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VII° e VIII°  Concorso  2008
PARTE ANTOLOGICA

Tutti gli autori dialettali

DINO  TIBERI

Biografia

La nott dle stregh

 

FRANCESCO SAVERIO GIANOTTI

Autopresentazione

I malvon dla Gaifa

        Urbin:

El primat mondial

'Nantre primat

El venticell birichin

La nebbia

I rondon

El Palass Ducal

I protettor d'Urbin

Urbin bonificat

El cunditor

Le lapid

Dialogh turistich

I aquilon

        Al Circol Cittadin:

Nobiltà

Cultura

El fanfaron

Pacifich, pacifista, paciofil

Gigett giocator

Esposision numismatica

        In famija:

Tre dicembre

Via degli orti numero cinque

La nonna

Impasiensa

Premura

El piant

I fior de vetre

I occhj de vetre

La prescia

Kibiusa

La bgiolica de du vechiett

Un sprocchj amo' de cinquant'ann

Le lucciol

          Miarin:

Tre dicembre duemilasett

Color

Voc e person

Ier, ier l'atre e prim'ancora

Ogg

Te en se' un urbinat

La scola di mi' temp

 

N.B. Gli atti del VII e VIII Concorso sono stati pubblicati in un unico volume di "V'l'arcont in dialett" Hanno quindi una unica Sezione Antologica

 

DINO TIBERI:  BREVE BIOGRAFIA

Dino Tiberi è nato e vive a Urbino. Figlio di coltivatori diretti, ha saputo conciliare lo studioal lavoro dei campi divenendo ben presto un attento osservatore del modo di vivere e di pensare della gente contadina. Ha svolto, sempre negli anni giovanili, un'intensa opera di collaborazione giornalistica con vari quotidiani e con la RAI percorrendo, più tardi, i massimi gradini dell'attività amministrativa regionale.

Il suo impegno letterario è tutto improntato ai valori della tradizione, delle meraviglie della natura e della grande saggezza dei vecchi.

 

 

Ha dato alle stampe:

IL RANCO - Stibu, Urbania, 1985 (esaurito). Premio letterario Frontino-Montefeltro per una originale esperienza sociale e culturale. Riproposto in seconda edizione come terza parte del libro "Il dono della memoria"

DA BADO' - Stibu, Urbania, 1987 (esaurito). Ripubblicato in una nuova edizione con il titolo: IL MULINO DI BADO' - Editrice CHINI Macerata, 1995.

IL SILLABARIO DI BADO' - Grafica Vadese, 1991 Premio letterario Frontino-Montefeltro
per l'apporto alla vita sociale e culturale del Montefeltro.

STORIE DA PROVERBI MARCHIGIANI - Grafica Vadese, 1993.

IL DONO DELLA MEMORIA - Editrice QuattroVenti, Urbino, 1995

IL SALE DELIA VITA (Con altri Autori) - Rezzara, Vicenza, 1997

LE MARCHE: I PROVERBI E LE STAGIONI - Editrice Capodarco, Fermo, 1997 - 2a Edizione 1998

I COLORI DELL' AUTUNNO ( Frammenti di memoria per il nuovo secolo) - Edizioni del Punto Grafico, Urbino, 2000.

 

Ha onorato la nostra collana, V l'arcont in dialett, con La not dle stregh, una memoria sulle antiche credenze popolari.

 

LA NOT DLE STREGH

 

Quella diabolica mania di evadere

di Dino Tiberi

E domani è San Giovanni,
fratell caro; è San Giovanni.
Su la Plaia me ne vo ' gire,
Per vedere il capo moppo

dentro il sole,

all’apparire,

per vedere nel piatto d’oro
tutto il sangue ribollire.

Così Gabriele d'Annunzio nella Figlia di Iorio riecheggia la leggenda abruzzese secondo la quale, la mattina del 24 giugno, le giovani ragazze che si volgono a oriente possonocorgere, nel disco del sole nascente, il volto di San Giovanni. Colei che lo avrà visto per prima si sposerà entro l'anno. Leggenda che, come tante altre del resto, lega la narrazione evangelica ad un evento reale che proprio in quel giorno accade nel cielo: il sole, che ha appena raggiunto il solstizio d'estate, comincia a decrescere e a girare, pur impercettibilmente, come volesse piangere il Battista decollato.

Un'apertura che aiuta a capire il senso di questa data che ha fatto versare fiumi di inchio-
stro per l'assurdo intreccio di motivi astrologici, di significati religiosi e pagani, di implica-
zioni celtiche, di tradizioni diverse e addirittura arcaiche. Insomma, si è portati a concludere
che a pesare in tutto questo mistero fosse la presenza del solstizio che nelle tradizioni pre-
cristiane era considerato un tempo sacro con feste smodate e con la demonizzazione di di-
vinità; sì che la chiesa inutilmente cercherà di porvi fine con l'editto del cardinale Marco
Antonio Colonna del giugno 1755. Ma teniamo anche conto che, due anni dopo la presa di
Roma (1872), sarà il Regno d'Italia a far impallidire i papalini con una repressione volta a
ridare dignità alla capitale.

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Comunque la si voglia mettere, resta il fatto che la gente, colta o ignorante che fosse, difficilmente riusciva a capire il perché aleggiasse, proprio nella notte di San Giovanni, la presenza inquietante delle streghe che gli antichi romani chiamavano strix (stridore sinistro) e che si presentavano come un uccello simile al gufo, con la testa grossa, il becco e gli artigli da rapace; solite a riempirsi il gozzo con il sangue dei lattanti che rubavano dalle culle. Soltanto nel Medio Evo le striges assunsero volto e fattezze umane, da donne vecchie e repellenti prima e quindi anche da ragazze giovani e belle per le quali sono rimasti proverbiali, anche tra di noi, detti come: l’ha streghiti;guarda che strega; sta atent ma cla stregai.

Mi sono dilettato, di recente, con la lettura dei Racconti di Luserna di Josef Bacher, tradotti in cimbro e in italiano da Alfonso Bellotto (libro fuori commercio, gentilmente procuratomi da Lucia Ranzi, colta insegnante trentina e grande appassionata di cavalli) ed ho rafforzato il convincimento che è impossibile trovare un senso logico, uniforme per queste espressioni di fanatismo e di delirio popolare; tanto sono diverse nei riti, nei significati e nelle conseguenze non soltanto a livello di grandi aree del mondo occidentale, ma anche da regione a regione dello stesso paese.

E sì vero che i Racconti di Lucerna (isola linguistica di origine germanica nel Trentino) affrontano il discorso delle streghe sottolineando aspetti comuni a tutti, Marche comprese. Basti pensare al parlarne, nelle serate invernali, nelle contrade come nelle più sparse colonie; all'attribuire a questi esseri poteri magici e misteriosi capaci di farli agire da soli o in unione con spiriti malvagi; al loro presentarsi spesso come mendicanti (a Girfalco erano i purett); alle loro sembianze di vecchie dimesse e a volte repellenti (gobbe, guerce, sciancate). Ma, mentre nel Trentino il maleficio delle streghe, raccontate dal Bacher, trova sbocco puntualmente in danni irreparabili quali la morte, le malattie misteriose, la scomparsa di bambini, la presenza di mendicanti vendicativi, i temporali improvvisi, le epidemie ed altro ancora. Nelle Marche, da quanto io ricordo e ho potuto documentare attraverso il racconto di vecchi, la leggenda raramente finisce nel tragico e nel potere pieno del maligno. Vi andavano di mezzo per lo più l'unità della famiglia, i rapporti con i vicini di casa, gli affetti, l'andamento delle colture, la salute, la fortuna. Insomma, magie e cattiverie da accostare alla fattura.

E da tener conto, comunque, che nessuno, allora, poteva immaginare che, nell'arco di poco più di mezzo secolo, anche il mito della stregoneria sarebbe stato definitivamente compromesso dalle teorie scientifiche di questi giorni, che hanno dell'incredibile; che intaccano, non soltanto il fascino del sovrannaturale, ma anche il senso del maligno, inteso nella accezione più comune di cattiveria e malvagità cosciente.

Infatti, per John Dancer e per altri studiosi, sufficientemente documentati, non vi sono dubbi: la grande epidemia stregonesca. protrattasi pesantemente fino al 1800, altro non era che la materiale conseguenza di una serie di eventi sfavorevoli, l'uno concatenato all'altro: il freddo e la siccità, le carestie che costringevano a fare uso di cereali di scarto anche tossici, il venir meno dei poteri di difesa, le epidemie, l'indebolirsi delle condizioni fisiche e psichiche delle persone più anziane, il turbamento collettivo del quale facevano le spese soprattutto povere donne senza colpa, trasformate in streghe.

Non per nulla, sta montando il convincimento che anche la Grande Paura dei contadini francesi del 1789 fosse il frutto di una intossicazione da segala cornuta, capace di produrre (con la muffa Clavicepspurpurea) una potente tossina.

E si spiegherebbe così anche il perché regioni centrali come le Marche fossero colpite dalla stregoneria marginalmente rispetto ad aree occidentali della Francia, della Galizia spagnola, della Scozia e dello stesso Trentino, dove per lunghi periodi il fenomeno galoppò di pari passo con le crisi cerealicole. Ma per evitare che il discorso si complichi per una pretesa di conoscenza che va oltre le mie possibilità, mi pare proprio il caso di ritornare nelle campagne di Girfalco, anni Venti. S'érme già arivèti, da più de dó or, diétra i cèpp d'ginestra del vòlt de Che Biondèll, senga artirè el fièt, spavritti com el falch... (eravamo arrivati, da più di due ore dietro i cespugli di ginestra della curva di Ca' Biondello, senza tirare il fiato, impauriti come il falco...). A dare avvio a questa storia era zio Secondo (detto Scondón per la sua esuberante corporatura) e l'accaduto si riferiva alla notte di San Giovanni del 1926, quando aveva ancora vent'anni e non pochi credevano alle streghe, tanto da discuterne con contrastanti interpretazioni e con l'immancabile curiosità dei più piccoli.

In verità, nel racconto dello zio questi esseri misteriosi sembravano più determinati a far provare, ai temerari che li sfidavano, il brivido dell'imprevedibile e della paura, che il rischio della vita. Si era tutti convinti che le streghe prendessero possesso, nella notte del Battista, del corpo di buoi, pecore, capre e maiali alloggiati nel buio delle stalle e che abbattessero porte e steccati per una avventura mozzafiato attraverso i sentieri e gli scoscesi più riposti.

E così che al quadrivio di Ca' Biondello, quella notte, giunsero, inferocite, quattro vacche che, a parere dei più, erano le maremmane del Sor Fabrini. Avevano gli occhi rossi come lanterne, le corna smisurate, il pelo arruffato (buflutt) e tanta irruenza da spingere Scondón giù per la scarpata nonostante si trovasse in buona posizione di difesa, con un robusto forcóne nelle mani e due scope incrociate sulla strada. Ma nessuno incappava in conseguenze tragiche. Restavano, se mai, stanchezza, incredulità e sospetti attorno ai quali si discuteva a lungo, specie d'inverno, attorno al fuoco. C'era chi giurava di aver riconosciuto l'animale del vicino di casa e chi azzardava addirittura il nome della strega che l'aveva noleggiato, soltanto perché gli risultava che il giorno successivo aveva dato, in famiglia, segni di nervosismo e di stanchezza o perché aveva dormito più a lungo del solito.

E gli scherzi messi in atto nel nome e per conto delle streghe? Roba da matti diceva Scondón, sternutendo per l'ennesima presa di tabacco. In realtà i giovani soprattutto, spinti dalla voglia di provare finalmente una qualche emozione proibita, non si davano pace fino alle prime luci dell'alba.

