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URBINO 31/08/2009


IL RESTO DEL CARLINO

Demolizione attorno le Mura: il Tar dice sì

 

E stato rigettato il ricorso contro le ordinanze del Comune che volevano l’abbattimento

 

SI CHIUDE il ricorso al Tar delle Marche presentato delle famiglie dì alcuni proprietari degli immobili in via dei Morti contro il Comune di Urbino: forse, tra qualche tempo, verranno demolite le costruzioni addossate alle mura storiche della città, dalla porta di Lavagine verso la Nazionale. Il ricorso dei proprietari era stato presentato nel 2000 per annullare l'ordinanza di demolizione e ripristino dei luoghi del Servizio Urbanistica del Comune: i provvedimenti del Comune, più di uno, volevano l'abbattimento di «garage sul retro dell'abitazione aderente alle mura cittadine, garage con sovrastante terrazza sul retro dell'abitazione», della «tettoia in ferro aderente alle mura cittadine»^ del «manufatto aderente alle mura cittadine con all'interno dei servizi igienici», «locali situati tra il retro dell'abitazione e le mura cittadine, utilizzati come accessori dell'abitazione principale». La questione si trascinava da anni, tra sospensive e udienze, e da tempo era entrata nell'interesse di alcuni cittadini, primo fra tutti Sergio di Stefano in prima linea per la tutela delle mura storiche cittadine. Adesso, la sentenza del Tar e la possibilità di procedere, ma non con l'immediato abbattimento, bensì con un in nuovo iter e nuove ordinanze. «Stiamo già procedendo e abbiamo iniziato con le migliori modalità — spiega Roberto Imperato, responsabile dell'ufficio Vigilanza edilizia -— abbiamo iniziato con l'attività di vigilanza nel.2000 per quel che riguarda le opere addossate alle mura in via dei Morti, dalla Porta Lavagine fino alla fine della strada che si congiunge con la Nazionale. Alcuni immobili sono stati destinatari di ordinanze di demolizione, alcuni sono stati demoliti dai proprietari, come le tettoie e i piccoli volumi, per alcuni è stata dimostrata la legittimità storica, visto che erano stati fabbricati nell'800 (*), alcuni infine non sono stati demoliti ed i proprietari di questi ultimi hanno presentato ricorso al Tar, che ha concesso la sospensiva in attesa di decidere. Nel frattempo i proprietari sono morti, alcuni sono cambiati e ci sono state nuove sospensive».

 

DAL 2000 si è giunti così al 12 novembre del 2008, in cui il ricorso è arrivato alla conclusione e non si è riconosciuta la legittimità della presenza di questi immobili, che costituiscono quindi un abuso edilizio che va eliminato: «Noi interverremo ora con una nuova ordinanza, cambiando i nomi dei destinatari proprio perché nel frattempo sono cambiati — continua Imperato —: abbiamo comunicato l'avvio del procedimento amministrativo. Da luglio 2009, dopo le ferie, abbiamo ripreso le procedure: dobbiamo fare ulteriori controlli per verificare se dal 2000 ci sono stati cambiamenti o se gli immobili in questione sono stati eliminati, l'ultimo controllo sarà l'8 di settembre, dopo di che scadranno i tempi di avvio delle procedure e si arriverà ad ottobre, momento in cui rivivranno le nuove ordinanze di abbattimento. Ci sono i tempi per i ricorsi da parte dei proprietari e ancora in seguito si potrà procedere alla demolizione».

 

FACENDO due conti, per essere ottimisti, a gennaio del 2010, dopo 10 anni dall'inizio della ricognizione sugli abusi a ridosso della mura a Lavagine, ci potrebbe essere l'abbattimento, ma la cosa sembra abbastanza improbabile. «Tante città storiche come Urbino non sono riuscite a far demolire delle costruzioni di questo tipo», conclude l'architetto. «Il Comune, come città dell'Unesco Patrimonio dell'Umanità, tutela fortemente il centro storico — commenta l'assessore all'Urbanistica Massimo Spalacci — tutti gli abusi vanno perseguiti e rimossi, figuriamoci nel centro. Con i proprietari non abbiamo trattato direttamente e la preoccupazione è per i tempi che possono essere molto lunghi».

 

Lara Ottaviani

 

 

(*) Una foto della zona fuori Porta Lavagine, scattata fra il 1930 e il 1935, come dimostra presenza di impalcature intorno al costruendo Palazzo Scolastico, smentisce quanto superficialmente e incompetentemente affermato dall’architetto del Comune.

Perché poi si vuol ignorare la Relazione Tecnica Santese (riportata per intero in queste pagine Web), commissionata dalla Procura di Urbino (costata 40 milioni di lire), nella quale si dimostra in modo inconfutabile la completa illegittimità delle costruzioni addossate alle Mura ?

(Questa parte in rosso sono note aggiuntive del maestro Di Stefano)