RENZO SCOPA

La maschera dell'uomo

 

 

 

Dipinti e opere su carta dal 1950 al 1997

a cura di   FLORIANO DE SANTI

 

sarà presente

Gianni Borgna

Assessore alle Politiche Culturali

del Comune di Roma

 

 

venerdì 15 aprile 2005, ore 18.30

 

Roma, Complesso del Vittoriano

Via S. Pietro in Carcere

 


(a lato: Maschere funebri (partic.) -  1976-77 - tecnica mista su tavola - 55x60 cm - Coll. privata)

 

Enti Promotori:

 

  Provincia di Perugia

  Accademia Raffaello - Urbino

  Comune di Urbino

  Comune Città di Castello

  Provincia di Pesaro-Urbino

   

Enti patrocinatori:

Comune di Roma - Assessorato Politiche Culturali

Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo"

 

Patrocinio e sostegno:

  Regione Umbria

 

 

(dal testo critico del catalogo)

 

Dopo una proficua esperienza incisoria, in cui affiorano nella superficie del foglio schegge di paesaggi sparsi, testimonianze antropomorfe oblique, impronte reticenti che ci insegnano soltanto lo schema fondamentale della visione, la pittura di Scopa - a partire da Frammenti di rocce e Itinerari organici del 1963 - si caratterizza per il vigore espressivo: il pennello spazza lo spazio, lasciando strascichi e schizzi di colore. In questo modo nelle tecniche miste Sigma e Telaio di Andromeda del 1965-66 sembra di assistere ad un work in progress, poiché le tracce potenti della creazione e della distruzione della forma restano sempre visibili, persine) quando l'opera è compiuta.

Del resto, con la suite Deserto umano dello stesso periodo l'artista, fedele alla sua natura schiva e riluttante a concedersi, si raccoglie sempre più nell'isolamento dello studio, erigendo uno spesso muro d'orgoglio e di diffidenza a presidio della sua solitudine. Sul finire del decennio gli ultimi residui nella sintesi informale cedono il passo - nel ciclo Astrazione di folla - all'introduzione di una scrittura pittorica vibrante, fatta di gesti rapidi, di filamenti iconici in cui le figure e le cose rappresentate si scorporano e svaporano in una sostanza immateriale, che in Volti e Figure del 1978 appare come l'eco e il riflesso di certe immagini fuggitive e volanti. In seguito, e prima ancora con la suite Idoli a partire dal 1973, si manifesta un primitivismo surreale nello scambio tra realtà e sogno, e morbidi sfregi di fluido colore, che rinviano alle esperienze della poetica visionaria che corrono dal preromanticismo alle avanguardie storielle. Come documentano le opere del ciclo Nuovo arcaismo del 1983-84 le fonti della ricerca di Scopa si trovano anche nelle mitologie antiche - Oriente. Egitto. America precolombiana - o nell'arte popolare; la sua opera, spesso carica di simbolismo, riporta nei termini dei processi di visualizzazione la pressione misteriosa del mondo psichico.

Nell'ultima stagione, che copre un arco di tempo che va dal 1989 al 1997. lo sgocciolamento del colore pone l'accento sull'atto gestuale del dipingere, sul mezzo d'espressione che cerca di eliminare qualsiasi suggestione fenomenica per evidenziare sul cartoncino e sulla tavola le realtà essenziali del colore e i movimenti complessi o decisivi del dramma creativo. Un tema ricorrente, nella diversità delle singole composizioni, sembra essere quello della Crocifissione: metafora universale del dolore dell'uomo che la violenza dei nostri tempi - da Auschwitz a Hiroshima - ha reso più vicino e attuale.