diversamente, devono consentirci di individuare in essa la vitalità che, oggi come  ieri, contìnua a connotare tanto la produzione artistica urbinate, quanto, del resto, quella di questa regione; e riconoscere negli artisti di oggi la stessa rigorosità intellettuale e manuale che è alla base del loro essere artisti e artigiani allo stesso tempo. Ciarletta, nel testo già citato, non a caso, scriveva: "Gli artisti marchigiani hanno, dunque, il temperamento dell'artigiano; è difficile tuttavia trovare chi li batta per qualità d'invenzione, per la finezza del gusto, per l'arditezza dell'impeto ... Il loro conto perciò torna sempre: nell'impianto della composizione, nella fissazione di un colore, nella stilizzazione di una linea; e persino quando s'involano all'orizzonte per non tornarvi mai più ..."

Vogliamo ribadire, quindi, a conclusione di queste nostre considerazioni, riprendendo quanto affermavamo in apertura, ossia la necessità di avere entusiasmo e guardare con fiducia l'altro da noi, il divenire delle cose, o per dirlo con Nicola Ciarletta l'essere, in altre parole l'uomo nel suo aspetto: sapiens e faber.

Un momento di riflessione questo, dunque, sulla laboriosità e l'esuberanza dell'artisticità, tutt'altro che  provinciale, di  questi  posti  che tra  le varie,

possiede anche la qualità, non meno importante, del gioco. Questa mostra, appunto, è anche quello: un gioco fatto con l'allegria e la serietà che solo chi è interiormente giovane sa dare al gioco. Un azzardo messo in atto con la sicurezza propria dei giocatori.