Avvolti in sacchi e lenzuola, il viso annerito di fuliggine, corna e coda di cartone, facevano saltare giù dal letto la gente, sfasciando le porte di casa, appendendo alla finestra teschi di zucche illuminati o dando la rugla (rotolare nei pendii) a birocci, carriole, mastelli, tinacci e quanto altro capitava loro tra i piedi.

 
 

 INIZIO PAGINA

...  CHIUDA  'I  OCCHJ  E  FÈ FINTA  DE  DURMÌ

Storie e ricordi urbinati

di Francesco Saverio Gianotti

  

autopresentasion

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

Ho superat 84 ann e so' grat ma i mi' genitor per avem fatt nascia in Urbin, incomparabil selettiva riservata città splendidament rinascimental, etnicament popolar e non plebea; dov la bellessa dla natura s'arricchisc de particolar luminosità cultural non riservata a poch ma diffusa a tutti; dov l'innata discresion pó a volt mutass in orgoj ducal mai in ostentasion, mai in protervia; dov el progres evolv condisionat da etica ed argusia; dov el nov sostituisc el vecchj sensa cicatric; dov 'i antich valor resten pilastre d'una rasional serenità.

Mi' moj é del Montefeltre, i du fiol en nati a Urbin; de pió en so riuscit a fè.

Dal 1955 al 1997 ho lavrat all'Istitut d' Idrobiologia e Pescicoltura "G.  B.  Grassi" dla facoltà de Sciens MM.FF.NN.  dl' Università degli Studi de Perugia: assistent incaricat, assistent ordinari, liber docent, titolar de cattedra e direttor.  Dal 1960, ann dla fondasion, cur l'edision dla RIVISTA DI IDROBIOLOGIA dl'Ateneo Perugin, unica in Italia, ben nota alla comunità scientifica internasional e anche de questa so' stat  direttor responsabil dal 1997 al 2004.  Tel 1976 dvent socc fondator dla Società Italiana di Ecologia (S.IT.E.) e tel 2005 vengh nominat socc benemerit.

La cinofilia fa part del mi' patrimoni genetich; la curiosità e l'abitudin a cerchè e ricerchè m'hann fatt dventè studios di can sensa pel nè tla testa nè tla lingua, com dighne i mi' amich e confermen i cnoscent.

Lesion, conferens, tavol rotond, seminari per facoltà, scol medie superior, enti pubblich, associasion; articol, dibattit, recension in rivist scientifich, in important periodich tel settor "cinologico/venatorio".  Libre diversissim tra d' lor, prò tutti sa 1'intent de fè acquisì conoscensa critica ai lettor e non addormentai prima d'arrivè alla fin.

 1974 - Cane e cacciatore - Definizione del cacciatore.  Origine ed evoluzione delle razze canine.  Una antica amicizia: uomo e cane.  Addestramento del cane da ferma.  Ecologia della caccia.  Editoriale Olimpia.  Firenze.  "...  un libro notevole tanto per contenuto che per stile...  "  "...  fraseggio duro, compatto, che non cerca di persuadere, ma, caso mai, come un atto di accusa, mira ad ottenere dall'interlocutore un esame di coscienza, in definitiva uno stile unico nella letteratura venatoria...  " (Alberto Maria Simonetta)

1980 - Lo spinoneUn cane per me, per voi, non per tutti.  Editoriale Olimpia.  Firenze.

"Te lo vedi dinanzi, allora, gli occhi penetranti che scandagliano e rifiutano la menzogna in sé e negli altri, la vena di lucido humor che si alterna ad esplosioni di sacrosanto rigore, il desiderio di "imparare", socraticamente sempre imparare insegnando e, soprattutto, la lealtà, quella lealtà che rende ogni discorso culturale o del quotidiano, scientifico o letterario, pedagogico o personale, una esperienza di civiltà" (Fanny Monti).  "...  quel che credo di dover ripetere é che il suo libro é destinato a rimanere un documento fondamentale in quanto quel che sugli Spinoni non c'è in questo libro non vale la pena di essere saputo"  (Alberto Maria Simonetta).

 1987 - I1 triangolo della coda di cane -  Momento d'estate tra cani e strane persone.  Edizioni

A.R.C.I.  Roma.

"Non ho mai avuto un cane, nè da caccia nè da altro (...).  Adesso ne vorrei uno, dopo aver letto Il triangolo della coda di cane.  Quel professor Gianotti ha qualcosa di diabolico, ma io col diavolo ci vado d'accordo " (Mario Albertarelli).

"...  170 pagine sorprendenti, originalissime, intense che l'autore ha battezzato "momento d'estate tra cani e strane persone", in realtà nulla e nessuno é strano:  anzi tutto somiglia a ciò che doveva essere il mondo fin dal principio, quando era ancora possibile l'armonia" (Mirella Delfini).

"Alla grande precisione della tecnica linguistica, raffinata, fa riscontro una ricchezza poetica sincera e cristallina che in alcune pagine, in particolare, assurge a lirismo puro (...).  Il cane si trasforma in simbolo oggettivante d'umanità pura e fiera, priva di inibizioni e pronta ad accogliere la libertà non turbata dall'ipocrisia e per niente disposta a cedere i suoi palpiti al compromesso"  (Giuseppe Maradei)

1988 - Lo spinone -  Benemerita razza da ferma per cacciatori meritevoli - Editoriale Olimpia - Firenze.

1989 - Il rapporto uomo-cane - Antologia per un sentimento - Quaderni Regione dell'Umbria - Serie istruzione e cultura - Perugia

"Gianotti, invece, credo proprio che abbia fatto un'operazione diversa e più stimolante:  ha scelto sì fior da fiore, ma questi li ha ordinati per ottenere un reale racconto, un vero libro (...) al fine di comprendere quel magico rapporto, collaborativo, affettivo, che unisce il cane all'uomo.  Il che vuol dire, in prima istanza, la comprensione dell'uno e dell'altro, e solo poi delle affinità elettive, dei preadattamenti che hanno portato all'eccezionale fenomeno sociale, all'unica vera, miracolosa, simbiotica amicizia tra due specie diverse" (Danilo Mainardi). 

1998 - I Meritevoli - Ovvero tutti i cani e le persone con attiva coscienza -  Cerboni Editore - Città Di Castello (Perugia).

"È un libro selvaggio, duro, boschivo, crudo (...).  Quest'opera sapida di selvatico é nello stesso tempo un trattatello morale (...).  I1 pregio più raro di questo libro é l'opulenza di vocabolario, risuonante soprattutto di parole antiche, di nomi di alberi, di fiori, di uccelli, volati via dal lessico moderno, scomparsi dai nostri paesaggi chiassosi (...) e questo provvido libro é un apprezzabile esempio di ripopolamento di biodiversità"  (Giuseppe Sermonti).

 

En el so s'el temp che consum a mo se chiama "terza età" o "quarta" o "quinta"; so che st'ultim pestin che resta dla mi' part è invrucchiat de dolor:  in pochi més ho pers el mi' fratell Lindo e du amicch Aldo Annibali e Otello Lucchetti.

"Stè fort a la battuta": Farsi coraggio nel momento della disgrazia: m'aiuta ste proverbi nostran segnalat da Dino Tiberi (1993): "...  poco conosciuto, sebbene straordinario ed efficace nei suoi significati.  Di certo uno dei più belli (...).  Metaforicamente allude alla forza d'animo, cioè alla capacità di non arrendersi ai colpi della malasorte".

De Aldo, artista e profesor, l'incision ben alocàt ti mur de casa mia, tle pagin de qualch mi' libre, arlucènt, rabonischen, tojen 'i amanch, dànn l'assica de capì anca quel che mai s'è vist.  Sa ló condividerò el sepolcre sepùr in mod divers dal sua.

Otello, dotor dle bestie, per tutta la vita è gitt via dritt com un fus seguend el giurament  d'Ippocrate anche se i su' malat eren animal diversi daj òmin.  Fra le tant virtù aveva la "curiosità intelligent": nel periodic ufficial dla Medicina Veterinaria Italiana è pubblicat un su' articol che cmincia dacsé: "Rileggendo nel 1° libro dell'Iliade l'episodio della peste che infierisce nel campo acheo,  mi sono chiesto, un po' per curiosità e un po' per abitudine professionale, di quale morbo potesse trattarsi".

El mi' fratell ha lasciat scritt (Genova, 1990) che ma ló, burdlin inventor de bravat "per imparare a vincere la paura, la su' nonna, ch'era anca la mia, 'i ha dett: "Non devi mai cercare il pericolo, bimbo.  Per essere coraggioso devi soltanto aspettarlo e stringere i denti quando arriva" (...).

"La giovinezza me l'hanno rubata: a vent'anni ho fatto la guerra.  Tra i miei soldati ero io il più giovane.  (...) A vent'anni ho avuto paura di morire, di giorno, di notte, all'alba e al tramonto.  A vent'anni ho imparato a chiedere a Dio di darti una mano quando non sai più cosa fare.  La giovinezza a me l'hanno rubata.  (...) Fìnito il tempo degli aquiloni, finito il tempo delle speranze ansiose, fmito il tempo della fatica quotidiana; ricuciti gli squarci, messi in un fagotto i pochi rimpianti ed in un sacco enorme i bei ricordi, circondato d'affetto, vivo, ormai, l'ultima età.

Di tanto in tanto, ad occhi chiusi, vedo la mia traiettoria che si avvicina sempre di più all'inevitabile Impatto e...  non ho paura".  "Ho sempre diviso tutto con i miei soldati, anche la paura".  (Sauze d'Oulx, 2001).  "Vorrei che la morte non mi ghermisse.  Vorrei poterla riconoscere e guardarla avvicinarsi senza troppa paura" (Sauze d'Oulx, 2001). 

È per me consolasion e forsa sta sintesi acuta chiara affettuosa com la su' cosciensa, com i su' impuls, com la su' rasionalità: "A mio fratello sono sempre stato legato da un indistruttibile amore contro il quale si sono, ripetutamente, infrante diversità di ideali e divergenze di opinioni.  Siamo nati insieme ma la vita ci ha separati molto presto, ancora ragazzi: il 16 marzo 1942.  Abbiamo percorso strade diverse con pochi giorni e poche cose in comune.  Ma siamo rimasti sempre "gemelli" perché il dolore o la felicità dell'uno erano sempre tormento o gioia per l'altro.  Resteremo uniti anche nel regno di Dio".  (Sauze d'Oulx,2001).  Anca Lindo gìramond, "irragionevole zingaro" com i diceva la prima innamorata, "generale dell'Esercito", aveva nel su' angol segret, la nostra città natal, Urbin.

 

Dolci colline

degradanti al mare,

alberi e rovi

arruffati dal vento,

cinta di mura

dorna di torrioni,

voli stridenti

di rondini e rondoni

tra le due torri

proiettate in cielo:

il mio paese dorme

in una culla antica.

Della tua aristocratica bellezza,

del tuo fascino arcano,

della tua gente gentile,

Urbino mia,

della tua malinconica quiete

immobile, di pietra,

io, nato randagio,

non ho saputo

restare prigioniero".

(Iscia Baidoa, 1955).
 

 INIZIO PAGINA

 

i malvon dla gaifa

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

I malvon de casa mia:

natural, variopint ornament,

el prim salut

all'amich,

a chi amich en è.

Accoglien cortesement

chi vien in pac,

non ipocrit e malign.

En so' sicur

se sìen Althaea rosea;

o spéc affin o incroc;

a pochi palm da terra

o alti vers el ciel;

sboccien anca distes,

poch prima de morì.

 

Ma Gaifa en allignen

pregiudissi fisim arzigogol;

attacchen, invec,

convinsion ben radicat,

concett chiar e meditat,

progett tenacement cercat;

la tolleransa vien

da bonomìa innata,

da illuminata educasion.

