Una mostra a Cagliari

con presentazione di Cesare Protetty

 

 

Odore di Urbino. Non si può definire, si può solo sentire. Viene dai «tondi» di un artista che si chiama Bramante Busignani, incisore.  È un odore che attira, se in una settimana quasi tutta Cagliari ha annusato tele e acqueforti appesi alle pareti di una galleria d'arte che sembrava non avesse pareti. Forza delle acque-forti di Busignani, dei suoi oblò su una realtà che è sogno, vagheggiamento di una rinascenza che forse non tornerà più. Busignani è descrittivo, illustrativo. Qualcuno dice anche troppo. Forse gli hanno tarpato le ali quando hanno accusato di irriverenza una sua magistrale crocifissione. Un Cristo campagnolo, con due grosse mani da lavoratore, sformato dalla tortura, appeso ad una croce che non c'è, ma s'indovina. E sotto, ai lati, due Marie nerborute, squassate dalle molte gravidanze, straziate e imbruttite da un immenso dolore.  I Cristi, purtroppo, piacciono solo se sono degli Alain Delon della Croce, con un corpo da atleta e un viso, magari sofferente, ma sempre imbellettato.  Cosi Busignani ha lasciato in pace i Cristi e si è dato al bucolico, al naturalistico, al paesaggistico.  Niente più drammaticità, che è in fondo al di fuori del suo carattere pacato, ma solo tanta malinconia.

Una soffusa tristezza è la caratteristica dominante del Busignani attuale: un sentimento e uno stato d'animo che la lastra di zinco incisa sa rendere incomparabilmente, sempre che sia lavorata da chi delle morsure e dell'acido nitrico ha fatto il companatico del proprio pane quotidiano.  Incisori non si improvvisa.  Busignani è uno dei pochi artisti che viene dalla scuola, che ha seguito umilmente le orme dei suoi maestri fino a quando si è accorto di sapere camminare da solo.  E la scuola di Busignani è stata la migliore possibile: l'istituto d'Arte di Urbino, quella che ha sfornato talenti indiscuti­bili come Fiume, Ciarocchi, ecc.. Busignani è padrone di una tecnica formi­dabile: è riuscito a dare colore al bianco e nero. I suoi tratti sulla lastra di zinco sono ragionati e spontanei, ogni sua forma è classica e originale insieme.  Busigani ha portato per la prima volta in Sardegna immagini che insistono su uno circolare. Le figure balzano fuori con forza, fanno intuire una grandezza nascosta, uno sviluppo vitale. Busignani presenta alla Galleria Simula, (la mostra si chiuderà sabato- tre tipi fondamentali di acqueforti: una serie di lavori tradizionali, più per la forma che per il contenuto (la ballerina su una ribalta spenta ne è l'esempio più riuscito-, una sostanziosa serie di «tondi» da soggetto vario, ma prevalentemente paesaggistico e naturalistico (Cavalli, scorci di Urbino, ecc.-, e un gruppo di acqueforti colorate appena da uno sfondo a tempera.  È il caso della «Malinconia» che illustra questa pagina, un soggetto ricco di elementi intraducibili e molto caro all'autore.

I sardi, in un primo tempo scettici sul bianco e nero si sono ora avvicinati con interesse a questa forma espressiva ricchissima. Il successo della mostra di Busignani, soprattutto nel settore delle acque-forti, sta a dimostrare questo affinamento del gusto, avvenuto anche per opera di questo artista urbinate, ormai, come molti continentali, definitivamente trapiantato in Sardegna. D'al­tra parte la Sardegna ha influito sulla tematica artistica e sulla tecnica di Busignani. Si è trattato di una osmosi ben riuscita. Busignani infatti, pur non tradendo la sua fede nella funzionalità del puro segno, è infatti approdato al colore, alla pittura.  Il mare, della Sardegna, ha convinto questo profeta del bianco e nero ad una parentesi cromatica attraverso l'esperienza nel dipinto ad olio.

E si tratta, bisogna riconoscerlo, di una esperienza riuscita.  Busignani ha fuso nei suoi quadri il filone trecentesco di Piero della Francesca e l'esperienza moderna di Modigliani e Morandi. Forse attratti da una tematica familiare, da un'espressione d'arte non traumatizzante, i cagliaritani hanno così scoperto un artista di talento: Bramante Busignani, incisore.

Cesare Protetty