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VINIA TANCHIS: RACCONTO |
L'OMBRA
RACCONTO DI VINIA TANCHIS
2° PREMIO PER LA NARRATIVA IN LINGUA
ISTITUTO AQUILANO DI ABBRUZZESISTICA E DIALETTOLOGIA
Pubblicato in
NOVANTA9
suppl. al N. 11 Anno VI - Febbraio 2008
Recensione: SENTIMENTI PROFONDI, INNOCENZA CHE INSISTE NEI GESTI, NELLE PAROLE, NEL SILENZIO. L'OMBRA È LA COMPAGNA FEDELE DI OGNI COSA, IL PROCESSO CHE PORTA ALLA LUCE. I GABBIANI NE SONO L'IMMAGINE E IL VOLO IL DESIDERIO SFUMATO. MA I GABBIANI NON SONO FATTI PER LA TERRA DOVE RESTA SOLO CHI NON È CAPACE DI BATTERE LE ALI. AMORE, TENSIONE SPIRITUALE, PROFONDITÀ DELL'ANIMA. TUTTO QUESTO È LA SCRITTURA DI VINIA TANCHIS, PACATA, SCORREVOLE, QUIETA ANCHE SE LA TEMPESTA DEL CUORE FA DA SOTTOFONDO A QUESTO EMPITO MUSICALE.
Scontenta e insoddisfatta, l'ombra si rattrappiva pigramente poco lontano dal suo padrone, ripiegandosi su sé stessa per ritrovare, almeno nel pensiero, i pallidi riflessi del tempo dell'infanzia e della prima giovinezza.
Era nata vent'anni prima, in un paesino sperduto sull'Appennino Marchigiano.
Dapprima non aveva capito che il suo essere sulla terra dipendeva dal fatto che esisteva chi le dava vita e aveva accettato qualsiasi cosa le accadesse, si era persino divertita. Gli anni dell'asilo e poi della scuola elementare erano stati molto sereni e spensierati: andava a scuola tutti i giorni e incontrava tanti compagni e, dopo le lezioni, correva per i prati o, d'estate, al mare o in montagna. L'innata curiosità era uno stimolo incessante ad arricchire il suo bagaglio culturale e la induceva ad osservare con attenzione il mondo che la circondava. Aveva così imparato a riconoscere le cose e le persone e, queste ultime in particolare, esercitavano su di lei un grande fascino. Stava ore e ore a studiarle e analizzare in modo puntiglioso tutte le molteplici sfaccettature del carattere di ciascuna e scopriva sempre qualcosa di nuovo, di imprevisto e imprevedibile che risvegliava il suo interesse. Ma, con l'andar del tempo, quello che prima le era sembrato un gioco coinvolgente e vario, divenne un esercizio meccanico in cui la sua "mente" ormai addestrata catalogava senza sforzo le persone assegnando a ciascuna una tipologia ben precisa. E allora, per la prima volta, le si affacciò il problema dell'autonomia del suo esistere. Pian piano cominciò a comprendere che lei c'era soltanto perché esistevano Giorgio, il suo padrone, e la luce: prese ad aver timore delle tenebre perché esse equivalevano al suo non esistere. Capì che non avrebbe mai potuto fare in modo da evitarle. Mille interrogativi cui non sapeva dare una risposta presero a tormentarla: aveva sentito parlare anche del mondo delle ombre, dove pareva che prima o poi sarebbero finiti tutti gli esseri viventi e si chiedeva se anche lei ci sarebbe andata oppure se Giorgio era già anche lui un'ombra che aveva conservato il corpo. Forse, pensava, dopo la vita sulla terra, avrebbe raggiunto un aldilà speciale per sole ombre, nel quale infine sarebbe stata indipendente e avrebbe potuto agire come le pareva. Per ora le sue grandi nemiche erano le tenebre.