Intima allegressa

che spess en se mostra.

Sfumatur de delisia.

Cuntentessa de brev durata.

Improvis inaspetat giubil

quasi violent.

Malinconia sensa mestisia.

Dolor sensa disperasion.

Com la vita di malvon.

Mutando al mej

rinverdì ogni primavera;

ricreèn nov fors,

arpensè tês ipotesi apassit,

rinvigorì certess

un po' sfibrat,

per dilla da sincer:

malèrba malefica no davver.

Nascen da soli

dov vojen lor.

Piant isolat o a grupp;

larghe le foj;

cauli delicat;

fior solitari o infiorescens;

'na mucchia de color:

bianch, bianch-rosat,

violett, ross porpora e ross scur;

rifiorì d'altre convinsion.

Com la vita di malvon.

I malvon de casa mia

èn progeni de sem

rivati maché naturalment,

de voje pueril,

de sogn fanciulli,

del fior scolpit

dal mi' nonn

sa 'l bellissim profil

dla su' sposa.

I malvon de casa mia:

sgargiant invit a ritornè

per l'ospit tranquil e grat

che se congeda:

"urbinat se nasc,

ma pur se dventa

se un é intelligent,

bon, civil e criticon,

s'en ha paura

cultura ironia,

de qualch accident.

 

La casetta sa 'l giardin

sol tel mi' sogn

é un pestin d'Urbin.

Ogni tant ho bsogn

da chiuda 'i occhj

e fè finta de dormì.

 

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                                             URBIN

 

el primat mondial

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

Antichissima Urbin:

manch i più brav.

com Varrone, Plinio il Vecchio, Procopio,

sann qualcosa di abitant precedent

l'invasion celtich

e l'arriv di Gall Senon

quatrecent'ann prima d' Crist.

En è quest el su' primat mondial.

 

Splendida Urbin,

piccola città de madón

fatti ben sa la terra bona,

ben adoprati p'r i mur "colati" [1]

per le ripid piolett,

minca tinti, ma cotti,

solid color particolar inalterat

ch' en contrasta sa le pietre bianch

sa 'l verd e sa 'l celest.

El fascin tippich unica la rend

incorrotta; ogni volta ch' la vedi

è ognor più bella.

En è quest el su' primat mondial.

 

 Esaltant Urbin

comunica con tutt le rass uman

e quel che ognun percepisc

en vien sol dal palass ducal,

ma irradia dai quartier, dalle contrad,

dai tett, dalle voltacc, dai torrion,

dalle port, dai porton, dai murajon.

Presios segni del passat

ancor ti gesti dle person;

ti ton dle voc bass, alt,

cansonator, rarament arrogant;

dolc inflession dialettal;

intonasion per lo pió tranquille,

alegre, a volt sever, rassegnat, disprat mai.

En è quest el su' primat mondial.

 

Urbin se trova quasi tel mezz dl' Italia

tra Appennin e mar;

'na volta region de transit obligat,

da troppi calpestat

e quei del post prest hann imparat.

a non avé paura, a difendse,

a resista ad oltransa.

Aglomerat de cas in cima alla collina;

villagg sa 'l territori intorn;

cittadella fortificata; staterell militar;

piccola città tuttora

sa 'l palass ducal, ma non sol quell.

 

El palass, dacsé com'è, en ce saria daver

se prima en c' fossa stat tutt el rest,

principalment i capoccion,

solidali tra lor e sa la gent,

ch' hann saput usè anca la guerra

per costruì opre de pac, d'art, de cultura.

 

Dall'intricat storich condision,

per intelligensa, abilità,

per capacità de scelta e bona sort

nasc, sviluppa, diffond

"il contributo alla civiltà mondiale" [2]

dla piccola Urbin che conquista

"un posto speciale e singolare, per ragioni de spazio e di tempo" 5

e "il paragone fra qualità e quantità é stato e rimane vertiginosamente

diverso da quello consueto" 5

Quand é mort el ducat

el patrimoni intellettual en è sprecat:

era già part immortal dl' umanità civil.

 

INIZIO PAGINA

 

 'n antre primat

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

De quel mondial men important,

ma degn d' ess' arcordat:

per denigrè Urbin ce vol un papa

cattollicch apostolicch e roman.

 

            El sor Borghese Camillo

com mestier facend Paolo Quinto

per tre lustri e un més,

un giorn d' "impasienza" 5

definì el ducat d'Urbin

"un fondo di scattola" 5.

 

Un altre giorn era in agitasion

e per Galileo Galilei

inisiò secolar vessasion.

 

            Un giorn de buon umor,

tranquill e sazio,

beatificò Di Loyola Ignazio

dei gesuiti l'inventor.

 

 'Na volta, per passatemp,

costituì l' "Archivio Vaticano Segreto" [3]

el nascós dacsé ben

da non potell artrovè

e non s'arcordava

quel ch' aveva mess dentra.

 

En è favola

per i burdlin d'Urbin;

è verità provata,

é riflession su coerensa umana:

l'attaccatissim alla famija

é chiamat nepotista e non stimat

se le dona

"la splendida Villa Borghese sul Pincio a Roma" 6,

se nomina cardinal

"il nipote Scipione Caffarelli Borghese" 6

"con una rendita di 140 mila ducati annui" 6

 

 Alla stessa persona gloria imperitura,

invec, quand scaja vituperi

contra un ducat inter

se per l'asinin papal villanat

la part offesa merita un primat.

  

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el venticel birichin

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

Anca in Urbin raffich de tramontana

schianten ram, antenne e brombolón;

aterren comignol, insegn e le person.

Fan corra per la schiena 'na barburana

d'ira, d'invidia e d'ambision.

 

            Anca maché el scirocch umid e cald

incolla vestit e pell, pell e lensol, sa 'na mistura

d'aria trista d'ailant, sa 'l vapor

ch'arriva dai tumbin e sa 'l sudor.

Per tutt el corp stremuliss e tremor

d'accidia, negligensa e d'impostura.

 

 Son venti forestier, comuni a tant,

variament chiamati, subiti

da tutti e da nessun graditi.

El nostre è un venticel local, sensa pretés,

estros, irriverent e bonaccion.

L'aura urbinat, la bressa o bressolina,

con media forsa o debolment vien gió

da Petran e Petralata, dai Sassi de Simon, da Pietra Rubbia;

va a salutè el mar; scavalca le Cesan;

accaressa i cipres de Loret e Bernardin;

se disperd per vigol e piolett;

fa el gir di torrion e dle piassett; 

se lancia per le strad e le stradett

ruba i petal dle ros in t'i giardin,

i fior di pesch, mandorl e cilieg;

fa cadé le cann di pundor e fagiolin.

El nostre venticel

gonfia stendard e gonfalon

de cortei e procesion

e chi porett ch' èn attaccati porta a strascinon

a sbatta contra i mur ed i porton.

Spegn candel, ceri, fiaccol e le torc

o fa brusciè i veli verginal,

i capucc neri de quei dla Bona Mort

o chi bianchi del Corpus Domini:

fiera tenson fra paura e onor d'incapuciat

ed è sempre la prima ad avé la bona sort.

Scarpisc dalla testa di pret

el caplon rotond ner lucid e dur;

a rotolon p'el scalon del Dom

e gió gió oltre le mura

e quei corren sa la tonica tle man

e fan veda i calson

e, quand salten i foss,

qualcun anca i calsett ross.

Alsa le gonn ma le signor,

le stend orizontal, l'arbaltica

e quelle strillen e par che ballen;

en vojen butè via i lor sachett

e tenten de cupriss tenend bors e pachett:

epica lotta tra sparagn e pudor

ed è propri ló, el pudor, sempre sconfitt

sensa rispett.

Sbuffi, soffi, folatin porten

brio, bonarietà, teneressa,

un po' d'orgoj pacios,

'na mulichina de ducal fieressa,

'na voja de tranquillità

possibilment allegra;

porten bonsens civich e moral.

velocissimi e stridenti

com un gioch selvagg

com natural necessità.

fors l'eccitasion de stè insiem,

fors un incoraggiament.

Quell'ali lunghe, appuntite, a falc,

e la macchina era ferma;

ho fatt 'na figuraccia

e sol la risata femminil e la caressa

m'hann salvat la faccia.

Ho dormit per un second,

un sol, mentre guidav 'na cinqucent;

ho sdradicat 'na cerqua de trent'ann

e ho dormit du més filat, da incoscient.

Per brev temp soltant

e tropp de rad

l'ali ner strett

alungat, a mezzaluna

me porten p'r aria tra i rondon

e dvent cacciator specialisat

a catturè al vol parol adatt,

a incastonalle insiem

per significhè qualco',

anche strasi anche rancor,

qualco' ch' aiutti me

e almen un antre.

  

INIZIO PAGINA

 

la nebbia

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

La differensa è propi questa:

in tant paes, tle gran città

la nebbia fitta ma tutti fa incassà;

se scontren fra de lor, ti mur batten la testa... 

A Urbin, invec, ved anch' i color la gent

perchè la nebbia ne sveja l'attension,

favorisc total coperasion

e ma ciascun ringalussisc la ment.

 

 

INIZIO PAGINA

 

i rondon

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

Con precis appuntament,    

alti sopr' i torricin,

pó intorn alle cuspid

e infin radent le bas

i stormi fitti de rondon

un dietra cl' altre giren

mai accostat al corpo,

sa battit rigid rapid potent

alternat a scivolat

rendon aerei sti uccelli neri

che posson accoppiass anca voland

e volando dormì.

En sann pió posars al suol

le sampett atrofisat

e i ugna guss arvoltati in avanti

El lor vers é fort acut penetrant;

en sa de dolor ;

en sa de rabbia:

é uccel social sto rondon;

fors espression de vigor,

fors l'ebbressa dla velocità,

 

Io, animalett terren terragn terricol,

a volt terreo,

ho provat

nel sedil posterior

 

 

INIZIO PAGINA

 

el palas ducal

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

Adagiat sulla collina,

con facilità sol apparent

ne segue l'andament

el palas ducal de laterizi

e pietra local,

sensa complicasion struttural,

in unic compless d'armonios splendor

ben oltr' el schema rinascimental.

Equilibrat potent opra monumental,

irrobustita glorificata vissuta

dalla coscient fiducia popolar

tl' autorità sovrana pcina pcina,

ma pront' a imparè,

rapid' a inventè

el bel el bon non sol per sé,

ma per el ben de tutti.

 

A orient, entro la cerchia,

la facciata ad ali pianament distesa

pacifica serena trionfal,

con monofore, bifore, incorniciat finestron

porton enorme, atrio d'ingres

e la veduta del cortil maggior.

 

A occident non opprim come barriera,

sovrasta per cortes invit

la facciata di torricin

snelli alti dominator

per magnifìcensa non per terror;

i pinnacol terminal ricamati

acuti com i sguard de tutt i cittadin.

Peculiar gioch de dentra e fora,

de pien e vot

sensa violensa, sensa contrast.

En è stereotipat immagin

de reggia favolosa; en è miragg;

è concret proposit

de superior ragionament,

de volontà serena e fort.

È schiett' architettura,

musica eccelsa che se pò tocca,

solida ospitalità de poesia sublim.

En hann imprigionat

la luminosità del ciel,

de tutt el paesagg

l' hann onorata e convinta a restà

primari fondament de bellessa e libertà

insiem sa la serena baldansa

d'ogni popolan.

En hann catturat

l'aria marina e i vent montan,

hann invitat a entrà

folat rafficch soffi aure dla rosa di vent

ch' ora vann per scalinat ramp

corridoi sale salon

sens' angol mort,

sensa ristagn.

Hann mess insiem volutament

el respir del mond circostant

piant, animal, l'incorrotta piccola gent.

