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TESTO CRITICO DI FRANCO PATRUNO
C'è un equilibrio che richiama il ritmo. Non tutti gli equilibri possono essere giostrati in sequenze e nell'alternarsi di arsi e di tesi. La trasgressione provoca contrappesi non sempre vissuti e visibili nella piacevolezza della scansione. Sperimentare il ritmo che si autosostiene, oppure determinare disobbedienze apparentemente anti-classiche, è proprio di Valerio Dell'Antone. I suoi lavori hanno perfetta autonomia e non alludono a contenuti extraiconici: è la loro forza, è la tensione di un'autentica ricerca capace di eliminare, sottrarre, sintetizzare e operare aggiunte non preventivate. La disponibilità a captare idee gli consente di operare con sofferta e sempre nuova libertà espressiva. Determinante è che l'artista non si creda padrone dell'universo e senza la necessità di assumere l'indispensabile cultura del passato e le più autentiche creazioni del presente. Del passato intendo sia l'astrazione geometrica che ha come radice Malevic, che l'organicità di un Burri dilatato su piani razionali, come quello finale dei cellotex. Sino a che punto queste adiacenze siano consapevolezza di Valerio non saprei affermarlo con sicurezza. Più consono al mio sentire, invece, il pensiero di una collateralità che è naturale per chi ha vissuto esperienze accademiche, e di queste ne ha fatto non un formalismo vuoto a sé stante, ma una comprensione sempre più attenta di tecniche, di supporti, di moltiplicazione di elementi a collage che, soprattutto negli ultimi manufatti, si fanno sempre più sicuri di una propria autosufficienza. Non è difficile, dati questi apporti di cultura e di temperamento, profetizzare un sempre maggiore possesso degli elementi costitutivi di quello che già da adesso avverto come il suo "mondo". La virgolettatura ha il significato di un riferimento al pensiero e alla filosofia tedesca, che con tale termine non intende solo un fattore cosmologico, ma un insieme di relazioni umane che si riverberano sul foglio o sulla tela come specchio di un vissuto finalmente rinnovato. Tale rinnovamento non nasce dal caso, perché è frutto di sensibilità e di implicita coscienza dell'esistenza in tutti i suoi aspettti di ricerca, di tensione, di sofferenza, sino a palesarsi nell'ostensione e distensione di spazi inediti finalmente sottratti al "male di vivere" e aperti ad un'ulteriorità che prelude ad orizzonti inaspettati. Tutto questo, naturalmente, se Valerio tenacemente continuerà la sua ricerca senza lasciarsi distrarre da rumori fastidiosi che occultano la fantasia e imprimono inopportune censure. È quello che mi auguro. Franco Patruno
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