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Bruno Betti

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 Gaspare - Tragicommedia

 

 

CENNI BIOGRAFICI E FIGURA DI BRUNO BETTI

raccolta da Michele Gianotti e basata sui  ricordi di Arturo Bernini

 

Bruno Betti, detto "Scalabrin el Ciceron", era simpatico estroverso burlone ma aveva anche momenti di malumore con la luna assai di traverso, forse perchè perseguitato spesso da difficoltà economiche o anche perchè attento a qualche ispirazione che si preparava ad uscire dalla sua voce o dalla sua penna.

Amava il teatro e recitava spesso farse burlesche. Gli piaceva e sapeva esibirsi con trasporto in brani di drammi non solo in teatro ma anche con gli amici e conoscenti più intimi in casa sua o in quella dei Piergiovanni e dei Dionigi; questi ultimi suoi parenti acquisiti e vicini di casa. Poeta eclettico satirico e gioviale, amava le battute paradossali, attento critico sugli eventi della vita cittadina quotidiana sulle vicende coinvolgenti il vivere urbinate.

Studioso scrupoloso delle vicende storiche che hanno interessato questa Città e dei Personaggi che le hanno dato lustro. A volte in casa tra intimi amici (allora il clima politico era molto pesante) si esibiva in scenette paradossali mettendo in ridicolo i gerarchi, miliziani e militari tedeschi in modo oltremodo spassoso. Sempre in casa per

divertire e far ridere inventava scenette, mettendosi nelle vesti del Duca e Cortigiani, di Raffaello, del Papa Albani o di altri famosi personaggi. Recitava commedie e scenette di contemporanei ma anche brani scelti da classici come Boccaccio, Petrarca, Dante, Alfieri, Manzoni ecc. Recitava molto spesso poesie del Pasqualon e di Trilussa. Per un certo periodo suo cavallo di battaglia sono state le riuscitissime imitazioni di Ettore Petrolini.

Conobbi molto bene Bruno Betti, perchè mia madre da giovane abitava al "Pianacc”, in cima al Monte nella casa del Corpus Domini a 50 metri dalla casa della Iride Dionigi e di sua sorella Italia colleghe di lavoro nella vicina Filanda. Iride divenne la moglie di Bruno. In molti pomeriggi e serate festive, accadeva assai spesso che la mia famiglia si univa a quella di Iride e Bruno per pranzare o cenare insieme. Nella loro casa c'era il camino e una grossa stufa economica, dove fra l'altro si cucinavano cresce sfogliate, cascioni o polenta abbrustolita con salcicce e costarelle alla griglia.

Egli a volte raccontava momenti della sua vita vissuta non tutti coronati di gioie e fiori e di come nacque la sua passione per il teatro, in seguito a brevi ma significative partecipazioni nella compagnia di varietà prima e a quella di operettistica poco dopo. Raccontava del suo duro lavoro alla miniera di zolfo (si veda avanti la canzone, Vecchia Miniera); di quando fu arrestato e rinchiuso nel carcere di San Gerolamo. Il suo riconosciuto talento di attore satirico gli evitò conseguenze spiacevoli. In ogni caso, non fu mai nelle grazie di amministratori della città per le sue puntuali e scottanti satire.

 

Nato a Fano il 17 maggio 1902 faceva l'imbianchino insieme al fratello Carlo, o meglio Carlino soprannominato Menelik: una vera caricatura forse somigliante al Negus etiope. Come il fratello Bruno estroso imitatore e macchiettista. Negli ultimi anni prima di trasferirsi nella Fano natale aveva una bottega di restauro mobili al Pianacc in Pian del Monte. A Fano appunto fin da giovanissimo si era unito con il fratello ad una compagnia di  recite in dialetto locale ma il mestiere di commediante risultò molto poco fruttuoso per entrambi i fratelli. Anche il lavoro di imbianchino era a quei tempi poco redditizio, così si dedicò alcuni anni al lavoro di minatore.

Bruno, giunto ad Urbino per motivi di lavoro, conobbe Iride Dionigi che divenne la sua sposa e compagna di vita. Entrò subito a far parte con il fratello del gruppo teatrale urbinate, promuovendone nuova vita. Una delle operette più impegnative rappresentate al Teatro Sanzio è stata Il paese dei campanelli. Prendevano parte alle manifestazioni il maestro Zurlo e poi Sansuini con la Banda cittadina, Tito Simondi, Galli cameriere al bar Basili bravo spigliato e dotato di una bella voce, Pina Buffalini, Vittoria e Angelo Bernini, Nando il gobbo instancabile suonatore di fisarmonica ... L' interesse della compagnia si estese anche nel drammatico, presentando un miscuglio di brani tratti da: Cieca di Sorrento, Lo smemorato di Collegno, La cena delle beffe, Ettore Fieramosca e brani dell'allora celebrato Gabriele Dannunzio; riscuotendo anche in questi spettacoli un caloroso successo.

Negli anni durante l' occupazione tedesca sollecitato dalle autorità comunali per tirare su il morale dei cittadini e dei soldati venne riproposta la sua Operetta e la recita di brani tratti da drammoni classici. Dopo la Liberazione sempre per la cittadinanza con ospiti i soldati delle truppe "alleate” venne proposta per le feste tra Natale e l' Epifania l'operetta che un motivo cantato intonava "Oh cincillà". Per la Pasqua si è esibito con un divertente collages di scenette comiche, tratte dai film musicali allora in gran voga interpretati da Gene Kelly e da Fred Astaire, dai film di Ridolini, Harletty e Stallio e Ollio e scene tratte dai films di Charlot. La più buffa e divertente fu quella tratta da La febbre dell'oro nel ballo Io cerco la Titina. Oggi, nonostante molti miei tentativi, non sono riuscito a trovare nessuno degli originali brogliacci manoscritti di quelle commedie.

Negli anni successivi la Liberazione la compagnia operettistica urbinate di farse dialettali, si sciolse, la causa principale fu l'uso del teatro per ospitare famiglie di sfollati e in seguito la chiusura per inagibilità. Bruno e gli ex componenti della compagnia si incontravano nelle osterie, dove, dopo generose mescite di vino, improvvisavano scene del loro glorioso passato. A suo malincuore dovette riprendere il lavoro da imbianchino a tempo pieno, consolandosi con letture sulla storia e beni artistici locali. Sfruttando queste sue conoscenze sempre più approfondite si mise a praticare il mestiere di "Cicerone" facendo la guida turistica. Era molto richiesto dai turisti per l'accuratezza delle notizie non disgiunta da divertenti risposte piene di humor alle inopportune domande dei più curiosi. Ma anche qui non ebbe la dovuta fortuna perchè fortemente osteggiato dai custodi e dalle guide con titolo di studio, che il Bruno chiamava Dottori e che spesso ripetevano a pappagallo le sue descrizione.

Fra le tante partecipazioni alla vita cittadina si può ricordare la sua frequente partecipazione alla stampa locale dove, dopo opportuna approvazione, pubblicava alcune delle sue poesie. Fu responsabile della pagina dialettale nel giornale periodico L'eco di Urbino. Nel 1927, assieme al Maestro Orlando Balsomini, diede vita ad un nuovo periodico locale, La Musa dialettale.

Muore ad Urbino il 24 Agosto 1968 a causa principalmente delle affezioni alle vie respiratorie contratte in miniera.

Michele Gianotti