All'inizi

era de pochi per tutti

ed ha servit tant generasion.

Col temp

è dventat "de tutti per pochi"

e quasi l'hann dimenticat

Oggi,

se pò sperè, per el progres uman,

ch' armanend de tutti, a tutti serva

de confort, d'educasion,

a viva libertà e speransa.

Com tel cimiter

se cammina pian

entro ste mura;

se parla a voc somessa

spontaneament nasc el rispett.

Maché c'è l'art:

espression qualificant la specie.

Se guarda attentament s' ammira,

ce se stupisc, ce se sgomenta,

se palpita, se viv intensament.

Se va via legger, de gnent prigionier,

consolat consolator, liberat liberator,

serenament rammaricat,

fiducios e tranquil:

è arrivat l'insegnament

com lustre sém portat dal vent

 

 

INIZIO PAGINA

 

i protetor d'urbin

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

Ho credutt da burdlin,

per un po' de temp ma non tant,

ch' el protettor d'Urbin

fossa Crescentin soldat martir e sant.

Non urbinat sola proprietà,

ma ben condominial de du città;

protesion sensa completament

dat che la testa en ha seguitt el corp

durant el rapiment.

Non molta confidensa,

ma 'i onor dovuti:

alogg dentra al Dom e 'i attributi:

pennacchj stendard e dragon.

Poca frequentasion:

sotta 'l baldacchin in procesion

'na volta all'ann; davanti banda musical, vergini e cantor,

dietra arcivescov, canonnich, monsignor,

pret, frat, compagnie d'incapuciat,

i vecchj di Capucin, i ragass del discolat

e un po' de popolin qua e là racimolat,

quel ch' arriva tardi o non arriva

en reca dann al rito preparat.

 

Fin da ragass cnoscev dal ver

i paracarr de pietra bianca

in angol smussati di canton

de case grand e palasson.

In t'i libre ho artrovat qualch "protettor"

contra carri, caros, brocc e bruccin,

ben modellati a fung, a cipolla,

sa mensola, conci e ornament;

non sol difensor, ma espression

dla sensibil elegansa del padron.

I protettor de pietra lavorata

en nascondne faida e rapina,

en celen l'imboscata.

 

Un sant decapitat,

i paracarr armasti pochi e logorati:

de "protettor" un grupett pcin e scalcinat.

Insiem, prò, finor hann funsionat

e la città secolar naviga sui colli,

dal tempo rispettata,

dal vent accaressata,

da fior de macchia profumata.

Oltre che protesion forsa vital

porta la gioventù che vien da tutt i pol

e sempre se rinnova:

arriva sperand, con amor va via;

conserva nel su' cor la nostalgia.

  

INIZIO PAGINA

 

urbin bonificat

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

In qualch vigulin, in qualch pioletta

en bastava sporgia testa e coll dal finestrin

per veda del ciel una striscetta

tra le du col de front acsé vicin.

A primavera striscetta celest/azzurrina,

blu/turchina d'estat,

per l'autun azzurra/celestina,

celest/bigia  tl' inverne più spietat.

Qualch nuvolon scur sa i orle sfilacciat

sopra i tett, a volt da grig e dens strat

pioggia fitta, manch 'na saetta sfolgorant, manch un balen;

per alleviè disag e pen

manch un pestin d'arcobalen.

En c'eren crepuscol nè chiaror d'aurora;

el sol a nessun'ora;

sperè "rosso di sera" en se poteva;

manch 'na stella s' arcnosceva;

altrov era la luna: immaginalla se doveva.

Fora de casa, a chi p'r aria guardava,

cacca d'uccel, non ragg de sol,

tla faccia 'i arrivava

e per consolasion c'era el proverbi

che "fortunat" el dichiarava.

Contra muff sorc bagaross continua lotta

ha cancelat de stambergh, de tuguri lo squallor,

ha confinat ti ort talp lombricch e lumacon;

sistemat gas, fogn e lampion.

Hann fatt piassett, piass e piassal sa siep ed alberon;

aule, bibliotech, laboratori hann rigenerat lungo le piole

convent, lazaret, palas abbandonati persin l'aiole.

Quartieri novi for dle mura èn nati

sensa distruggia l'art o profanalla,

sensa rovinè natura o rompa el paesagg.

En se veden manch dai torricin

nascosti com èn da le collin.

Non i bov, ma le macchin se lascen al Mercatal:

sa gran arcor per om e animal.

Anch tel palas ducal hann lavrat,

aveva propri bsogn d'essa rinfrescat.

Per i urbinat va tutt bnon:

nisciun sarà dacsé cojon

da vlè bonifichè la voja de sturzè,

le risatacc del butacc quand se fa càcco,

el rida da chel mod sopra se stess,

la flemma, la creansa, el pettegoless,

la crescia del panàr sa l'erba cotta,

el galnacc a la gusutta,

'na fojetta sa i lupin,

briscla, tresett, le bocc sa 'l pallin.

 

INIZIO PAGINA

 

el cunditor

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

Svanìtti per areclamm indiavlat

ingasaritti da la moneta

arriven tanti all'ardunaticc specialisat

dla "cultura alimentare", del dgiùn, dla "dieta".

I còch sa i capplon;

gastronom capiscion;

quei ch' tenghen tra indic e pollicc

el piedistal del calicc

e degusten el vin

sa la bocca a cul d'galin;

rafacan leterat;

el cler sgolfanat;

i mèddicch del settor;

i pió pinsón saputt de tutt'i proffsor.

Per l'orgòj dl'imbisios ardun

inganscitti de birbarì

president consiglier segreterì

d'asociasion sodalisi società;

sempre present el minister dla sanità.

Per sandrón e minutàja

magnat a stuff

ingonsat a strosc

e pó, sploda de foch artifìcial,

"seminari, simposi, dibattiti, relazioni",

listess de bgiòligh, pàppol, cianc, arvultiloni.

De sti fatutt la gran marmaja

a strascinon tl' identica brodaja;

se sbrodolen tra d' lor,

en parlen per la gent,

la massa popolar en c'arcapessa gnent.

 

- Èn bone e belle le tajatelle.

 - Per marpión e alupitt i boconott rabitt.

- Tla testa e tra le gamb el scaruss di caplett lampàt sora 'na tvaja d'luss.

- Forne birarost pignatta caldar tegamin: è sempre 'na goduria el sor baghin.

- Sa spianata crescia o ti cascion broccol verzèll lischer spargin vitalb e tufiron

- L'insalata de campagna, caccialepre scarpign rapastei, se capa quand se magna;
slargheggien òmin e donn, i brutt e i bei.

- Seller e fnocch sa cassimperi e vin, sa poch sal dafne lupin fav fresch e radicin
per stangon e tracagnott per tribulin e ciambott.

- A bonora, prima d'metta l'abbit dle fest, el poracc scatissa el foch
per bagiana o fav a gricc biett carpinell o arcojticc; per smezzè 'l giorne sensa stracass suppa de cec d' lenticch de fagiol; dop dla banda musical, prima del lett,
t'na tvaja fresca de bucat sopr' un tavlin tarlat pansanella sa i ov tost
o, al temp lor, i grasciolett. En era molt el nutriment
mo la bona compagnia d'ogni boccon intingol ecelent.

 

Ste sementin cultural

sti spiciulin d'ingegn

ste mulichin de sturza

sti badurlin

en arrovellen el cervell

arriven tutt d'un bòtt

da ciafagna schiribiss prodott;

fan ben ma la salut,

gingillen el paidì;

l'arabatass sens'arabiss

aiuta a campè: com stè alla solina

anca tel vernì.

In pió de quel montefeltresch ducal

hann 'i urbinat un stemma popolar: EL CUNDITOR,

un oss de prosciutt dipint al natural

t'na paranansa bianca de color.

Era 'n oss girandulon:

più volt in famèja usat

spess ai vicin prestat

dava saporin ma la minestra,

rustich simbol de miseria nera

era aprì ma 'l sol 'na finestra

la forsa dl'amicisia vera

un spiritacc sminchionat consolator

per le fatigh de casa e del lavor.

  

INIZIO PAGINA

 

le lapid

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

Tant le lapid in Urbin,

de pietra bianca

resistent all'intemperie,

sovrappost ai madon

tle faciat de casett e palason.

Gli urbinat arcorden

celebren glorifichen esalten

artisti sommi d'ogni specialità,

celebri sciensiat de molti ram,

illustri letterat, economisti noti,

dotti giuristi,

artigian specialisat;

'i urbinat èn fieri e grati.

Anch' tel palass dov so' nat io

c'è 'na lapid bella grand,

ma non per me;

pasiensa, sarà per 'n antra volta.

 

La lapid mia en è de pietra nobbil,

nemmen d'arenaria,

è de carta,

è pagina d'un librett

scritt in dialett

e l'epitaffi è quest:

"Per fè 'l docent

all'università de Stat

a Perugia so' emigrat

En me so' adeguat nè rassegnat,

so' armast un fess d' urbinat

mo, sia pur in cener, so' artornat.

 

 

INIZIO PAGINA

 

dialogh turistich

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

- Please.  Excuse me: Renaissance Street?

- Pardon monsieur.  S' il vous plait: Rue de la Renaissance?

- Scusi, signore: Via Rinascimento?

- A Urbin en c'è sta via.
   Ovunq è Rinasciment,
   sopratutt tel cervell dla gent.

 

INIZIO PAGINA

 

 

i  aquilon

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

El cittadin indigen urbinat

cnosc da quand' è nat

sti precett basilar dla su' passion

per le "comet" che sarien 'i aquilon.

1.  En ha da essa bell e funzional
per nó, pei giudic, per la gent;
l'ha da sceja el vent:
verdett lampant e razional.

2.  Fa ben a corp e sentiment

tiral de corsa giò per le sces,
sa sudor, qualch cascaton, sa le sorpres,
per affidal al refol ascendent.

3.  Se cad: el vent l' ha rifiutat;
qualco' avem sbajat.

4.  Se sfugg al fil: el vent l'ha portat via.
È l'occasion più bella che ce sia;
è soddisfasion, gioia pura:
avem fatt nó un don ma la natura.

 

INIZIO PAGINA

                                    EL  CIRCOL  CITTADIN

  

nobiltà

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

- Se' pallid, indolent;
stè mal, Donat?

- En sto mal per gnent.
So' stracch, so' stracanat.

- Hè cors dietr' al leprott?

- Hè festeggiat el terne al lott?

- Se' propi incolturat
impunitt e spudorat.
Dalla sconda metà del milletrecent,
non da ieri,
Nicolò Montefeltro
[4]
e Gasparott mi' antenat
fondator e condottier
dla prima compagnia
de ventura urbinat
un grupet de guerrier
fidat fort e ben pagat.
D' allora avemm combatutt
sempre e dapertutt.
El mi' sangue è avvelenat,
pien de robaccia,
en serven medicin,
nessun la scaccia;
me tocca sopportà
la nobiltà,
car Alfredin

 

INIZIO PAGINA

 

cultura

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

- En leggi el giornal, Iacmòn.

- No, en me piac
e par d' essa scroccon.

- Paghi la quota social, è tu' diritt.

- Va ben, va ben, ma l'hann lett in tanti.
   Sa vò ce sia armast?
   Ormai en c'è più gnent.

 

 

 

el fanfaron

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

Un foch de paja, de foj secch,
de gramigna, de cartacc e de batecch ;
rapid vamp e un po' de fum grigiastre.
En è un falò d'allegria,
men ancor de baldoria,
propri per gnent rogo ritual.
È 'na fiamata che non lascia brac,
sol cener tiepidina manca bona
a cocia 'na castagna.
È 'na spéc de pulisia;
inutil prova per nasconda
mancans e scarsità;
penós tentativ de brusciè
qualca magagna.