Come, infatti, avrebbe potuto creare un mondo di eterna luce ? Come liberarsi dalla schiavitù di un corpo di cui era costretta a seguire le più piccole movenze? Perché doveva sottostare ai capricci di un ventenne? Non che talvolta non si divertisse anche lei, ma quante volte si annoiava a morte ! La ribellione le cresceva dentro giorno dopo giorno, rinfocolata sempre più dalla consapevolezza di essere incapace di cambiare la propria situazione. Le cose precipitarono quando Giorgio cominciò a frequentare Luisa, una ragazza bella ma assolutamente vuota, che l'ombra non riusciva proprio a sopportare: era davvero noiosa e intollerabile, con tutte le sue arie da figlia di papà! Fu quello il periodo più difficile della sua vita ,durante il quale arrivò addirittura a odiare Giorgio, che si era lasciato stregare da un involucro incantevole ma del tutto privo di contenuto. Nel corso del tempo, lei aveva imparato a tollerare di tutto: gli umori mutevoli del suo padrone, che lo inducevano a compiere le azioni più impensate,come per esempio quella di buttarsi di schianto su un prato schiacciandola senza alcun riguardo o di levarsi in piedi all'improvviso e correre balzelloni tra le rocce dove lei, poveretta, picchiava contro tutte le asperità con non poco danno per la sua fragile consistenza, ma non sapeva tollerare la stupidità e Luisa, ahimé, era proprio stupida. Cercò di stringere amicizia con l'ombra della ragazza ma ben presto si accorse che anch'essa era piena d'arie, viziata e superficiale, esattamente come la sua padrona. Si sentì disperata finché un giorno, finalmente,Giorgio e Luisa litigarono aspramente e ciascuno se ne andò per la sua strada.
E l'ombra gongolò di gioia e prese a guardare il giovane con occhi diversi. E pian piano si adoperò per adattarsi alla vita del suo padrone, a capire il linguaggio del suo corpo ed assecondarlo di buon grado . E se, dapprima, la consapevolezza della sua totale e assoluta dipendenza da Giorgio l'aveva quasi indotta a invocarne addirittura la morte pur di liberarsi, ora capiva che la vita del ragazzo era un dono inestimabile da difendere e conservare.
E non aveva più timore delle tenebre : la notte giaceva con il suo padrone, paga e serena e traboccante di gratitudine. E passarono gli anni e giunse infine il giorno che essa non avrebbe mai più dimenticato. Giorgio aveva lavorato come un pazzo nella canicola estiva e aveva deciso di prendersi finalmente una vacanza trascorrendo il mese di Settembre al mare, tra le rocce della Sardegna. Diceva che Settembre è il mese più bello dell'anno, soprattutto al mare. San Giovanni di Sinis era davvero una località meravigliosa: le dune di sabbia dorata, macchiate qua e là da brevi pennellate del verde spento dell'elicriso, le semplici capanne di bruno falasco che sorgevano come per miracolo tra un incanto rosato di asfodeli e il bianco immacolato dei teneri gigli, un cielo incredibilmente terso, contro il quale si stagliavano le rovine delle civiltà punica e romana che richiamavano la solenne bellezza della antica città di Tharros, e il mare, così limpido e trasparente, che a chiunque vi si specchiasse pareva quasi possibile scorgervi anche l'anima. Tutto era tanto bello e non contaminato che anche l'ombra se ne sentì come purificata. E sulla striscia di spiaggia, attorniata dai gabbiani e come essi vestita di bianco, sedeva una fanciulla. Preso com'era dalla magia del luogo, anche Giorgio si sentiva diverso e stentava a riconoscersi. Si fermò a guardare la ragazza che, nel candore della veste gli parve anch'ella un gabbiano, solo più grande, o un fiore raro e abbacinante. Incantato, le corse accanto e i gabbiani, spaventati, si levarono in volo stridendo e solo uno, più piccolo degli altri, non riuscì a fuggire perchè era ferito. La fanciulla lo prese delicatamente tra le mani e se lo mise in grembo e Giorgio, spinto da un sentimento di pietà, istintivamente allungò la mano e accarezzò con dolcezza l'ala bianca macchiata di sangue. Così, con assoluta naturalezza, anche l'ombra si trovò seduta accanto ad un'altra ombra più piccola e gentile e finalmente si sentì appagata.
Vinia Tanchis
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VINIA TANCHIS: RACCONTO |