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Campadifilo e l'enigma della bellezza
La pittura di Campadifilo è riconducibile alla temperie dell'arte colta, volta al recupero della continuità con il codice espressivo della tradizione. Appare evidente la suggestione dell'arte italiana del quattrocento (in particolare di Piero della Francesca), sia diretta, sia mediata attraverso la rivisitazione, che è anche consonanza spirituale, di Felice Casorati e di Roberto Melli (...). Il nitore formale di questa pittura raffinata ed elegante, non dissimula una sottile, brividente inquietudine connessa al lato d'ombra dell'esistenza (...). Per Campadifilo, interrogarsi sulla vita, significa anche indagare sulla grazia e sull'enigma della bellezza che, nel degrado del mondo richiede, come precondizione salvifica, un paradossale atto di fede: la Bellezza è una luce spirituale che può attenuarsi ma non estinguersi. E, co m'ebbe a dire Dostoevskij: "Un giorno, forse, soltanto la bellezza potrà salvarci". Mantova 1991 prof. Benvenuto Guerra.
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