 

INIZIO PAGINA

 

 

pacifich, pacifist, paciofil

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

- Pacifist sarè te, Menghin,
i' so' pacificch.
È listess, com paciofil.

- No.  El pacificch en è amich de tutti,
ma sol de pochi, ansi sol de qualcun.

- El pacificch  en va per strad e piass
sa  trombett, striscion e le bandier
insiem al branch arcobalen,
compres i poracc de mestier,
a urlè quant'è bon e generos

- El pacificch en è bon
a porgia l'altra guancia,
ma è 'n espert de saracch e sganascion.

- I pacifist àmen la pac sensa condision
sopr' ogni cosa, dacsé com i paciofil.

- Affari lor, ma tropp facil pei mascalson.

- L'ultim nom pronunciat
en l'ho mai sentit;
en so el significat.
So che la pac vera è quand nessun le dà;
maché c'è chi le dà e le dà fort
e voiatre ch' le chiapat,
fat l'inchin e ringrasiat.
En me sta ben.
So' pacificch e pió fort che poss ciùffil impiegh
sens' urlè tant, sensa sussiegh.

 

INIZIO PAGINA

 

 

gigett giocator

- En t'ho mai vist, Gigett,
  fè 'na partita a cart ;
  en c'è manch un visiett?

- I' so' virtuos perch' en so' bon
  a concretè i visi; vria giochè,
  ma en m'arcord briscl e caricon.

- Impara a concentrat.

- Se me condens ancora
  tirand un altre bugh tla cintura
  me schioppen l'interiora.

- Fa i nod tel fasolett.

- En poss
  per aiutè la ment
  metta i lensol adoss.

- A scopa sè giochè?

- È la primiera a damm un casot:
  la vinch sa tutt quattre i sett
  s' no rest com un fagott.

- È provat a tresett?

- È peg ancora; en è question
  sol de memoria,
  liscio striscio busso: gran confusion.

- Arpassa  'i argoment,
  colma le tu' lacun
  sa 'n  espert.

- Mej i solitari ; en vaggh a scola p'el divertiment;
  i gioch sa la dea bendata ma non ceca,
  matta pò darsi, ma disonesta no, per gnent.

 

 

INIZIO PAGINA

 

esposision numismatica

 

- Se' gitt a veda, Tugnin,
  la mostra di guadrin?

- Du volt ce so statt,
  porca dla vacca,
  me doleven feghet, costat
  e per poch la testa me se spacca.

- Sa t'è suces, Tugnin,
  un mezz infart, un colpettin?

- Porca dla vacca, el mi' dottor,
  oltre che petegol sbroialett
  se' anca iettator?
  El so che vresti badurlam come client,
  ma per adess da me en chiappi gnent.

  È stat un strangulon de disgust,
  un malann passeger;
  m' hann imbarbugitt tutt i pensier.

- Ma com se' riuscitt, Tugnin, sa la tu' ment

  a sfanghè un ragionament?

  Porca dla vacca, en ho imparat

a muscinè i bajocchj
spalancand 'i occhj,
usand 'i argavagn disinfetat.
L'amator che sguassa
nel miasma nel fetor
emanat dal su' tesor,
en sent manch i profum che la cucina passa.
Porca dla vacca, el colesionista ingolfat
tl' ascolt dla bùcina infernal
en percepisch nè campanon del Dom
nè tromba comunal,
ormai è cittadin imbalsamat.
Ho capitt che, pur cambiand el material,
en fatte de sangue e de sudor,
pió che de legh, pió che d'argent e d'or,

sempre e tutt le monet, quelle com sia, quelle special.
Porca dla vacca, ho mess poch a capì
che la gent en è un mucchj de stracc

e che fra chjatre ce so anch' i'.

 

 

INIZIO PAGINA

 

 

                                               IN  FAMIJA

 

tre dicembre

 

Sem nati in du da cima la salita

de San Pol, io per prim mo er pcinin

e sensa forsa pareva la mi' vita.

Piagnev pianin pianin, en se sentiva;

strignev tel pugnin chius e agitat

el nom del mi' nonn che me sfuggiva,

com'era tradision, riservat

al pió robust de chi du fiolin

per sperè nel più sicur destin.

 

Hann scelt per me el sant del giorne,

ignot a la mi gent,

un missionar stranier

sa noialtre gnent in comun propri gnent.

 

 Da burdlin la situasion era un po' dura:

er tel mezz de du cartlon

un davanti un de dietra a spindulon

e me sentiv fora dle mura.

Tutti hann capit e mai sillab

de tropp hann pronunciat.

A scola no, invec ed ovviament,

perchè el pió ridiccol, el pió cretin, el pió insensat

per sù natura era "regolament".

 

Du ricorrens t'un giorne sol: 'na fregatura.

Sa 'l passè de 'i ann, minca pó tant,

cinque en dventate per ventura,

per combinasion tutt important.

 

 I nom pió cari m'ha dat la natura;

en so' sicur d'avei meritat.

Io so soltant che tanti 'i hann portat:

sensa rispett e gioia, sensa cura

e i' me sent invec privilegiat.

 

Dventat sio, ho 'vutt la spinta adatta

contra l'inersia la paura el nid d'ovatta.

 

 Com padre ho lavorat a testa bassa;

ho datt esempi e sentiment;

nessun perdona, nessun è perdonat:

la colpa en esist, l'error dimenticat.

Liberi schietti com i fior del prat;

el temp, pió del vent, via é volat.

 

Me so trovat nonn un po' aciacat,

stupìt dall'emosion,

dalla voja de gridè sensa clamor,

dalle risat mist a lagrimon,

dal bsogn de silensi e de tepor

de moviment e distension.

sti tre ragg de sol per me l'aurora

d'un pestin de vita nova, un ornament

dalla natura donat benignament.

Essa memoria per chi ancor en la pò avé;

el present, da lor modellat, insiem godè;

aiutè ma 'l futur col sol mezz ver;:

essa sempre te stess ti fatt e tel pensier.

I lor ricord da soli sceglierann

se calco' de me dentra vorrann.

 

INIZIO PAGINA

 

via degli orti n° 5

 

Non sol dal mi' balcon

ma dal mi' lett, sa la testa tel cuscin,

vedev al natural Catria e Neron

i mont che segnen 1'orisont.

Un tratt in pian, un vicolett;

s'allarga tel pianel

e fnisc contra 'na casa;

ad angol rett volta a sinistra:

'na rampa sa i madon

messi per cortell

a favorì la salitta

in mezz aj ort.

 

Tutta la terra coltivata ad art

per risparmi per comodità per gust:

rosmarin, salvia, basilich e l'erbetta,

cavol, ravanel, cetriol e cipollin,

l'agliett da magnè fresch

e quel da conservè per i sofritt.

T' ogni ort c'è un palm de terra

per qualca rosa, i garofanin,

le violett dle macchj malé vicin.

 

L'amicisia, la ragassa,

el cant del verdon da la gabietta,

el prim can,

la maturità classica,

l' esser patriota,

du lauree, i prim lavor:

en c'era sol Urbin tel vigulin,

c'eren le bas de tutta la mi' vita.

 

En vedla pió manch da lontan,

soffrì sensa rassegnasion:

anca per quest me s'è rott el cor

e da un po' d'ann vaggh a machinetta;

ogni tant me fann la revision

e sper che duri per un po',

sensa illusion:

"inguaribile ancor curabile".

Così sia.

 

 

INIZIO PAGINA

 

 LA NONNA

 

La nonna pió che novantenn

ma la nipot appena maggiorenn:

- Sè disordinata, burdella mia,
en sè cocia 'n ova,
en stiri un fasolett,
en chiudi i bugh ti calsett,
en sè tacchè un boton;
quand sarò vecchia i', pò schmetta
che farem un figuron.

 

 

INIZIO PAGINA

 

la prescia

 

Materni bisbij dalla porta dla camerina:

- En...  ri...  co
Replicati sussurri:

- En...  ri..  co
Ribaditi mormorii:

- En...  ri  co
A voce altissima:

- Enrico, vist che se' svej,
gim a tajè i capei.

 

 

INIZIO PAGINA

 

impasiensa

 

La madre chiama el fiol dalla finestra:

«Pippo, vien a casa:

Pippo, Pippo, vien subbit a casa.

Pippo, Pippo, Pippo, fiol de bona donna,

vien a casa subbit adess.

Vien a casa alla svelta, Pippo fiolacc de donna bona,

che se tu' madre en era una de quelle

en te faceva».

 

 

INIZIO PAGINA

 

premura

La madr dic ma la fiolina

studentessa de prima elementar:

- Lalla, va a veda se dorm el tu' fratlin.
Lia va compunta e premurosa
e a voc spiegata dmanda:

- Pavlin, dormi?
La risposta fioca fioca com un lament:

- Non te sent.

 

 

INIZIO PAGINA

 

 

el piant

 

 

Asciuga el su' piant

sa lin morbid e bianch;

en parlè.

Sensa parlè

prend per man chi piagn

Caminat insiem pianin pianin

sa 'l venticel tla faccia;

adag adag arrivat

al ragg de sol

e ve fermat.

Caressa chi piagn,

abbraccia chi piagn,

soregg chi piagn

l'hê da tiena in pied;

en parlè.

Sorrid per consolè.

Grida con forsa con rabbia

per scota chi piagn:

devi sperè che scatti

la reasion vital,

la devi provochè.

En devi piagna.

Piagnerè dopp, da sol,

soltant s' el dolor

sarà rassegnasion,

soltant se la pena

te vorrà demolì

un po' per volta.

 

 

INIZIO PAGINA

 

 

i fior de vetre

 

En èn "falsi"

i fior de vetre:

competitor vincenti

dla mort lenta,

libera scelta

contra el putrid marcì.

Inalterat i color

lucent, intens sempre.

Artrovati

identich, permanent

i profum

de bosch de prat de giardìn

da chi 'i ha dentra per daver

se ha imparat

a custodij ben.

 

 

INIZIO PAGINA

 

 

'i occhj de vetre

 

Maligna atrocità

i maledett occhj de vetre.

Un can imbalsamat:

dimostrasion

dla falsa pietà

del biped meschin

portator del su' guinzai;

testimoniansa

dla miseria moral

del su' padron;

oribbil simbol

dl'ossessionant grandigia

del tronfi su' conduttor;

mediocr tentativ

per soffochè rimors

bland e tardiv

de l'inett su' capobranch.

 

                        Tutt i mi' can

                        èn stati inceneritt

                        com sarò io.

 

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kibiusa

 

Ho incontrat 'n angiol

ed era 'n animal

fier, elegant, docil e gentil.

Mi' fiola ha scelt

cla gattina ch' aveva

apert 'i occhj allora allora:

questa è fatta per mi' padre.

 

Miagolar armonios,

en sapeva gnavlè;

era 'na voc somessa,

sempr' associata

per l'espresion miglior

a moviment del corp.

Occhi grandi, luminos,

sguard' espresiv

capiva tutt

e se faceva capì.

Adocchiament fugitiv e ripetut

era garbat invit a caressalla;

sguard fiss e tranquill,

un miagolè legger legger,

un colpettin sa la testa,

'na strisciata sa 'l fianch,

la coda ritta:

per essa presa in bracc.

Leggiadr el gioch,

se divertiva

e pareva capissa

de divertì ma me.

 

Schiacciata in strada

é tornat a casa per morì

e propri en el so

com' abbia fatt.

 

La mi' vil paura

en l'ha sostituitta;

La mi' vil paura

s'accontenta dla bella statuina

de marm grig venat

ch' à méss su la mi' spalla. 

 

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la bgioliga de do' vechiett

 

Mi moj sùbbit ha dett:

mej el dialett.

 

D'essa maché ve ringrasiam de cor.

