Presentazione della Personale al Cicolo Culturale G. Salvemini

di Maria Ester Giomaro Possanzini

 

Torno volentieri, in questo piccolo angolo di città prezioso come un salotto buono, a parlare di Caty Fiol, con Caty Fiol.  Non è una rassegna una monografica. E neanche l'usuale approfondimento dei rapporti tra l'artista catalana con la grafica ed Urbino. Ma un'analisi, uno studio condotto a partire da un solo tema -il toro- che ritrae l'animale mitico sia nel suo ambiente naturale che in quello storicizzato dell'arena!

Ogni volta che esprimo la mia massima considerazione per l'arte di Caty Fiol, vedo subito dall'altra parte come un cenno "Grazie, è un'artista figurativa". E subito mi viene da pensare ai tanti figurativi che non m'interessano e d'altronde mi domando subito che tipo di figurazione sia quella di Caty Fiol. Una figurazione che, pur radicata all'alveo naturalistico ed alla mimesi, non si presenta mai come mera cronaca del presente, bensì come un riaffioramento di immagini dalla memoria, di suoni, di odori, di riti.....una memoria che, in termini culturali, diremmo antica, retaggio del nostro patrimonio epico, babilonese, cretese, mediterraneo comunque. Infatti Europa, nel mito greco, viene rapita da Giove sotto le sembianze di un toro ed il figlio di Egeo, Teseo, uccide un mostro che è per metà uomo ma ha una tremenda testa taurina. Il confronto uomo-toro (razionalità-potenza sessuale-forza bruta) è insito, dunque, nella nostra cultura e fa parte del processo di evoluzione che appartiene alla nostra storia. E' ovvio comunque che nella cultura spagnola abbia avuto un processo di tutela senza soluzione di continuità.

Il modello dell'antico viene assunto dall'artista mollorchina con singolare determinazione. Si possono individuare alcune sue fonti, e numerarle, seguire il corso delle associazioni di idee e di immagini, trovare ulteriori accostamenti; ma per verificare, infine, che la sua idea del passato non corrisponde alla logica delle citazioni culturali, perché l'uso della memoria per la pittrice è di ordine ostentatamene formale, realistico, nell'accezione "verista". Così il senso del tempo remoto riaffiora attraverso l'immagine "scontata", e l'assolutezza della visione, il puntiglio ossessivo della tecnica, l'araldica sacralità del concreto e del quotidiano generano progetti di evasioni, di magiche evocazioni intimamente attive nel presente.

Nei paesi anglosassoni lo chiamano "stopping power": potere d'arresto. Le opere di Caty Fiol ne possiedono uno, strano e affascinante: è il potere d'arresto che nasce dall'ambivalenza profonda che lega l'immagine di oggi al suo significato ancestrale: la lotta dell'uomo contro le forze della natura per la sopravvivenza.

A prima vista tutto in Caty Fiol è garbato, raffinato, elegante. Ma tutt'altro che superficiale: il suo garbo nasce da un intenso lirismo espressivo, da una misura compositiva ineccepibile, da una cultura profonda che le impedisce di trascendere nel gesto teatrale e scomposto (la morte del toro, la ferita, il sangue, il trionfo cruento dell'arena... ); la raffinatezza dei suoi lavori è frutto di uno studio e di una professionalità indiscutibili che emergono evidenti nei calibrati rapporti spaziali, nella scelta accurata degli accordi cromatici, nella tavolozza ricca (mai eccessiva), sempre viva, tersa, originale; Feleganza è amore per il gesto educato ed intelligente, per la pennellata colta, per l'equilibrio dell'impianto: è l'eleganza che deriva dal possesso di uno stile personale, vissuto, conquistato con lavoro e sacrificio, ma anche con gioia. Una pittura dunque, che si muove con estrema dignità formale entro i confini di quella tradizione figurativa che nessuna avanguardia è mai riuscita a debellare. Una pittura che vuole rappresentare e raccontare, una pittura che non vuole trascurare il senso estetico delle cose, di volta in volta al centro dei suoi interessi: dai ritratti densi di sottintesi e velate allusioni, ai vibranti studi ed incisioni ed oli di paesaggi, di nature morte, di oggetti domestici o da lavoro, immagini di volti, fiori, animali.... Per Caty Fiol la bellezza è nella naturalità delle cose, ed alla natura appartengono i suoi soggetti. Le sue opere cantano la natura, ora tracciata con rapidi e fruscianti gesti nervosi, ora densa di colore, carnosa quasi, ora affidata al semplice segno della matita o della sanguigna. Sempre, comunque, viva e reale.

Opera dopo opera, esce una storia continua, fatta di colloqui riservati e di sentimenti appena accennati. E di rimando alle antiche culture. E' a questo punto che, a ben guardare, qualcosa incrina tutto l'edificio. Forse sono le atmosfere che Caty Fiol crea, così puntuali e pregnanti che suggeriscono, dietro l'effetto fotografico, di essere piene di riflessi e di fantasmi. Forse sono le espressioni di queste bestie possenti a far nascere il primo dubbio. C'è qualcosa di sospeso, quasi il senso della tragedia lontana (o imminente) che le rende così terribili, complesse e distanti. Nasce da qui l'ambiguità sottile di questi lavori, la loro tensione emotiva, il loro fascino coinvolgente. Questi animali palpitanti di forza innata, questi colori che si sfrangiano in un'infinità di derivati, questi scorci di paesaggio che accennano l'infinito nascondono un messaggio più profondo; muovono la nostra sensibilità e la nostra fantasia, spingendole all'esplorazione di ignoti territori dentro di noi, fino a colloquiare con il mito omerico del ritorno".

Ecco, allora, lo "stopping power", il poter di arresto. Davanti alle opere di Caty Fiol non ci si può non fermare: sotto le sembianze di una pittura tranquilla , riposante, piacevole, narrativa si celano altri significati, altri racconti, altri mondi. I musi dei tori taccino, gli zoccoli non graffiano selvaggiamente l'arena,, i loro occhi sono persi in lontani furori, le froge si dilatano, le corna appuntite si scontrano e si trattengono. La bellezza s'incrina ed appare il dubbio di un dolore, il presagio di un delitto, la crudeltà dietro il gioco ed il divertimento. Una piccola colorata nota di rosso cremisi, come la muleta imprigionata dal gesto sapiente e dalla danza del torero imprigiona un sospiro lontano, un presagio, una fatalità. I pretesti di salotto si fanno intimi soliloqui, introspezioni psicologiche personali, analisi lucide dell'io. Ognuno vi si riflette come in uno specchio. Caty Fiol si rivela maestra nel dire e non dire, nel depistare lo spettatore offrendogli più piani di lettura, bisbigliando lo attira nella sua trappola colorata. Bisogna tendere l'orecchio per cogliere questo sussurro; bisogna ingrandire l'immagine, procurare la crepa, lacerare l'effige, superare lo stordimento ed il fascino delle sue atmosfere evocative, il magico coinvolgimento con l'esperienza del quotidiano per arrivare alla radice della sua arte.

Caty Fiol, infatti, sott'intende, non declama. Con umiltà e pudore esorcizza i suoi dubbi, le sue angosce, i suoi drammi con la creatività A noi lascia tutta la libertà d'interpretarla e di seguirla!

Maria Ester Giomaro