Non sol p'el temp le noss èn d'or;

da bella gent ben ardunata

la cener dalla brag via soffiata;

arluccichen i occhj arrossat;

voja de sturzè anca p'i cocc sbrangat

che tutt'arzilli farien le capriol

ti prat tle màcchin sa le maiòl.       

 

Metà secol en è in quattre e quattròtt

per qualcò nat tutt d' un bott

perchè un bell tocch de burdella pitines

splendent de vigor, fiera e cortes,

tutt'armulitta sa l'abbit scollat aderent

per sfissi femminil d'ammirar consent

de sodi montalètt el vago tremolar,

del dria só e gió el cadensat andar

  Ha mess ma me

un sochè dentra,

en so du' è;

trasparent legger

mai rott

mai incrinat

mai appassit

manch appannat;

tèndre morbid

tiepid profumat

vinc 'nicò;

com un ragg de sol

un spirell d'aria collinar

de rosignol un cant.

 

Cambien aria acqua terra el foch persin ;

cambiam anca noiàtre detti òmin

adeguass conformass pasientà: terna vincent

per coppia che se cerca verament

e sempre se ritrova tun sorris o lacrimon;

l'orgòj è brutt mal che rod la comprension.

 

Per sedess intorne a ste tavlon

avem scartat tutt'i sapienton;

avem rispettat i grupp già esistent,

capit qualch preferensa, de ciascun el sentiment.

Vicin a me, marit, c'è 'na consolasion:

nonn' anca lia la prima nata dla mi' generasion

ogg ce reca mi' fratell gemell su' padre

e l'acquisita mi' sorella la su' madre.

 

De tutta la famija el ver tesor

anca più in alt di nostre fiòl

èn i bsognos d'amor,

i gètt più delicat e fort,

i giovne nipot sereni alla lor sort.

Auguriam ghirland tutte d'or lucent;

che dura sarà terran sempre present.

 

Onest sa tutti, ma prima sa se stess;

a dover compiut tutto va ben:

agobass o avé i oss tla pansa

stè alla solina o tel vernì

la bruscia opuriment el piova

ad occhj e croc o da bravon

de nott, de giorne, tra lum e scur.

 

Dura poch st' unica occasion,

cresc el mal fin, gonta l'emosion;

prest cmincia el gioch dl'ùa:

ognun a casa sua.

Arcorat' insiem dall'amor,

scajat fora ogni timor,

archiapat un po' d'baldansa,

tranquillament arriva la speransa.

 

 

un sprocchj amo' de cinquant'ann

Macerata Feltria, 28 settembre 1957  -  Chiugiana, 28 settembre 2007

 

Nipot, fiol, tutti voiàtre sét dla festa l'or.

Le noss de cinquant'ann en èn 'na conclusion:

gnent è fnitt, gnent è pió com incminciat;

è reciproch dafè, è travaj d'adattament;

èn 'na soddisfasion, un coronament.

El viagg che nó farem en è per dó,

prò insiem ce preparam serenament:

dat che all'arriv ce rincontrerem sicurament.

A ste giorn, hè vòja, se special

in tanti mod sém arivati:

de corsa, a rampicon, alla saltafoss,

a taston, a rugolon, a sguillon, a capriol...

Per renda giuliv l’event

el mod più natural semplic e vertier:

un po' de temp insiem per comunicà

qualcò ma tutti, calcos' atre ma ciascun.

 

INIZIO PAGINA

 

 

LE  LUCCIOL

 

I

Ho méss le lucciol luccicant

tel bicchier de cristal molat

e, copert d'un vel, l' ho posat

sopra un carton bianc patinat.

 

Per chel barlum

ho scritt una parola sola

ch' en ho vist,

ch' ho dimenticat.

 

Mai ho potutt

liberè gl' insett;

fors en ho credutt,

fors eren tropp i mi' difett,

fors en er fort,

fors eren i sogni tel cassett,

fors era davér quella la sort.

 

II

Avev le lucciol tle man

unite come coppa, rito, una preghiera;

Quand ho vlutt restituille al ciel

en hann volat.

Una per volta l'ho messe

ti capej neri a treccia

En èn fiamell gassos vaganti,

en èn rimorsi

perchè la mi' cosciensa non rinfaccia

violasion de regol etiche legali.

En èn rimpianti

perchè, dolor ormai connaturat,

èn armaste tenere memorie.

En èn umiliasion

perchè spess ho vint

o la sconfitta comunq

aveva onor e dignità.

En èn offes

perchè sempre ho rintussat

affront, provocasion;

sempre ho reagit con forsa

sensa perdon sensa rancor.

 

Ste lucìn ritmate

a tratti rompne el buij,

rallegren la nott;

èn maschiett alat

che cerchen chiàmen ècciten

1'attera femmina celata. 

 

Benefica frescura refrigeri

tla torrida nott

contra l'ira rovent,

l'odio che congela,

la vendetta che consuma.

È forsa vital lucicant

vivida speransa intermittent

labil fragil vanescent.

 

IV

Quest' èn "lucciol" artificial,

scorie de società sbajat,

schifosament potentement

dominat

da deformasion mental

e tra quei sciolt

a ornè la spalla.

Dop temp e temp

èn ancor malé

accese.

 

III

En se mov 'na frasca,

nemen 'na fojolina;

le coroll chius pendne,

ferme, dai stel;

l'ariste sottili lunghe

dle spigh erett, infilsat

dritt  tl' oscurità più fitta.

 

Stupende l'infinit luc del ciel

in compagnia de miti

allegorie immaginasion,

se ancora senti le nenie

le somess parol dla madre tua.

 

Spaventos algór sideral,

nemich d'ogni vita,

se t' soregg sol la sciensa astrusa

tra la pora gent non diffusa

com verità nè consolasion.

denominat

interess profitt sfrutament,

persin progress e libertà.

 

Sti desolat tetr' animal

en campen ti angol dla terra

dov stann nascost i primitiv uman.

 

Tle società

religiosament illuminat

tecnicament organisat

igienicament preparat

saggiament governat

èn come "ludi circenses"

per la pleb cafona,

sapid tranquillant

per l'irritabil volgh,

profumat sugos trastull

dl' obés miop dirigent

del borghés benpensant bigott.

 

Le condannen tutti, a parol;

qualcun le vol "redima"

ma sopravivne

perchè vizi e ipocrisia

entren al prim respir

com' aria fetida

che nè scola nè comunità

nè predich epistol sermon

decret codic  concion

vojen davver purifichè.

 

Nè compassion nè carità:

almen un, un sol esser uman

delicat e gentil baci

'i occhj alla bagascia,

asciughi con le labbra

una lacrima sua

tla su' ganascia.

  

 

 

MIARIN

Febrar 2007 - Genar 2008

 

Alla memoria di Lindo Gianotti

 

tre dicembre dumilasett

 

Fratell,

t' en è vut

sta corona de spin

guss longh sottil penetrant,

sto compleann

sensa capacità

manch de sorida.

 

color

 

El bui scansat malagió

da un pischìn de chiaror:

prima dl'alba vien l'albor

El ciel è tutt luc, delicat' ancora:

l'alba preced l'aurora.

La tinta dorata diffusa:

l'aurora prepara el levar del sol.

Esploden i color,

'na splendida tempesta,

armonia e contrast in festa,

el mej d'ogni fulgor.

Urbin civil, fiera sensa boria,

aggiung un giorn ma la longa storia;

rispettos riconoscent orgoglios:

"so d'Urbin e facc el brav"

e la brètta i' me cav.

 

Verd el color

dle foje

dl' erbe

vive.

Sempre speransa

verdognol verdon verdolin;

verdastre

cmincia a mord'el malfìn.

 

El vostre ross acsé ha d'essa:

carmini' viv dle mariol,

scarlatt vivissim,

vermigl' acces,

rubin scintillant.

Godret ganascin colorate dal pudor,

canteret per libertà e lavor

dietra le bandier de sto color

insiem a facc rubicond de compagni veri.

Quest ve dic el nonn ch' en è pittor,

dla vita d'acqua dolc proffsor

sa qualca idea e "sens del color".

 

Anca se se'

un papagnocch tel trenin cittadin,

un sprovingol superprogramat

tel machinon de luss

a st' ora pò capitè

de veda 'l ciel feltresch

tutt colorat dal sol

che prima de sparì

se vol divertì.

A st' ora impari

ch'è più dur el magon

sensa manch un lacrimon.

 

Carnicin, chiappa de porch,
'na mucchia de tnerùm,
custicc de castrat:
sol al pensier sbava el sgolfanat.
Coscion de donn in reticelle nere:
i stravissi venghne a vultilon.
En è color, è provocasion.

 

En è acces l'amarant

e manca spent, en è benevol

o benign o piacevol;

el dighen bon per la cura dimagrant.

 

Bordó archiama 'l vin

ch'imbriaca tanta gent;

contra 'l malocch: tel pols com curdlin;

contra la micrània: scialpina trasparent.

 

Ho vist l'arcobalen
t'na goccia
sopra 'na foja
de malvon.
È rivat, giall e ner,
un calabron.

 

Èn tant' i barbai dle finestre,

Urbin rumitt rupestre

ricev serenament

la nott ch' l'invrucchia lentament.

 

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voc e person


Per tutt'el giorne
sta sotta 'l lugiat,
spess inghiandinitt;
ogni tant quattre pass
all'insó e all'ingió.
Hann calcolat 'na miàra
de mùt de pagn
compres 'i ann bisestil
e le fest eccesional.
L'hann giudicat macàcca
vittima dla màffia,
occhj de baga
specchiandos tle vetrin,
batocch stuccfiss metul
quand è immobil.
Nisciùn l'ha vist sedut:
en vol guastà la piega di calson.
La moj è fugitta
sa un che fa anca d'inverne
el nudista d' profession.
 

Quell'è un papalin

dventat nobil

è acqua rimines
sporcaria tutt.

 

Lisa, en arcoja la bucata

anca se sciugata;

a momenti un scrullon

da Catria e da Neron

i darà 'na sdruginata

l'odor pulit e 'n imbiancata

 

Te en se' vecchj,

se' malat de vecchiaia:

se' più mort te

de tutt'i tu' client

Se' n pò cambià mestier

cambia i pensier.

 

Se pensi:

"en voj morì"

dventa 'n ossession,

è com se facessi

 

 

p'i guadrin,

en c'entra gnent sa Urbin.

Ha rovinat anca

el palass sa tiare

mitrie stole chiav

pastoral e tutt quell ch' ha utilisat

per inventass el stemma;

par ch' l'ha mess

anca ti pital.

 

Vó sét turista?
- I' no, sét vó cech sord
  o testa de cass.
Avet ragion, me so' sbajat.
Oh, i' sarò la testa,
prò te se' un de quei
tla sachetta de sotta
pcin pcin, non de chi bei.

 

Artira i pagn, Betta,
anca s'èn ancora molli,
sta per piova.
-Vagh subitt, Cesira,
la tu' mort sa le tu' man.

 

Pensa, invec:

« i' voj campà »

perché quest' ancora ho da fa'

e altre e purr calcò e de pió,

perchè 'l sol è cald,

l'aria sa de fien d'resina de fior,

perchè ce se divert

a rompa i bròmbol sa i baston

e sotta 'l pergolat giocà el scopon.

 

Arvèngh alla pagion quand poss,

quand so' stuff

d' arovelamm el cervell.

Maché en digh "pussa via"

manch ma 'n savardon

manch ma 'l can

pur bastard che sia,

el digh com ringrasiament

ma 'l presid del mi'

prim insegnament.

 

INIZIO PAGINA

 

 

ier, ier l'atre, ann d'là e prim'ancora

 

M'arcord la tu' bocca
com un fich manat:
porett' a me che 'na volta
t'ho basciat;
invurnit chi t'ha sposat.

 

Guardav 'na massa d' gent
e de bòv tel Mercatal;
i' giv só p'el Pinc
e tutt d'un bòtt
ho pres un ganascion
com sa 'n masocch;
' n alber ho abrancat
e 'i ho anca dett "scusat".

 

Caminav a zaganella per l'emosion,

sapev che m'aspettava tel torrion.

Com so' rivat

ecch'me innamorat.

Per tant'ann com verzulin

insiem avem volat

per gì a fnì com stracc cascat

tle marugh in mezz ai spin.

 

En sapev fa altre,
facev le luntanans:
"Sta bon cochin
chè tant en me chiappi"
era 'l disgustos finalin.
Prest ho capit :
invec dla zironzana
bsogna doprà la melanzana,
con grazia, con continuità,
sensa chieda e ringrasià.

 

La vostra vdutta.
i ventell tel tigamin
sa vitalb o sa verzell,
la veja in tl' aiola;
quand me so' tle copert vruchiat
er anch i' viv e avisat.

 

En so' de fora
per gnent,
 

so' com ste conc'

de pietra bianca
tra i madón incassat
e c'ho anca la data
del seco! ch'è passat.

 

Ancora en so' vecchj,
ancora me dà gust
sentì le donn parlà tra d' lor;
insiem , contemporaneament,
schersen litighen riden strillen
arconten e se capischen;
i' sent sol un delisios rumor.

 

Ho lanciat dal torrion
'na rondin caduta;
è andat a viva
a renda viv el ciel.

 

Ho pres dal fil spinat
un ciuff morbid bianch de lana;
el vent l'ha portat via
per un nid, .per 'na tana

 

Ho caminat
per tutt' el cimiter:
han sistemat nicò;
i' ho 'rnovat
molti pensier.

 

Fors en li farò,
voj provà listèss
ad essa pront
quand qualcun dirà
"Smorcia chel lum"

 
Dalle Cesan scend pian pian
un spirell d'aria tiepida:
un confort.un sentiment riconoscent
di compagn passati
ma quei tutti sudati
che tle ripp ti grepp ti foss
tajen el gran
sa la falc a man.

 

OGG

 

Da burdell ho imparat:
mett da part,
tiena da cont.
Quand ho cercat
el su' ricord
nient ho trovat.
So' pió leger,
me sent nòv.
Nisciun è nutt
sott'el mi' tett,
en so' ben da chi
me sent protett.

 

So' vecchj, è ver,

prò en so' rimbarbugìtt:

ancora me piac

metta la man

sotta 'na gonna,

gradisch un ragg de sol

tla faccia;

ascolt el son chiòcch dle campan

quand ha bufat,

la cansoncina dla moj

che muscina la minestra;

ammir i passerott

che le mulicc d' pan

becchen tla finestra.

 

Giv a ravaston

tla macchia

e ho trovat i dafne

sensa cercai.

En 'i avev pió magnat

da quand se compraven

a massett legati sa 'l vinch

Regal d'un vegetal selvatich e gentil

ma 'n emigrat

poch o gnent civilisat.

 

Arsentì le parol,
capì le ragion de dille,
godess el mod de pronuncialle
è com beva l'acetella
dalla scina sott' alla cerqua;

 

Stamattina ho fatt a temp

a non rompa sa la faccia

'na telaragna

ricam disegn maravija

virtù d'architett

minuscol e sensa brevett.


El piagna al rida è superior:
cnosch anca lacrime gioios,
mai ho sentitt risate de dolor.

 

Car ‘l mi giovin

amò sapet

e mej impareret

che tocca gì só a rampicon

e spess s' arvien gió a crist e a sguillon,

è com sdingulà sensa regol de spinton,

el piò dle volt se fnisc a spindulon.

Fann ben ma corp e ma cervell

salt cors capriol cerquaritt

tutt'i arnes dle palestre

mo sens' asciatt, benignament;

in allegria fatt capì chiarament

che zagh zagh, zan-zan, zni o zna,

voiàtre set sempre pronti

anch 'a rompa ma qualcun i dent.

 

è com magnà el pecorin
tel prat vicin alla falc'nara;

è benedì Urbin.

 

So' sciatat scojonat
stranitt stracch e sudat;
en so' "pazient" rassegnat
e voj essa "signor" malat.
Dignità e rispett:
un succhè de fort de profumat,
le mej pusiòn considerat
contra tutt' i mal
per tutt'i scocialat

 

Essa nonn en è sol 'na blessa:

insiem o separatament

stols, ansc, scompessa,

ciafagna trappla permanent,

caliggin, stremuliss, trematicc.

Dla vita ste special fondricc

è stimol misterios:

en se' sa quand fnisc,

è molt generos:

regala, è vera, 'na gluppa d'arcoiticc

prò ce mett un regal d'or massicc:

el temp da viva

intensament sa i nipot,

sublim consolasion,

fors inconsapevol preparasion.

 

Ho tnutt tra le mia

la man dla Maria

lunga sottil elegant

tenera fort com tutta lia.

Calcun nirà a portalla via,

sa calcun vorrà gì lia:

ma 'l su' nonn arman

l'augurà tutt'el ben

e tiena insiem fin alla fin

ricord sperans fiducia tel destin.

 

M'è passata davanti

all'improvvis

'na lucertolina scodata:

anca tel mi' giardin

c'è battaja per campà.

En èn regol ordin tradision,

én educasion;

per dventà vecchj bacucch n' esperiensa

che sa evità qualch sofferensa.

En intrufolass tra le person

a pitocchè compagnia consens guiderdon.

Calsà dentra tant ch'en scappen pió

el lamentos lunari di malann,

dle disgrasie ti ultim trent'ann.

Ubdì ma nisciun,

dà ment sol ma calcun.

Tiena sempre present

che l'amicisia

è la solina pió calda pió efficient.

 

El principal insegnament
dl' ultima età:

el confront dirett, d'ogni moment,
fra quel che se vria
e quel che polv'essa vut realment.
Se t' umilia el risultat:

se' un scalsacan che tir' avanti rassegnat.
Se' armast mal, de sass :
argavla tutt le fors,
s' en è ogg sarà dman,
per arpartì basta un pass.
S' el risultat te rend del paes
el pió arditt, meriti 'na vecchiaia
longa longa, tutta 'l caldès.
 

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TE EN SE' 'N URBINAT

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

Te en se' 'n urbinat:

per en rotolà tel foss

trovi sempre 'na rama

d' agrampà;

se s' arvoltica la barca

galleggi com un strons.

 

Te en se' 'n urbinat,

se' un farabutt scolastic:
è inventat milion de stipendi.
M'han dett
ch'ancora se' viv
anca s'en capisci gnent;
en ho el gròpp per te,
è fatt piagna troppa gent.

 

Te en se' 'n urbinat:
dmandi sempre 'sa fa
com sta e via dicend.
En se' leggia le facc,
en vedi le person;
en se' interessat affettuos,
se' sol ignorant curios.

 

Te en se' 'n urbinat,

se tropp chiott e smicolos,

tutti guardi de sguinc,

en strigni le man

le tocchi appena,

stè sempre tel machion.

Per arposat lavori

all' uncinel.

Poss creda che

se brav magistrat,

mo en t' arcnosch

com urbinat.

 

Te en se' 'n urbinat :

en se' riuscit

a trovè 'n amicch

manch tra i passer e i pcion,

manch tra i bricch.

 

Te en se' 'n urbinat

la tu' casa è 'na butega

'na piassetta n'osteria.

Te dov' vè per armana sol?

 

M'han dett ch'en so' d'Urbin
perchè da bonora al bui' zinz
vaggh dritt com' un zulin
en bevend manch un quartin.

 

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                      LA  SCOLA  DEL  MI'  TEMP [5]

 di Francesco Saverio Gianotti (Perugia)

Pubblicata in Antologia 7-8 Concorso 2008

 

ELEMENTAR

 

"Latte e biscottini

fan crescer i bambini".

"Libro e moschetto

balilla perfetto".

Facendin dmestich ed anca

cerch, nastre e preghiera

per piccole italian in camicetta bianca

e sottanina nera.

La maestra bagaiav' acsé tutta compunta

sa le man giunt, sa la cricca unta.

"Cicolata e bombolon

rinforsen j ormon".

"L'imper nó avrem sa i battajon".

"Carne al sangue e baccalà

eia eia alalà"

urlava el ginnicch esaltat,

sempre bafutt, sempre sgamblat.

 

En è che 'l padretern sia dventat fascista

slungand dle camisc ner la lista;

el su' terren potér, el nostr cap del govern, abilment

hann firmat la conciliasion [6]: dl' itala gent

le chiav de San Pietre hann apert la dispensa,

d'ogni scrupol hann fatt sensa,

per lor el tirann è l'om dla providensa.

Undic idrovolant in formasion [7]

hann traversat l'atlantic meridion;

un nostre rioplan [8] com lùzzin arabitt

a chiapè el primat mondial è riuscitt.

All'epiche gesta dei fasci volatori

gloria titoli ed onori;

ad esultar sém tutti pront

eia eia alala in terra in mar e sopr'i pont.

Per fè com sia, granata para, tra la gent

 

l'ignoransa dventa el mej strument

 

per tienla sott' al tacch incucutitta inert

bagn de boina è robba d'espert;

com pe'i roman anticch badurrl' a stroppacerquell

per impedì de nascia ma l'idea ribell.

El bugatt ribiscin sprovingol

marionetta burattin mostricciattol

brill'invension del Collodi [9] autobatesat,

adatta boiaria, rimedi consijat

da ordin precis superior

del federal caporion direttor,

"rigulìssia sa 'l vlèn", medicinal

contra la gioventù normal.

Malagió

per merit d' Lorenzin, digghen i studios,

hann fatt el giron infernal di pinocchios.

 

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SERAL

 

Per imparà a leggia

le cartolin precett, le citasion del pretor,

le lettre da casa, le list del fator,

le bolett, le fatur, le mult comunal,

le notifica de licensiament, giornal

e manifest, la rottura di contratt,

1'intimasion de sfratt.

Per imparà a scriva

la firma sensa sbaj,

terne, quaterne contra tutt'i guai,

le richiest ma 'l furier caporal maggior,

le dmand ma i superior,

i salut ma la famija, le cambial,

el testament soltant spiritual.

Tla scola seral subbit se capiva

che davne pió salut el lèggia e 'l scriva

dapertutt non "abasso" ma "evviva".

Salut roman sa bracc  cor e sa la ment,

eia eia alalà sempr' e solament.

 

De Amicis Edmondo [10] grossolan mugnón

sadicament mutav' in lacrimón

malann fatiga sogesion stent

persin mort e viltà dla minuta gent.

Ridarella de burdei malignitt odios

dventava 'l ringrasià più dignitos,

el tentativ de socialità pur timoros.

Da la su' limosina insultati,

tutt'i porètt da la su' carità umiliati.

Cl' anticaia de scolar fatutt capiscion,

infraidat da patern' ambision,

rimbambitt paìn d'educasion,    

dagià del regn senator,

dastmò faceva lo scrittor:

"Non avevo mai visto

come è bella una scuola serale [11]"

grandi baffi, tante barbe e barboni,

coi capelli infarinati fornai garzoni,

con mani bianche di calcina murator,

fochisti con la faccia nera, falegnami,

de tutt' i mestier se sentiva odor,

de vernic, de pec, d'olio, di cuoiami.

Per i grand la posision obbligatoria:

rattrappìt inamidat tel banch da fiulin,

sul pugn el ment, boccaperta,

occhi fissi "sensa batter palpebra [12]",

ognun "attento che non rifiatava 15".

Tra quei de dodic ann o poch de pió

qualcun s'addormenta e la testa sul banch i casca gió;

el maestre incaricat dla sveja non tentenna

"stuzzicandogli un orecchio con la penna15".

D'Edmondin tutto CUORE, g'lat

fabricator de lacrim rovent, el social apostolat

sona chiòcch com un campanacc crettat:

tutt' i mestier devn' essa ereditat

per el progress, per la specialisasion,

per l'ordin sensa confusion.

A fiol de falegnam

bottega paterna sa 'l legnam.

Al macchinista, second specialità, fiol naval,

ferrovier o teatral

I fiol di casant: schiatta de bracciant.

Da murator i muratorin

"muso di lepre15" o no, gigant o pcinin.

Sovran sarà princip real;                

nel segg de su' padre la prol senatorial;

notar da progenie notaril, medicch da stirpe sanitaria;

legal genìa tutt'i magistrat, le banch a casat bancari;

i trombon da tutt'i vent, o sni o sna, palón gonfiat;

i trombat sempre quei,

campen d'aria, paghen gnent, èn i fortunat.

 

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GINNASI, GINNASI SUPERIOR, LICEO CLASSICH

 

Dentr'al rettangol segnat ma 'l palón rotond

sampat calcion cors e testat;

ma chî atre giocator spinton e sgomitat:

vincem du volt [13] el campionat del mond.

Dle camisc azurr sa cle ner l'union

ha dimostrat ma tutt le nasion

d'en essa pastagnagn

e d'avé cervell almen in t'i calcagn.

 

El nostre re, Vittori Ters Emanuel,

sa 'na ventarola smorciava tutt le candel;

dop Caporetto dla Patria salvator,

savoiard fascista, numismatic de valor.

Per su' ambision, per dignità nasional

'i hann modificat brètt scarp e stival.

Re d'Albania [14] e d'Etiopia imperator [15]

spiciulin per maestos guadrinar intenditor.

Un po' d'rusùm, sol scaruss per clatre Superior

che dal balcon fatal sa le moss e sa 'l vocion

spaventava dla piassa tutt'i pcion;

l'agro roman bonificava

e a torso nud el gran trebbiava.

Fasc, svastich e falang: tossic compost

sa la benedision del principal prevost;

la prova general: purifichè la cattolica Spagna [16]

da l'intemasional canàja, da ogni magagna.

Autarchia, oro alla Patria, le sansion,

sberleff ma la perfid'Albion.

Invec de filosofia

etica fascista, ancora en so che mistambròj sia:

chiapè e scapè via, alla corsara;

mnè tel punt debol en è virtù rara

per legionar pugnalator, rabitt in t'i budei,

ben foraggiati con sonanti zghei;

in tanti contra un è sistema natural,

el sann anca le furmich, gnent de special.

Ordin per tutti:

la religion è materia obbligatoria.

El gusùtt staterell politich vertier

fa n' ingonsàta sol de tutti nó italian

sensa spauriss de sporcass le man.

Economia dmestica dla nonna, d'ogg e futura;

moderna e de dman "puericultura"

per le burdelle, tutt crocerossin

sa l'idea "chiappa più mosch un pissichin

de succre d' na bott de vin".

Ma noiatre hann impost militar cultura

a rigoj de spirit guerrier sensa paura.
Per un po' sol fregnacc ho sentitt;
per non dventà fregnon me so insorditt
Un sacch de fastidi m' ha datt la sgrigna
men pegg de rott e de spandisc’re; la tigna
mutav' a rabbia da schiatè, mordev el vent
perchè dentra m'armanessa gnent.

 

Per l'infinita manzoniana circospesion

mej un tantin d'esagerasion

d' na mulicca in men d'educasion.

Dl'umana rettitudin per signoril diffidensa

se convinc che in fond in fond ste Garibaldi

en ha bona reputasion: rivoltos, ribaldi;

ma 'l papa Roma è pront a rubà,

de chiopp un regn inter è bon a regalà.

Osservat ascoltat paragonat pensat è ossequient

prostrarsi sa rispetto deferent;

prima de chiamall "duce" [17] fors era prudent

volè pió alt ed invocall più degnament.

Nel "Cinque maggio" è esaltat

Napoleon Prim defunt, non più insediat

tl' alta catassa de mort amassat.

Passata la paura, sparit la tremarella

beatissim prudent artrova la favella:

el "ver storich" [18] en ha tla ment:

ne fa sol un redent.

 

Sbava Manzoni pe 'l godiment
trasformand nobil spagnol in firmament.
D'Alighieri e de Boccaccio fa finta de scordass
e sa 'n amicch ha bsogn de sfogass
[19]:
 

en po' la "moltitudine" "erudir" dell'itale genti
troppi èn i "frammenti",
poi c'è pigrisia, c'è quasi general ignoransa;
la lingua scritta è quasi lingua morta, fors sensa speransa
El prim a piagna l'insucces è propri ló campion
prevident ventun' ann prima dla publicasion.
Fals' umiltà che non 'i dà onor;
comoda precausion l'anonim autor
contr' error lacun imprecision;
priv de scrupol usa l'invension
per esaltà sensa pudor sensa ritegn
la propria zelant ricerca a sostegn
dl' "eroica fatica"
[20] el su' lavor,
sa 'l magon de non trovè i lettor.
L'Illuminat, el sapient, el dott
fann gran rumor, com un tòn, un bòtt:
"Noi non intendiamo di dar giudizi:
ci basta d'aver dei fatti da raccontare"
[21]
ovvero

è di Manzoni Alessandro, prudent dalla longa vista,

la più bassa volgar meschina, la più trista

definision dla profession "cronista".

L'hann mess president dla commission

per fè dla lingua italiana l'unificasion.

Se pò ben  dì, ch' èn poch le pagin sensa corresion

per dè ma molt su' parol significat,

e potè cambiè quel da ló sbajat.

Un par d'esempi più che sufficient

per dimostra ch'è tutt da rida com president.

Don Rodrigo morente tra i monatti

"cadde tutt'a un tratto rifinito e stupido... "[22]

"... a veder con gli occhi quella conversazione così animata

a sentir con gli orecchi quei racconti... "[23]

Incert timid pauros,

'i piacen le parentes fastidios,

noiosa singariccia tel cervell,

ossessionant, che non se ferm' unvèll.

Sempre titubant dubbios

per quasi vent'ann è timoros

d'essa "IO" o invec "NOI";

en ha decis manca se scriva poi

castigo o gastigo ed altr' ancor

e se punisc dventand el tribolat tentennator.

Predica sempre prudenza, adattament;

en capisc el minim popolar coinvolgiment;

del piccol tumult fa sol confusion;

sol briachi l'offes l'umiliat l'irritat.

La sofferensa de chiatre el su' strument

per lascià memoria de sè del su' attaccament.

Difenda un oppress da un potent

per lo è verament

"un comprarsi gl'impicci a contanti" [24]

"un voler raddrizzar le gambe ai cani" [25].

Un'asion per arcnoscia i galantom:

"Quelli che hanno da consegnare

una coltellata a uno, lo vanno ad aspettar

fuori e lontano dall'osteria" [26].

Sue "sentenze" morali:

"Il coraggio uno non se lo può dare" [27]

"... e io non saprei cosa dire.

la patria è dove si sta bene" [28].

 

El scriv spontaneament,

el grid fortement:

vers "sor Lisander", Sandron, Sandrin, Sandracc

i' so'

convintament

completament

irriverent.

 

****

 

A scola so' pasat sensa panscion;

m'hann dat el diploma, scrutinat,

c'era la guerra [29]: er abil arruolat.

L'incub dl'esam segn ha lasciat:

anch' ogg, ogni tant, ne pagh la tension.

Ho imparat a odià

retorica ipocrisia malignità;

ho imparat a odià

'na persona sa ste schif de qualità:

fràida dentra, el diceva 'l grugn;

"che possa gì tl' inferne a roda i ugn":

'i ho scajat adoss tant volt rabbiosament.

Adess imprech contra 'l ricord, quand m'artrova,

per quella ch'ogni volta sper ultima prova,

tel pió malmconc desolat post

sa la galaverna anca d'agost.

    

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[1] Franco  Mazzini - I  mattoni  e  le  pietre  di  Urbino - Argalia  Editore - Urbino - 1982 - Pag.11.

[2]  Leonardo  Benevolo  e  Paolo  Boninsegna - Le  città  nella  storia  d'Italia Urbino - Ed. Laterza  - Roma - 1986 - Pagg. 1, 6.

[3]  Alceste  Santini  - Dizionario  dei  Papi  e  del  Papato -   ElleU Multimedia -  Roma - 2000 - Pagg. 252, 253.

[4]  Franco Mazzini - I mattoni e le pietre di Urbino - Argalia Editore - Urbino - 1987.  Pag.  20.

[5] n.r. - Francesco Saverio Gianotti, come altri scrittori dialettali riportati nelle nostre pubblicazioni,  dimostra una forte nostalgia del passato. Tuttavia esamina il suo passato con occhio molto critico e prende dura posizione contro i falsi moralismi, i luoghi comuni, l'educazione alla rassegnazione,....  Questa raccolta di poesie del Gianotti, dedicate alla educazione scolastica di oltre mezzo secolo fa, evidenziano appunto come i classici presi a modello nella didattica, quali Collodi, De Amicis, Manzoni, ecc., appartengano al quel mondo antico che secondo l'Autore non solo bisogna dimenticare, ma cancellare dai programmi didattici.

Nelle note (qui non pubblicate) del Gianotti a queste sue poesie, si legge che per il Pinocchio del Collodi è valida l'affermazione di Bertold Brecht: "Quando è abbastanza grande, la stupidità diventa invisibile", definendo la fiaba "una sconnessa farneticante forzata esposizione di eventi immaginari; una confusione di banalità, un guazzabuglio di strani esseri simboli di confusi concetti; una mistura di ignoranza presunzione cattiveria superficialità con qualche fallito tentativo buffonesco e alcuni sprazzi di melenso raziocinio, di rimbambito sentimentalismo...".

Analogamente Gianotti asserisce che una attenta lettura del libro Cuore fa emergere un autore: "senile, querulo, lacrimoso, eccessivamente dedito al sentimentalismo, rassegnato perenne, melenso, senza reazione...".

Sempre secondo Gianotti, il Manzoni rivela la sua assoluta indifferenza per i problemi sociali e vitali del popolo e si serve di “gente meccaniche, e di piccol affare” per lasciare memoria di se stesso e della sua attività storico-letteraria. Manzoni è privo di ogni naturalezza: è quasi sempre un orologiaio che si preoccupa soltanto di sistemare bene ogni rotellina, tutte le piccole viti e le mollettine; ignora completamente il significato ed il valore del tempo preoccupandosi soltanto che l’orologio funzioni bene e alla fine del lavoro gli dia un buon profitto.

[6]    1929

[7]  1931

[8]  1933

[9]  Collodi.Le avventure di Pinocchio.A.Mondadori.Milano.2002

[10]  Edmondo De Amicis.Cuore.Gruppo Ugo Mursia Milano. 1965.

[11]  id. Pag. 100

[12]  id. Pag. 101

[13]  1934 e 1938

[14]  1939

[15]  1936

[16]  1936-39

[17]  Indro Montanelli. L'talia del notabili (1861-1900). Rizzoli Editore. Milano. 1973  Pag. 63

[18]  Alessandro Manzoni. I Promessi Sposi. EDIPEM. Novara. 1973.  Pag. 9.

[19]  id. Pagg. 8, 9

[20]  id. Pag. 18

[21]  id. Pag. 81

[22]  id. Pag. 407

[23]  id. Pag. 461

[24]  id. Pag.   29

[25]  id. Pag.   29

[26]  id. Pag.   97

[27]  id. Pag. 314

[28]  id. Pag. 469

[29]  Dal 10/06/1940

 

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